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Come sembrò attuarsi il programma moderato all’inizio della I guerra d’indipendenza e come fallì?

Non appena Carlo Alberto ebbe dichiarato guerra all’Austria, da tutte le parti d’Italia cominciarono ad accorrere volontari fra il generale entusiasmo.
Costretti dalle manifestazioni di popolo, i principi costituzionali Pio IX, Leopoldo II e Ferdinando II dovettero lasciar partire non solo corpi di volontari, ma anche truppe regolari.

Le milizie romane erano al comando del Generale Durando, i volontari toscani erano in gran parte studenti e professori dell’Università di Pisa, i napoletani venivano condotti dal vecchio generale Guglielmo Pepe.
Fu allora che sembrarono attuarsi i programmi del Gioberti e del Balbo: dopo aver concesso riforme e costituzioni i principi italiani, e in primo luogo il Papa, si univano portando aiuto ai Savoia nella lotta per l’indipendenza all’Austria.

Ma i fatti delusero ben presto le speranze dei moderati: gli altri principi italiani guardavano con diffidenza agli ingrandimenti territoriali dei Savoia e avevano mandato aiuto solo costretti dalle circostanze; il pontefice poi, minacciato dall’Austria di uno scisma religioso, comprese di essersi posto in una situazione insostenibile quale Capo supremo del cattolicesimo, e nell’allocuzione del 29 aprile dichiarò di ritirarsi dalla guerra e richiamò le truppe.

Poco dopo, nel maggio, anche il re di Napoli, che era riuscito ad imporsi con la forza ai liberali ed a sciogliere le Camere, abolendo di fatto il regime costituzionale, ordinò alle sue truppe di rientrare.

Ormai l’idea della guerra federalista era crollata e il programma neoguelfo era completamente fallito.

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