Gli Stati Uniti d’America dimostrarono di essere la nuova grande potenza mondiale.
Il loro intervento nel conflitto era stato decisivo per la vittoria degli Stati dell’Intesa.
Non avevano subito distruzioni sul loro territorio.
Le esportazioni erano cresciute a ritmo sostenuto e la bilancia commerciale statunitense era molto attiva.
Gli Stati Uniti avevano inoltre fatto ingenti prestiti a tutti i paesi europei alleati ed erano diventati il perno del sistema finanziario internazionale.
Nelle elezioni presidenziali del 1920 vinsero i repubblicani, i quali:
• Attuarono una politica estera “isolazionista”, di disimpegno dalle vicende internazionali;
• Attuarono provvedimenti protezionistici;
• Valorizzarono il mercato;
• Disattivarono le norme anti-trust.
Gli anni Venti furono per gli USA un periodo di rapida crescita produttiva, favorita dal basso costo del denaro, che contribuì anche alla straordinaria crescita del mercato azionario.

Nell’ottobre 1929 le quotazioni azionarie calarono, e si scatenò il panico: iniziò la Grande Crisi.
Numerose imprese e banche fallirono.
La disoccupazione aumentò vertiginosamente.
Nel 1933 il presidente democratico Roosvelt avviò il New Deal.
Attuò interventi per controllare il settore bancario ed il mercato azionario, per abbassare il costo del denaro, per ricostituire il potere d’acquisto della popolazione.
Aumentò, quindi, la spesa pubblica, realizzò lavori che impegnarono molta manodopera, concesse prestiti e finanziamenti.
La crisi portò all’attribuzione di maggiori poteri allo Stato nel governo dell’economia, non solo degli Stati Uniti, ma anche dell’Europa.

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