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I primi anni della restaurazione

L’Europa che uscì dal congresso di Vienna ricalcando la carta politica europea prima degli sconvolgimenti napoleonici presentava una serie di cambiamenti:
▪ l’Austria riebbe tutti gli antichi possedimenti ad eccezione del Belgio ceduto all’Olanda. Inoltre ebbe il territorio dell’antica Repubblica di Venezia scomparsa nel 1797.
L’imperatore d’Austria ebbe anche la presidenza della confederazione germanica ( che raccoglieva l’antica eredità del sacro romano impero), i cui membri costituiti dagli stati tedeschi vennero ridotti da più di trecento a poche decine, tramite un cospicuo consolidamento dei territori.
▪ l’Inghilterra non avanzò rivendicazioni territoriali in Europa ma conservò le conquiste coloniali derivate dalle guerre napoleoniche come i territori di Ceylon ed il Sud Africa che erano stati olandesi.

▪ la Prussia si ingrandì a spese di parte della Sassonia e di qualche territorio sulle rive del Reno.
▪ la Russia ottenne gran parte della Polonia che costituì un regno autonomo in unione personale sotto lo zar , proclamatosi re costituzionale del paese. La Russia ottenne inoltre la Finlandia (ex svedese) e la Bessarabia (ex turca) .
▪ la Francia ricostituita in regno sotto Luigi XVIII perse le conquiste di Napoleone ritornando ai suoi confini del 1789;
▪ l’Olanda venne fusa con i Paesi Bassi ex austriaci assumendo il nome di Regno dei Paesi Bassi con a capo Guglielmo d’Orange.
- l’Italia divisa in diversi stati tornava pressappoco nelle condizioni precedenti il 1789 sotto le antiche dinastie. Scompariva la Repubblica di Genova ed anche la Repubblica di Venezia.

    - Il lombardo-veneto (con Venezia) tornò all’Austria e venne amministrato da un viceré;
    - il Regno di Sardegna fu assegnato a Vittorio Emanuele I e venne ingrandito con i territori dell’ex Repubblica di Genova;
    - il Granducato di Toscana fu assegnato a Ferdinando III d’asburgo-lorena ;
    - il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla fu attribuito a Maria Luisa d’Austria;
    - il Ducato di Modena e Reggio fu assegnato a Francesco IV d’este;
    - lo Stato pontificio rimaneva sotto il controllo del papato con Pio VII;
    - il Regno delle due Sicilie (ex Regno di Napoli) continuò ad essere retto da un borbone, Ferdinando I (già Ferdinando IV).

    In Francia Luigi XVIII svolse un’azione moderatrice: non revocò le confische rivoluzionarie ai danni della nobiltà, né abrogò il codice napoleonico.
    Il re rimaneva, in teoria, assoluto ed irresponsabile e la carta costituzionale in quanto concessa (octroyee) dallo stesso, poteva presumibilmente essere abolita.

    In pratica però vennero stabilite delle istituzioni rappresentative ma il corpo elettorale era molto ristretto.
    Contro il regime di Luigi XVIII cominciarono a tramare i sostenitori più oltranzisti della monarchia (più realisti del re).

    In Austria la restaurazione assunse le forme della repressione più aspra. Meternich si servì dell’apparato burocratico e poliziesco per ripristinare l’autorità assoluta dell’imperatore e schiacciare ogni velleità autonomistica delle diverse etnie dell’impero.

    Nella Confederazione germanica ed in Prussia furono aboliti tutti gli ordinamenti costituzionali introdotti precedentemente dai francesi.

    In Russia il misticismo di Alessandro I si tradusse in metodi dispotici e fu uno dei principali sostenitori della politica d’intervento contro i rivoluzionari europei.

    In Inghilterra il potere fu inizialmente dei tories più conservatori guidati da Castlereagh.
    I whigs erano più vicini alle classi borghesi.
    Anche l’Inghilterra fu percorsa da una ventata repressiva e, per fronteggiare le lotte operaie (inasprite dalla carestia che colpì in quegli anni l’Europa) venne sospeso nel 1816 l’habeas corpus act.
    Con l’avvento al potere dei tories più liberali, l’”habeas corpus” fu ripristinato e l’Inghilterra prese le distanze dalle politiche repressive degli stati della santa alleanza.

    In Italia soprattutto dopo i moti del 1820-21, la restaurazione fu condotta con particolare severità non solo nel lombardo-veneto.
    Nel Regno di Sardegna furono cancellate le innovazioni napoleoniche.
    Nello Stato pontificio la situazione peggiorò nonostante alcuni tentativi innovativi del card. Consalvi.

    Nel Regno delle 2 Sicilie prese piede una feroce persecuzione poliziesca.

    Le sette segrete.
    Nelle monarchie restaurate era vietato ogni tipo di organizzazione politica suscettibile di mettere in pericolo l’ordine costituito.
    Gli oppositori si riunirono in societa’ segrete il cui elemento caratterizzante era la volontà di lotta contro il dispotismo.
    La più antica società segreta era la massoneria. Ma in questo periodo nacquero anche sette società minori come l’eteria in Grecia. La più importante società segreta italiana era la carboneria (il nome era tale perché i rituali di iniziazione a tale setta segreta prendevano origine dal mestiere dei carbonari).
    Per garantire la sicurezza dei membri, l’organizzazione della carboneria era segreta. Le sette segrete svolsero un ruolo predominante nello scoppio dei moti del 1820-1821 e del 1830-31.
    I moti però fallirono sia per la mancanza di un organico programma politico che per l’inesistenza di un saldo apparato organizzativo. Ciò segnò poi una battuta d’arresto per il fenomeno delle associazioni segrete.

    Il concerto delle potenze è il principio teorico della restaurazione riproponentesi di ristabilire l’equilibrio politico e territoriale tra le grandi potenze.

    I moti rivoluzionari degli anni ’20.

    Negli anni intorno al 1820, quasi tutti i paesi europei superata la crisi economica attraversarono un delicato momento politico.
    Crisi economica: quasi tutti gli stati europei conobbero un periodo di gravi difficoltà economiche. In particolare caratterizzata da una grande carestia tra il 1816 ed il 1818. La crisi colpì anche il settore industriale inglese per l’impossibilità dei mercati di assorbire la produzione tessile.

    Le societa’ segrete, come la carboneria svolsero un’intensa attività cospirativa preparando lo scoppio dei moti del 1820-21 interpreti delle classi borghesi.

    In Germania l’azione preventiva dei sovrani consentirono di esercitare una decisa pressione reazionaria che stroncò ogni minaccia rivoluzionaria già nel 1820.
    In Francia la situazione fu complicata dall’aggressività della maggioranza conservatrice “ultrarealista” formatasi alla camera con le elezioni del 1815. Il re sciolse la camera ed indisse nuove elezioni che portarono ad una maggioranza moderata. La costituzione concessa (octroyèè) dal sovrano francese consentì una moderata opposizione liberale anche se bonapartisti e repubblicani furono messi al bando.
    Il clima relativamente disteso fu funestato dall’assassinio dell’erede al trono, Duca di Berry, nel febbraio 1820.
    Il fallimento dei tentativi rivoluzionari dell’agosto 1820 portò alla formazione di un governo conservatore che però riprese il programma degli ultrarealisti.

    In Inghilterra ai fermenti sociali connessi con l’industrializzazione del paese si accompagnarono i problemi relativi alla riforma del sistema elettorale. Il sistema basato sul censo attribuiva forte influenza politica ai maggiori produttori terrieri con scontento delle classi borghesi. Nel 1819 si ebbe l’emanazione dei six acts, le sei leggi che limitarono le tradizionali libertà britanniche e l’attività sindacale.

    La rivoluzione in Spagna.
    Anche in Spagna la restaurazione aveva provocato un diffuso malcontento.

    La penetrazione delle società segrete nell’esercito causarono l’appoggio di parte dell’esercito a tale malcontento.
    Per riportare le colonie d’America (che si erano ribellate durante il regno di Giuseppe Bonaparte) sotto la sovranità spagnola si era deciso di inviare una spedizione militare con punto di concentrazione a cadice. Tali soldati in attesa dell’imbarco si ribellarono il 1 gennaio 1820. Si unirono ad esse le forze liberali che richiesero il ripristino della costituzione del 1812.
    L’agitazione fece sì che Ferdinando VII ripristinò la costituzione del 1812 che prevedeva il suffragio universale, e a convocare le cortes (il parlamento); ma entro i rivoltosi si giunse al conflitto tra moderati e radicali.

    Questo clima rivoluzionario si diffuse ben presto in tutt’Europa.
    L’indecisione della santa alleanza che non intervenne prontamente a reprimere i fermenti nazionalistici, incoraggiò i liberali europei a passare all’azione seguendo l’esempio spagnolo nel tentativo di abbattere la restaurazione.

    I moti in Italia.
    Le prime rivolte in Italia scoppiarono nel Regno delle 2 Sicilie e successivamente nella Lombardia austriaca e nel Regno di Sardegna.

    Nel Regno delle due Sicilie la rivolta scoppiò nella caserma di Nola il 1 luglio 1820 per iniziativa degli ufficiali Morelli e Silvati, affiliati alla carboneria. Inneggiando alla costituzione spagnola ripristinata nel 1820 si diressero a Napoli. A seguito di ciò il 13 luglio 1820 il figlio Francesco vicario ad interim promulgò la costituzione.
    Però i moti del Regno delle 2 Sicilie si caratterizzarono da conflittualità interna tra moderati e liberal-democratici.

    La Lombardia – le rivoluzioni in Spagna ed a Napoli diedero forza anche ai liberali lombardi che organizzarono un movimento di opposizione all’Austria.
    Pietro Maroncelli e Silvio Pellico scoperti nel 1821 furono condannati allo spielberg.
    Anche la congiura diretta da Federico Confalonieri appartenenti ai federati, fu scoperta ed egli pure fu incarcerato.

    Moti nel Regno di Sardegna.
    I federati del Piemonte, liberali, cercarono di costituire uno stato costituzionale ed inoltre progettarono di intervenire in Lombardia a sostegno di una progettata rivoluzione anti-austriaca.
    10 marzo 1821 – insorge la guarnigione di Alessandria. Si unirono i liberali come Santorre di Santarosa e Cesare Balbo. Il re Vittorio Emanuele I abdicò in favore del fratello Carlo che essendo assente permise la reggenza di Carlo Alberto erede presuntivo.
    Quando gli fu affidata la reggenza, Carlo Alberto concesse la costituzione, subordinatamente all'approvazione del re (13 marzo 1821).
    Carlo però sconfessò il nipote e gli ordinò di raggiungerlo a Novara.

    La reazione.
    Nel novembre 1820 Metternich aveva convocato le grandi potenze al congresso di Troppau. Nel corso del congresso, d’accordo con Russia e Prussia, egli impose il principio di intervenire negli stati dove si erano avute rivoluzioni. Francia ed Inghilterra però rifiutarono di intervenire.

    Alla fine di marzo 1821 gli austriaci entrarono a Napoli: venne restaurato l’assolutismo borbonico.
    Subito dopo gli austriaci chiamati da Carlo invasero il Piemonte ristabilendo l’ordine nel Regno di Sardegna.
    Con ciò in Italia si rafforzò ulteriormente il dominio austriaco.

    Col congresso di Verona del 1822 le armate francesi si accollarono il compito di abbattere il regime costituzionale spagnolo. Il 23 agosto 1823 cadde la fortezza del trocadero dove si erano asserragliati gli ultimi ribelli spagnoli.

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