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I socialisti e la Prima internazionale

In realtà, tutta la storia del movimento socialista è attraversata da dibattiti e conflitti, talora anche aspri, sul concreto significato da attribuire, nella lotta politica, a termini quali "giustizia sociale", "uguaglianza", "lotta di classe", "rivoluzione". Tali dibattiti attraversarono sia i partiti socialisti nazionali, sia l'organizzazione internazionale che a più riprese il movimento operaio tentò di costruire, nella convinzione che quanto più il capitalismo andava diffondendosi a livello mondiale, tanto più la lotta per l'emancipazione operaia dovesse coordinarsi fra i diversi paesi. L'ideale internazionalista, efficacemente riassunto nella celebre parola d'ordine Proletari di tutto il mondo, unitevi!, indusse Karl Marx e il suo collaboratore e amico Friedrich Engles a costituire nel 1864 l'Associazione internazionale dei lavoratori (detta in seguito "Prima internazionale", per distinguerla dalle successive), con l'obiettivo di coordinare a livello mondiale le iniziative del movimento operaio e di favorirne la diffusione in ogni paese. Emerse tuttavia ben presto che i rappresentanti delle diverse organizzazione facenti parte dell'Internazionale divergevano sulla linea politica da seguire. Alcuni, sotto la guida di Marx, ritenevano che si dovesse lottare per migliori condizioni di lavoro e per il suffragio universale. Altri invece, come i riformisti inglesi e l'italiano G.Mazzini, negavano che fra proletariato e borghesia esistesse un conflitto risolubile con la rivoluzione proletaria, e pensavano che il movimento operaio dovesse battersi per ottenere miglioramenti economici e l'estensione dei diritti politici, senza mettere in discussione la proprietà privata dei mezzi di produzione.

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