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La prima guerra mondiale - 1° parte

Le origini del 1° conflitto
L’attraversamento del Belgio concepito dal piano Schlieffen aveva elementi di debolezza:
1. presupponeva una gravissima violazione di accordi internazionali ed il disprezzo per trattati sottoscritti dalla Germania;
2. avrebbe provocato la reazione negativa della Gran Bretagna allorchè le coste del Belgio fossero cadute in mano tedesca.
Perciò se il piano fosse stato adottato, la politica estera tedesca avrebbe dovuto necessariamente volgersi alla gestione di buone relazioni con l’Inghilterra: seguendo le decisioni adottate da Bismarck nel 1878 (congresso di Berlino). Infatti, la Gran Bretagna non cogliendo nell’atteggiamento tedesco alcun pericolo per i propri interessi avrebbe potuto rimanere neutrale e di fronte all’occupazione del Belgio avrebbe probabilmente messo in atto una semplice protesta formale.

Invece nei 15 anni che precedettero lo scoppio della guerra, guidata dal kaiser Guglielmo II, il reich manifestò una politica ostile riguardo alla Gran Bretagna. Quest’ultima addirittura arrivò a ritenere l’impero tedesco proprio il più pericoloso rivale. In particolare, a partire dal 1898, la Germania cominciò a costruire una flotta di navi da guerra capace sempre più di lottare con quella britannica, che era la più numerosa e potente del mondo.
Alla sfida lanciata dalla Germania nel 1906 cominciò a rispondere il Regno Unito mettendo in cantiere le nuove corazzate classe “dreadnoughts”: esse avevano una stazza di almeno 25.000 tons , e 10 pezzi da 30 e 38 centimetri. Per non rimanere indietro nella forsennata corsa agli armamenti, allora, anche la Germania programmò il varo di quattro “dreadnoughts” ogni anno, tra il 1908 ed il 1912.
Sul piano politico, la scelta del riarmo navale tedesco produsse l’avvicinamento dell’Inghilterra ai nemici della Germania:
- nel 1904 Francia ed Inghilterra si accordarono sulle rispettive zone di influenza in Africa e stringono l’entente cordiale;
- nel 1907 l’Inghilterra raggiunse un accordo con la Russia sui territori contesi tra i due imperi, Persia, Afghanistan, territori tra l’Asia centrale russa ed i confini settentrionali dell’impero indiano.

L’Inghilterra non stipulò alcun accordo militare né con Francia né con Russia ma queste tre potenze erano convinte che la Germania fosse un potenziale nemico.

La politica di potenza tedesca
Quali motivi spinsero i tedeschi a sostenere il riarmo navale?

1. alcuni gruppi industriali, legati alla produzione dell’acciaio, ottennero profitti altissimi dalla costruzione della flotta.
2. non tutti i capitalisti tedeschi furono favorevoli al riarmo navale: in particolare, manifestarono l’avversità a tale decisione molte importanti compagnie marittime che operavano nel commercio internazionale come il dirigente dell’AEG, Walther Rathenau. L’AEG intorno al 1903 era il più potente complesso industriale, a livello mondiale, nella produzione dell’energia elettrica.
Walther Rathenau manifestò critiche nei confronti della struttura sociale della Germania del suo tempo, propose maggior democrazia e la fine del monopolio delle cariche pubbliche detenuto dagli Junker e sostenne che la politica di riarmo navale avrebbe portato allo scontro con la Germania. Inoltre – il modello di gestione centralizzata delle risorse introdotto da Rathenau nella Germania degli anni di guerra, verrà preso in considerazione da Lenin, che vide in esso la fase suprema dello sviluppo capitalistico. Dopo la guerra, Rathenau divenne ministro degli esteri e promosse un fecondo rapporto di collaborazione tra la Germania e l’Unione Sovietica.

All’inizio del novecento la possibilità di conquistare colonie si era praticamente esaurita e ciò obbligava alla ricerca di altre manifestazioni di potenza e di prestigio. La flotta da guerra potrebbe essere letta come mezzo di manifestare la forza e la grandezza della nazione tedesca.
Le elite dirigenti di quasi tutti gli stati europei ragionavano in termini darwiniani e concepivano la politica come una giungla in cui ogni nazione lottava per la propria supremazia.

Il ministro della marina tedesco Alfred Tirpitz fu l’artefice ed il persuasore dell’opinione pubblica tedesca, tramite la propaganda, del riarmo navale tedesco; la flotta, nella sua visione strategica doveva servire come arma di pressione per convincere l’Inghilterra, pena l’annientamento, a stabilire rapporti non ostili alla potenza tedesca.

I Balcani
A seguito del sistema di alleanze che si era venuto configurando, qualunque conflitto regionale fosse scoppiato in Europa rischiava di degenerare subito in uno scontro generalizzato di vastissime dimensioni.
Nei Balcani, tra i principali elementi di perturbazione, vi era senza dubbio il regno di Serbia. La Serbia, che aveva ottenuto l’indipendenza piena al congresso di Berlino, desiderava allargare i propri confini e sperava di costruire uno stato nazionale comprendente tutti i popoli jugoslavi (= slavi del sud) ed in particolare sloveni, croati, bosniaci che si trovavano, invece, sotto il potere dell’Austria-Ungheria.

1902 – Italia e Francia raggiungono un accordo diplomatico secondo cui in caso di occupazione francese del Marocco gli italiani non avrebbero avuto alcun ostacolo da parte francese riguardo all’occupazione della Libia.
L’Italia aveva aderito nel 1882 alla triplice alleanza per evitare che la Francia occupasse l’intera costa settentrionale dell’Africa ma, trovandosi la strada libera per l’intervento in Libia non aveva più motivi per restare legata ad un patto difensivo antifrancese.
1911 – la Francia impone la propria egemonia in Marocco; l’Italia interviene poco dopo in Libia aprendo il conflitto italo-turco (1911-1912).
1912 – aprofittando della situazione bellica Serbia, Grecia, Montenegro e Bulgaria (quest’ultima indipendente dal 1908) aprono le ostilità contro l’impero ottomano (1^ guerra balcanica) e lo obbligano, a seguito degli accordi di Londra, alla cessione della Macedonia e ad abbandonare quasi completamente il territorio europeo.

Austria-Ungheria ed Italia istituiscono il piccolo stato d’Albania per non permettere l’accesso all’adriatico alla Serbia.
1913 – la Bulgaria, insoddisfatta della spartizione territoriale fra i vincitori, inizia la 2^ guerra balcanica attaccando la Serbia. Quest’ultima trova come alleati la Grecia, il Montenegro, la Romania e la Turchia. I bulgari sono sconfitti e, a seguito del trattato di pace di Bucarest, perdono Salonicco e la costa macedone a vantaggio della Grecia.

1913 – i rapporti fra Serbia e Austria-Ungheria si fecero sempre più tesi. Belgrado aspirava a ottenere lo stato albanese e, soprattutto, a liberare i territori slavi sotto dominio austriaco mentre Vienna voleva dare una severa lezione ai serbi.

L’attentato di Sarajevo
Sarajevo – 28 giugno 1914 – nel capoluogo della Bosnia-Erzegovina, annessa all’impero austro-ungarico nel 1908, nello stesso anno in cui la Bulgaria ottiene la completa indipendenza dai turchi, un terrorista serbo-bosniaco di 19 anni, Gavrilo Princip, uccise l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando erede designato al trono imperiale. Dietro all’attentato stava una vasta cospirazione di un gruppo nazionalista denominato “giovane bosnia”. Il 28 giugno nel mondo serbo è legato ad un evento luttuoso: la disfatta delle forze ortodosse al campo dei Merli, nel Kossovo, nel 1349, da parte degli ottomani. La sconfitta nel Kossovo, nel 1349, aveva comportato per la Serbia secoli di dominio turco ma, l’uccisione dell’arciduca avrebbe dovuto significare l’inizio del riscatto degli slavi del sud dalla dominazione straniera ed il risorgimento serbo.

Inoltre, la “giovane bosnia” aveva legami con un’altra associazione nazionalista detta “unione o morte”, fondata dal colonnello Dragutin Dimitrevic, capo dei servizi segreti dell’esercito serbo. Dimitrevic aveva costituito una vasta rete di simpatizzanti che prestavano servizio anche entro le forze armate e nell’apparato statale serbo. E’ possibile che alti esponenti dell’amministrazione e dell’esercito di Belgrado fossero a conoscenza del progetto di attentato da realizzarsi il 28 giugno 1914.
Il governo austro-ungarico ritenne che la responsabilità degli avvenimenti dovesse essere addebitata, a causa dell’atteggiamento antiaustriaco e nazionalista, allo Stato serbo. I governanti austro-ungarici erano consapevoli che, in caso di conflitto, la Serbia avrebbe trovato aiuto nella Russia e che, di seguito, la guerra si sarebbe trasformata ben presto in un conflitto esteso a tutte le potenze europee.

5 luglio 1914 – il governo imperiale si consulta con quello tedesco; quest’ultimo assicura il suo appoggio all’Austria-Ungheria in caso di intervento russo.
I tedeschi erano consapevoli che lo scontro con la Russia avrebbe comportato la guerra anche con la Francia ma puntavano sull’efficacia del “piano Schlieffen” e nella rapidità della vittoria.

23 luglio 1914 – il governo di Vienna rivolge un ultimatum pesante e categorico al governo di Belgrado che avrebbe dovuto rispondere entro 48 ore. Le richieste austriache erano numerose ed umilianti. In particolare la Serbia:
▪ avrebbe dovuto vietare la propaganda anti-austriaca nelle scuole e nell’esercito;
▪ licenziare funzionari o ufficiali con sentimenti antiaustriaci;
▪ avrebbe dovuto istituire una commissione d’inchiesta per far luce sull’attentato;
▪ avrebbe dovuto accettare che delegati austriaci avessero partecipato ai lavori di tale commissione.
25 luglio 1914 – nella risposta a Vienna, quest’ultimo fu l’unico punto dell’ultimatum che il governo di belgrado non accolse. La partecipazione di delegati austriaci alla commissione d’inchiesta appariva come un’intromissione nella vita politica serba ed una violazione della sovranità e dell’indipendenza dello Stato.
28 luglio 1914 – il governo serbo riceve una formale dichiarazione di guerra.
Tutti i governi ritennero che la mancata mobilitazione dell’esercito fosse interpretata dai nemici come un gesto di debolezza. I governi tedesco ed austriaco, inoltre, ritennero che la guerra, qualora fosse davvero scoppiata, sarebbe stata breve. Inoltre tutti i governi affermarono di agire per legittima difesa senza rendersi conto che, in tal modo, il meccanismo complessivo era assolutamente privo di controllo e di freni.

Per vincere la guerra su due fronti i vertici politico-militari i tedeschi dovettero agire con la massima rapidità ed, in particolare, rendere operativo il “piano Schliffen” nel più breve tempo possibile. Nel mentre la Russia schierò le proprie truppe al confine con l’Austria-Ungheria e con la Germania.
31 luglio 1914 – il governo tedesco invia un ultimatum all’impero zarista intimando di “sospendere entro 12 ore le misure di guerra” prese contro Germania ed Austria.
1 agosto 1914 – di fronte al silenzio dei russi, il reich dichiara guerra alla Russia e conseguentemente alla Francia, sua alleata in occidente.
2 agosto 1914 – Berlino intima al Belgio di lasciar passare truppe tedesche sul suo territorio. Questo fatto provoca l’immediata reazione della Gran Bretagna, garante dell’indipendenza del Belgio.
4 agosto 1914 – i primi reparti tedeschi passano la frontiera del Belgio. L’Inghilterra dichiara guerra all’impero tedesco.
23 agosto 1914 – il Giappone dichiara guerra alla Germania.
1 novembre 1914 – la Turchia dichiara guerra all’Intesa.

L’invasiobne tedesca del Belgio fu spietata. Le fortezze e le città di Liegi, Anversa e Namur furono espugnate. Gli ostaggi furono sistematicamente fucilati per rappresaglia. Lovanio fu saccheggiata per cinque giorni di seguito.
Il piano Schlieffen prevedeva che il grosso dell’esercito tedesco, dopo aver attraversato il Belgio, avrebbe attacato da nord Parigi. Però dopo un mese di scontri le truppe tedesche erano stremate. Inoltre, una parte dell’esercito che era entrato in Belgio dovette essere trasferito sul fronte alsaziano, dove i francesi aveva concentrato il loro attacco più forte, ed anche in Prussia orientale dove i russi stavano avanzando.
30 agosto 1914 – in Prussia orientale le truppe tedesche vincono i russi a Tannenberg. I russi hanno perdite gravissime.
L’attacco decisivo su Parigi non riuscì, anche se i tedeschi arrivarono a 40 km dalla capitale della Francia.

5 settembre 1914 – nella regione del fiume Marna le truppe franco-inglesi passano al contrattacco. Seguono 4 giorni di battaglie violentissime che deprimono le speranze tedesche di una vittoria rapida sul fronte occidentale.
I tedeschi cacciati indietro da Parigi cercarono, ma infruttuosamente, di conquistare i porti sulla Manica.
Ottobre 1914 – la situazione si blocca totalmente ed il conflitto assume l’aspetto di guerra di posizione.
Dall’autunno del 1914 la linea del fronte, in Francia, per 4 anni, pur in presenza di battaglie cruentissime e significative, vide il fallimentare susseguirsi di tentativi di rompere in modo decisivo le difese nemiche e la linea del fronte. La situazione di immobilità sul fronte occidentale ebbe origine anche dal fatto che la capacità difensiva degli eserciti si dimostrò, nella prima guerra mondiale, superiore alla loro capacità offensiva, di attacco.

Grandi battaglie 1914-1916:
1914 – Tannenberg (Prussia orientale) = i russi subiscono la prima sconfitta;
Marna (Francia –vicino a Parigi) = fine della guerra di movimento.
1915 – Ypres (Belgio) = impiego del gas per la prima volta.
1916 – Verdun (Francia)= impiego del lanciafiamme;
Somme (Francia)= impiego del carro armato.

Le battaglie più lunghe e sanguinose dell’intero conflitto furono:
-l’offensiva tedesca contro le fortificazioni intorno alla città di Verdun (febbraio 1916);
-l’attacco condotto dagli inglesi nella valle della Somme (24 giugno- 1 luglio 1916).

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