Prima Guerra mondiale

L’Italia all’ingresso della prima guerra mondiale si trova in una situazione di recente boom economico che tuttavia non ha superato le tradizionali secolari divisioni interne dell’Italia, che da poco è nazione, ma non del tutto unita, mancava trentino e Trento e Trieste. La prima guerra mondiale può essere definita anche come quarta guerra d’indipendenza. Non era solo un conflitto tra stati ma uno scontro irriducibile di valori, sistemi politici e visioni del mondo tra diversi popoli.
Si può dire che all’origine della guerra ci fu l’intreccio di vari fattori, quali:
• competizione economica, sempre più aspra, tra le grandi potenze europee, l’espansionismo della Germania aveva infatti l’obiettivo di prendere il posto dell’Inghilterra a guida dell’Europa e del mondo industrializzato; gli Stai Uniti e il Giappone si erano affermate come nuove potenze economiche emergenti e avevano ambizioni economiche e politiche a livello mondiale;

• la formazione di blocchi di alleanze contrapposte; vennero a formarsi la TRIPLICE INTESA, formata inizialmente da Russia, Francia ed Inghilterra, poi aderirono Italia, Serbia, Montenegro, Romania, Grecia, portogallo, Giappone, Usa (1917), Cina; e la Triplice Alleanza formata inizialmente da Germania, Austria-Ungheria e Italia, poi aderirono Bulgaria e Impero Ottomano. Allo scoppio della guerra l’Italia si dichiarò neutrale per numerose ragioni, era impreparata militarmente e finanziariamente; la Triplice Alleanza era un patto difensivo e come tale non poteva obbligare gli italiani ad entrare in guerra; il patto inoltre prevedeva che qualsiasi intervento nei Balcani fosse comunicato preventivamente agli alleati, cosa che l’Austria non fece. Successivamente entra in guerra affianco dell’Intesa.
• la presenza di territori da contendere, la Francia voleva riconquistare L’Alsazia e la Lorena sottraendole alla Germania che le aveva conquistate nella guerra franco-prussiana del 1870; Austria - Ungheria e Russia volevano trovare una soluzione ai loro problemi interni e espandersi nei Balcani; inoltre l’Italia desiderava liberare Trento e Trieste dall’Austria e completare così l’unificazione italiana;
• un nazionalismo aggressivo che si diffonde nei principali stati europei, I popoli dominati dagli Austriaci , cioè ungheresi, boemi, slovacchi, croati, bosniaci e i popoli dominati dai Russi, cioè polacchi, estoni, lituani e finlandesi volevano l’indipendenza nazionale (nazionalismo). La Serbia voleva unificare sotto di sé gli slavi della penisola Balcanica.
Causa immediata della guerra fu l’assassinio il 28 giugno 1914 a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austroungarico, da parte del nazionalista serbo Gavrilo Princip. L’Austria-Ungheria, interpretando tale attentato come atto di guerra dei nazionalisti serbi contro l’Impero, compì la prima mossa inviando, il 23 luglio, un durissimo ultimatum alla Serbia, ritenuta responsabile di un piano antiaustriaco. Il secondo passo fu fatto dalla Russia assicurando il proprio sostegno alla Serbia, sua principale alleata nei Balcani (per accedere al Mediterraneo). Forte dell’appoggio russo, il governo serbo accettò solo in parte l’ultimatum. L’Austria giudicò la risposta insufficiente e, il 28 luglio 1914, dichiarò guerra alla Serbia.
Immediata fu la reazione del governo russo, entrato in guerra sia per appoggiare la Serbia, sua alleata nei Balcani, sia per poter accedere al Mediterraneo (per raggiungere l’Asia), ordinò la mobilitazione delle forze armate, interpretata dal governo tedesco come un atto di ostilità. La Germania inviò un ultimatum alla Russia intimandole l’immediata sospensione dei preparativi bellici. L’ultimatum non ottenne risposta e fu seguito poi dalla dichiarazione di guerra. Il giorno stesso, il 1° agosto 1914, la Francia, legata alla Russia, mobilitò le proprie forze armate. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e con la successiva dichiarazione di guerra alla Francia (3 agosto). Fu dunque l’iniziativa del governo tedesco a far precipitare definitivamente la situazione. Il piano di guerra tedesco, il piano Schilieffen elaborato nel 1905, prevedeva in primo luogo un attacco contro la Francia. La Germania credeva nella guerra lampo ed in un fulmineo successo contro la Francia perché era modernamente e molto armata, l’ esercito era ben addestrato e i piani d’attacco era già pronti da tempo. La Francia mobilitò immediatamente i suoi uomini e li concentrò lungo le linee di difesa fatte costruire da tempo lungo la linea di confine (sul Reno) con la Germania.
Ci fu in seguito l’invasione del Belgio il 3 agosto, allora neutrale, e l’entrata in guerra della Gran Bretagna a sostegno dei belgi. Il 4 agosto Londra dichiara guerra a Berlino.

Sul fronte orientale i russi attaccarono i tedeschi a nord, nella Prussia orientale e gli austriaci a sud, in Galizia. Queste offensive vennero bloccate con la vittoria tedesca nella Prussia orientale. Sul fronte occidentale, il piano strategico tedesco, che prevedeva una rapida guerra di movimento contro la Francia per poi volgersi contro la Russia, fu bloccato dall’esercito francese nella prima battaglia su fiume Marna (6-9 settembre).
La battaglia della Marna fu molto dura e sanguinosa , infatti durò sei giorni e segnò il passaggio dalla guerra lampo alla guerra di posizione o trincea. Da guerra di movimento si trasformò in una guerra in cui i soldati si fronteggiavano a pochi metri di distanza, in lunghi corridoi aperti nel terreno e lunghi centinaia di chilometri. Per la prima volta fu adottata la scienza per la guerra, ricordiamo i GAS ASFISSIANTI; le industrie cominciarono a produrre materiale da guerra, come mitragliatrici e cannoni.


Allo scoppio della guerra l’Italia si dichiarò neutrale per numerose ragioni, era impreparata militarmente e finanziariamente; la Triplice Alleanza era un patto difensivo e come tale non poteva obbligare gli italiani ad entrare in guerra; il patto inoltre prevedeva che qualsiasi intervento nei Balcani fosse comunicato preventivamente agli alleati, cosa che l’Austria non fece. Il governo da un lato intavolò trattative con gli imperi centrali (alleanza) per ottenere territori, dall’altro avviò contatti per un intervento affianco dell’Intesa. Poi, però, le forze politiche e l’opinione pubblica si divisero sul problema dell’intervento in guerra contro gli imperi centrali. Vi erano gli interventisti e i neutralisti.

• Interventisti erano: Salandra, alcuni liberali suoi sostenitori, i nazionalisti che volevano combattere per collocare l’Italia fra le grandi potenze. Molti democratici e socialisti riformisti, che vedevano nella guerra contro l’Austria la conclusione del risorgimento ed il complemento del territorio nazionale. Per un intervento a fianco dell’Intesa vi erano anche gli irredentisti e gli interventisti democratici, la guerra era per loro la necessaria, era la conclusione del processo risorgimentale. Tra gli interventisti vi erano anche i nazionalisti, che vedevano la guerra come necessaria.
• Neutralisti erano: I Cattolici fedeli ad una linea pacifista; I Socialisti, che sostenevano la solidarietà tra lavoratori, e sostenevano che la guerra era voluta e combattuta dai capitalisti e dai borghesi per il dominio imperialistico dell’Europa . Tale guerra non era la loro e dovendo rifiutarsi di combattere. Giolitti, riteneva che il territorio italiano Trento e Trieste, ancora in possesso dell’Austria poteva essere ottenuto con trattative diplomatiche, e sosteneva che un intervento in guerra fosse inutile e dannoso
Il 26 aprile 1915 Salandra e Sonnino firmarono con l’Intesa il patto di Londra, che impegnava l’Italia a entrare in guerra nel giro di un mese in cambio di concessioni territoriali, quali il Trentino, l’Alto Adige, Trieste e parti della Dalmazia.
L’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 23 maggio 1915. Il re era favorevole alla guerra , il Parlamento era ancora contrario ma fu forzato dall’opinione pubblica interventista e soprattutto dalla superiorità del potere esecutivo che lo Statuto Albertino affidava al re. Così l’ Italia entrò in guerra il 24 maggio del 1915.
Nel corso del suo primo anno di guerra, i più importanti eventi militari che la videro impegnata furono quattro battaglie dell'Isonzo dall’esito incerto che fecero fallire l’obiettivo di spezzare le linee austriache e conquistare Trieste.
L’esercito italiano era composto in parte da volontari , ma in gran parte da richiamati con l’arruolamento obbligatorio . Furono così soprattutto i contadini, gli operai dell’Alta Italia e i contadini del Veneto che combatterono sul fronte. L’Esercito italiano era schierato in una linea che andava dal lago di Garda a Gorizia , attraversando l’Altopiano di Asiago , i monti del Cadore e della Carnia , fino all’Altopiano della Bainsizza e ai monti Sabotino e San Michele.
All’inizio del 1916 l’unico paese ad aver ottenuto qualcosa era il Giappone, entrato in guerra contro la Germania il 23 agosto 1914, si era impadronito dei possedimenti tedeschi nel Pacifico. Tra il 1915 e il 1916 si vennero completando gli schieramenti delle alleanze in Europa, con l’entrata in guerra degli stati balcanici: Montenegro, Grecia Portogallo e Romania a fianco dell’Intesa; Bulgaria a fianco degli imperi centrali (Germania, Austria, impero ottomano).

Il 1917 fu l’anno più difficile della guerra, soprattutto per l’Intesa: molti furono i casi di manifestazioni popolari contro il conflitto e di ribellione fra le stesse truppe. In Russia dopo la caduta dello Zar, in marzo, iniziò un processo di dissoluzione dell’esercito; dopo la rivoluzione di novembre, il paese si ritirò dal conflitto, ciò permise alle potenze centrali di concentrare le proprie forze sul fronte occidentale e su quello italiano.
Questo clima si riscontrava anche in Italia. La demoralizzazione e la stanchezza delle truppe favorirono la vittoria degli austro-tedeschi dell’ottobre del 1917 a Caporetto, costringendo i reparti italiani a una ritirata fino al fiume Piave, dove fu definita una nuova linea del fronte.

Di rilievo fu la guerra sottomarina, condotta dai tedeschi come risposta al blocco navale adottato dai britannici nel mare del Nord per impedire i rifornimenti al nemico. Dal febbraio 1917 questa guerra fu combattuta in forma totale e illimitata: i sommergibili tedeschi ebbero l’ordine di attaccare con siluri le navi di qualunque nazionalità, militari e non, bombardano anche navi di paesi neutrali, come ad esempio il Lusitania , una transatlantico con 129 cittadini americani. Questa decisione fu un disastro, nonostante la grande quantità di navi abbattute, l’economia britannica riuscì a reggere.
Gli Stati Uniti avevano già ammonito in precedenza che questo genere d’azione violava i diritti delle nazioni neutrali, così che il 3 febbraio il presidente americano decise di sospendere le relazioni diplomatiche con la Germania. Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra.

Il 1917 fu un anno di crisi per tutti i combattenti, sia al fronte che all’interno. In prima linea si moltiplicarono i comportamenti individuali di rifiuto, tra fango, pidocchi, topi della trincea e la paura di morire. Vi furono anche episodi di sbandamento di interi reparti, soprattutto nell’esercito italiano e francese. La denutrizione provocò soprattutto in Germania, Francia e Italia, scioperi e sommosse contro la guerra. Crescevano in questo periodo forze che chiedevano la fine del conflitto: i socialisti dei diversi paesi portarono avanti un intensa propaganda pacifista; il papa Benedetto XV invitò i governi in guerra a porre fine all’inutile strage.

Molti furono i tentativi di avviare negoziati di pace, ma senza successo. Tutti pretendevano la capitolazione del nemico, la sua resa senza condizioni. Tutte le nazioni in guerra superarono la crisi del 1917, tranne la Russia. Il 3 marzo 1918 la Russia, firmò il trattato di Brest-Litovsk, che poneva ufficialmente fine alla guerra con le potenze centrali in termini favorevoli a queste ultime. Rinuncia a Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia ,riconosce l’indipendenza della Ucraina

Da marzo del 1918, rendendosi conto della necessità di portare a conclusione il confronto sul fronte occidentale prima che gli americani potessero stabilirvisi, i tedeschi decisero un attacco finale che avrebbe dovuto portarli a Parigi. Ma le due offensive lanciate in marzo e in giugno furono bloccate.
Fra l’8 e l’11 agosto, nella grande battaglia di Amiens, i tedeschi subirono la prima grave sconfitta sul fronte occidentale. Da quel momento cominciarono ad arretrare lentamente fino a Cambrai, mentre fra le loro truppe si facevano più evidenti i segni di stanchezza. Mentre la Germania cercava una soluzione, i suoi alleati crollavano militarmente.
La prima a cedere, il 29 settembre fu la Bulgaria. Un mese dopo era l’Impero Turco. Sempre alla fine di ottobre si consumò la crisi finale dell’Austria-Ungheria ormai minata dai movimenti indipendentisti.
Quando, il 24 ottobre, gli Italiani lanciarono un’offensiva sul fronte del Piave, l’Impero era ormai in piena crisi. Sul fronte italo-austriaco gli italiani, guidati dal generale Armando Diaz, ottennero quindi la vittoria decisiva, mettendo in fuga gli austro-ungarici nella battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre-4 novembre). Il 3 novembre Trieste cadde in mano italiana, così come Fiume il giorno 5.
Il nuovo imperatore d’Austria, Carlo I chiese l’armistizio, firmato il 4 novembre 1918 a Villa Giusti, presso Padova.
Ai primi di novembre, poiché la sconfitta era evidente, i marinai di Kiel, dov’era concentrato il grosso della flotta tedesca, si ammutinarono e diedero vita a consigli rivoluzionari ispirati all’esempio russo. Il moto si propagò a Berlino ed in Baviera e l’11 novembre i delegati del governo provvisorio tedesco firmavano l’armistizio della fine della guerra nel villaggio francese di Rethondes.

La Grade guerra può essere definita la prima vera grande guerra moderna, portò sotto le armi circa il 50% dei maschi europei. Provocò distruzioni senza precedenti, coinvolse con lo sforzo bellico interi popoli. La guerra era durata piu di 4 anni, le vittime furono più di 37 milioni, e quasi 10 milioni di morti. La guerra lasciò dietro di se pesanti eredità,
1. la prima è la crisi della centralità europea, infatti l’Europa perse il ruolo di baricentro economico e politico, sono ora gli Usa la grande potenza emergente;
2. la seconda è la fine dell’epoca, caratterizzata dalla fiducia nel progresso economico e civile.
Gli Usa apparivano gli unici a sostituirsi all’Europa come perno mondiale. Il presidente Wilson nel gennaio 1918 aveva indicato i “quattordici punti” su cui fondere la politica internazionale del dopoguerra: ricordiamo il diritto all’autodeterminazione dei popoli; la libertà di commercio e l’abolizione delle barriere doganali (i Dardanelli); la riduzione degli armamenti.
La difficoltà di dare vita a un ordine internazionale stabile emerse con chiarezza durante la conferenza di pace di Parigi, che va dal gennaio al giugno del 1919, la cosiddetta conferenza “di Versailles”. Si trattava in quel momento di ridisegnare la carta politica d’Europa. Vi presero parte i capi di governo delle principali potenze vincitrici: l’americano Wilson, il francese Clemenceau, l’inglese Lloyd George, e l’italiano Vittorio Emmanuele Orlando (il quale svolse però un ruolo marginale). I trattati di pace prodotti dalle conferenze di Versailles sono cinque:
• Il trattato di Versailles con la Germania (28 giugo 1919)
• Il trattato di Saint Germain, con l’Austria (10 settembre 1919)
• Il trattato di Neuilly, con la Bulgaria (27 novembre 1919)
• Il trattato di Trianon, con l’Ungheria (4 giugno 1920)
• Il trattato di Sèvres con la Turchia (10 agosto 1920)
Il contrasto fra una pace democratica e l’obiettivo di una pace punitiva risultò evidente soprattutto quando furono discusse le condizioni da imporre alla Germania. Il trattato, che fu firmato a Versailles il 28 giugno 1919, fu una vera e propria imposizione, il cosiddetto diktat. Dal punto di vista territoriale il trattato prevedeva, oltre alla restituzione dell’Alsazia-Lorena alla Francia, il passaggio alla ricostituita Polonia di alcune regioni orientali abitate solo in parte da tedeschi: in particolare il corridoio polacco che permetteva alla Polonia di affacciarsi sul Baltico e di avere accesso al porto di Danzica. La Germania perse anche le sue colonie, spartite tra Francia, Gran Bretagna e Giappone.
Ma la parte più pesante del Diktat era costituita dalle clausole economiche e militari. Indicata come responsabile della guerra, la Germania dovette impegnarsi a rifondere ai vincitori i danni subiti in conseguenza del conflitto. Fu inoltre costretta ad abolire il servizio di leva, a rinunciare alla marina da guerra, a ridurre la consistenza del proprio esercito entro il limite di 100mila uomini e a lasciare priva di reparti armati l’intera valle del Reno, che sarebbe stata presidiata per quindici anni da truppe inglesi, francesi e belghe. Erano condizioni umilianti, ma erano anche l’unico mezzo per impedire alla Germania di riprendere la posizione di grande potenza che le competeva.
Per quando riguarda l’Impero asburgico esso subì una profonda dissoluzione: infatti il crollo dell’Impero asburgico determinò la nascita della nuova Polonia, della Repubblica di Cecoslovacchia, del regno di Jugoslavia, che univa alla Serbia gli sloveni e i croati già soggetti alla monarchia austro-ungarica.
L’Europa uscita dalla conferenza di Parigi contava dunque ben otto nuovi Stati sorti dalle rovine dei vecchi imperi. Ad essi si sarebbe poi aggiunto lo Stato libero d’Irlanda, cui la Gran Bretagna concesse una semi-indipendenza.
Ad assicurare il rispetto dei trattati e la salvaguardia della pace avrebbe dovuto provvedere la Società delle Nazioni, proposta nei quattordici punti di Wilson, che fu accettata sotto la pressione degli Stati Uniti da tutti i partecipanti alla conferenza di Versailles. Il nuovo organismo prevedeva la rinuncia da parte degli stati membri alla guerra come strumento di soluzione dei contrasti; ma nasceva sin dall’inizio minata per l’esclusione degli stati sconfitti e della Russia.
Il Senato degli Usa respinse l’adesione alla società, infliggendole così un colpo durissimo. La società finì con l’essere egemonizzata da Gran Bretagna e Francia e non fu in seguito in grado di attuare nessun punto del suo statuto.
La prima guerra mondiale segnò infine il declino dell’Europa, che dopo tre secoli di espansione vedeva il suo ruolo emarginato da nuove grandi potenze, quali gli Stati Uniti e il Giappone.

Ancor più grave fu il dissesto finanziario. La guerra per oltre quattro anni aveva finalizzato la produzione, gli scambi, la gestione monetaria, la macchina burocratica degli stati, realizzando la mobilitazione totale delle risorse umane e materiali, la guerra aveva generato un enorme disavanzo nei bilanci statali, sollecitati alla spesa dalle esigenze militari. Nelle transazioni monetarie l'instabilità dei cambi aveva prodotto inflazione e svalutazione. Anche la situazione industriale apparve di difficile gestione nel momento in cui vennero a mancare le commesse statali, che in tempo di guerra avevano trainato interi settori. Insorsero gravi problemi legati alla riconversione dell'industria bellica. Inoltre bisognava trovare un lavoro per i milioni di reduci dal fronte.

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