Ominide 261 punti

Molteplici furono le conseguenze della grande guerra, ma le più importanti furono quelle che riguardano le perdite di vite umane: i morti furono infatti circa 9 milioni, ed il piano sociale fu inoltre peggiorato dai diversi milioni di ex combattenti che trovarono enormi difficoltà di reinserimento nella vita civile e produttiva. Inoltre, le privazioni della guerra indebolirono gli organismi e facilitarono la diffusione di epidemie, la più rilevante dela quali fu l'influenza detta "spagnola" , che nell'inverno 1918-1919 colpì circa la metà delle persone, provocando ancora più morti della guerra stessa ( solo in Italia i morti furono 600.000).
Le difficoltà di riconversione produttiva dell'industria, entrata in crisi dopo la fine delle commesse belliche, e la grossa crescita del debito pubblico di tutti gli Stati belligeranti ebbero disastrosi effetti sul mercato del lavoro, con l'aumento della disoccupazione ed in generale su tutti i percettori di un reddito fisso a causa dell'inflazione. Si innescò così una stagione di intenso ribellismo sociale che trovava alimento anche nell'esempio rivoluzionario della Russia sovietica.

Le relazioni internazionali furono inoltre contraddistinte da una acuta tensione, dovuta alla tendenza al revisionismo dei trattati di pace, che interessava soprattutto Germania tra i paesi vinti e l'Italia tra i vincitori.
La Germana, infatti, considerava inique le riduzioni al suo territorio, lo stato di tutela a cui era sottoposta, oltre che troppo onerose le riparazioni di guerra; d'altro canto, la sua principale antagonista, la Francia, mantenne un atteggiamento intransigente, dimostrandosi disposta a riprendere il conflitto in caso di insolvenza tedesca.
La questione di Fiume (1919-1924) fu molto importane per lo stato italiano, in quanto soprattutto i nazionalisti erano delusi per la cosiddetta "vittoria mutilata", ovvero la mancata espansione in Africa e nei Balcani.
Diretta conseguenza di questi forti sentimenti fu il colpo militare con cui un gruppo di ribelli dell'esercito, guidati da Gabriele D'Annunzio, occuparono il 12 settembre del 1919 la città dalmata di Fiume proclamandone l'annessione all'Italia. Dopo difficili trattative tra Italia e Iugoslavia, la questione poté essere regolata dal trattato di Rapallo (12 novembre 1920), stipulato dal ministro Giolitti per il quale Fiume fu riconosciuta Stato indipendente e l'Italia rinunciò alla Dalmazia in favore della Iugoslava. Il trattato non venne tuttavia riconosciuto dai legionari di Fiume, tanto che il governo italiano dovette occupare militarmente la città, nella notte di Natale del 1920. Solo successivamente il trattato di Roma (27 gennaio 1924)stipulato dal governo Mussolini sancì l'annessione di Fiume all'Italia.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email