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Politica economica

In primis stimolò lo sviluppo industriale in particolar modo privilegiò le industrie del nord quali Torino, Milano e Genova. Fu determinata quindi questa ripresa industriale in primo piano dall’aumento della disponibilità della manodopera perchè molte persone volevano lavorare, e in secondo luogo dall’impiego di nuove risorse tecniche ovvero l’energia elettrica, quella idro-elettrica ecc.. ed ecco perché c’è una maggiore attenzione nel nord dove vi sono più corsi d’acqua che hanno permesso la costruzione di tante centrali idro-elettriche. Un altro elemento per la ripresa lo costituisce la politica protezionistica tradotta nelle tariffe doganali privilegiando i prodotti italiani rispetto a quelli esteri e la distribuzione dei prodotti interni aumentava. Un ulteriore elemento è stato l’incremento delle banche come quella di Roma o le banche commerciali in generale che avevano il compito di fornire credito alle industrie che ne avevano bisogno, questo determinò l’incremento economico di quei settori quali metallurgico, tessile, automobilistica come la FIAT e tutto ciò che occorre ala costruzione delle auto. Industrie metallurgiche e siderurgiche si ingrandirono grazie alla formazione delle linee ferroviarie e anche nuove strade. Le ferrovie dello stato cominciarono ad essere nazionalizzate come le scuole e i telefoni. Nel meridione l’unica industria che nasce è quella siderurgica a Bagnoli. Nel Sud avvennero degli interventi politici, il grande acquedotto Pugliese (la quale era una regione arida, senza falde acquifere nei sottosuoli) creato per poter portare l’acqua in Puglia, nasce dal Salernitano, dal fiume Sele. Invece la Sicilia fu disastrata da un terremoto soprattutto a Messina, la quale fu coperta da un maremoto, quindi si rese necessario l’intervento del governo. C’è da dire che la piaga della mafia si alimentò durante la costruzioni di opere pubbliche nel sud e questo giro di soldi andava nelle tasche dei politici e mafiosi. Quindi Giolitti fu considerato da Gaetano Salvemini il quale era un critico intellettuale del sud come un Ministro della malavita il quale utilizzò la mafia per procurarsi i voti favorendo il clientelismo, e lo critica per aver abbandonato il meridione e non aver esteso uno sviluppo omogeneo dal nord al sud dedicandosi solo al nord ovvero al Triangolo industriale (Milano, Torino, Genova). Alla critica di Salvemini partecipano anche figure come Saverio Nitti. La critica volge sul fatto che Giolitti favorì lo sviluppo del nord affinché il sud diventasse un mercato di sbocco delle merci del nord. Quindi attua il protezionismo unicamente sulle industrie del nord, quindi le merci del nord venivano vendute al sud. Loro quindi hanno fatto una vera e propria questione che prende il nome di questione meridionale. Questi meridionalisti si aspettavano che venisse applicata una riforma agraria che facesse in modo che nel sud dove c’era il latifondo ovvero un grande terreno lasciato allo stato brado, nascessero dei piccoli proprietari terrieri che avessero appunto piccoli terreni presi dai grandi terreni dei proprietari che non usavano, ma questa volontà non fu mai concretizzata perché non conveniva alla borghesia e poi non venne fatto perché c’era il tutto aveva come base il sistema di dare e avere; mentre la borghesia portava i voti, il governo non toccava gli affari della borghesia. L’economia agricola in generale non ebbe una flessione in positivo durante Giolitti, solo la produzione di zucchero con la barbabietola da zucchero. Lo zucchero estratto poteva essere pure di colore scuro, come quello prodotto in America latina. La produzione di zucchero ebbe un aumento di produttività grazie all’ intervento di un trust (organismo che va a riflettere sulle tecniche di lavorazione per migliorare la produttività, costituito da ingegneri e intellettuali. Questi trust servivano per favorire l’esportazione dello zucchero all’estero, industrie sviluppate in Emilia Romagna e in Veneto. Questi eventi comunque crearono proteste nel sud dato che i contadini non avevano lavoro. In questo caso Giolitti decise di intervenire con l’esercito, anche se la sua politica era improntata nel non intervento. Lui interviene perché comunque le proteste sono più forti in meridione bloccando le produzioni e i proprietari chiamano l’intervento delle forze pubbliche. Quindi vediamo il doppio volto di Giolitti, il quale considera il sud come un posto dove vendere la merce del nord e come banca di voti tramite la mafia, ed è pure per questo suo atteggiamento che si sviluppa esponenzialmente il fenomeno dell’emigrazione nel sud che comprende l’80 % della popolazione.

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