Politica ed economia: dalla svolta neoliberista a oggi

Negli USA e in Europa la crisi sembra irrisolvibile e le politiche di mantenimento del Welfare State richiedono una costante pressione fiscale che con la crescente stagflazione diventa insostenibile. Nel Regno Unito i laburisti cercano di salvare il più possibile il Welfare State, tentando anche di non inimicarsi i sindacati, e contemporaneamente di fermare l'inflazione e rilanciare l'economia. I risultati di questa politica sono scarsi, la disoccupazione e il prezzo del petrolio crescono drammaticamente.
Nel 1979 alle elezioni prevale il partito conservatore con Margaret Thatcher, la quale si fa interprete di una nuova e aggressiva politica neoliberista che tende a favorire massicciamente gli imprenditori e a smantellare drasticamente le garanzie sociali dei cittadini. Anche gli USA, con il repubblicano Ronald Reagan, vivono un profondo cambiamento in direzione neoliberista. La "reggano mica" prevede una leggera pressione fiscale per i redditi più alti, il ridimensionamento della spesa, l'innalzamento del tasso di interesse per il controllo della moneta e una "deregulation "per agevolare i movimenti imprenditoriali . La via neoliberista di Reagan e della Thatcher diventa un modello per tutti gli Stati occidentali che si trovano in crisi, indipendentemente se i giovani siano conservatori o progressisti. Con l'elezione di Barack Obama nel 2008, si ha un cambio di rotta sostanziale nelle politiche economiche. Obama reintroduce la tassazione dei redditi più alti, sanzioni per le imprese che inquinano e una nuova politica sanitaria nazionale. Il programma di Obama viene però duramente contrastato all'interno del Congresso sia dai repubblicani che dai democratici . Anche in Europa nessun governo sembra davvero voler abbandonare la dottrina neoliberista in auge da ormai 30 anni.

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