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Politica della Destra e Sinistra Storica


Per circa 15 anni dopo l’Unità, fino al 1876, governerà la Destra Storica, che come leader aveva Bettino Ricasoli. Egli rappresentava gli interessi della nobiltà e dell’alta borghesia. Il Parlamento però era costituito anche dalla Sinistra Storica, il cui Leader era Agostino De Pretis, che rappresentava gli interessi della piccola e media borghesia.

Il 17 Marzo del 1861 per la prima volta il Parlamento, composto quindi di Destra e Sinistra storica, si riunisce a Torino, prima capitale d’Italia, precisamente a palazzo Carignano, che oggi ha come sede il Museo del Risorgimento (in una sala ad anfiteatro ci sono ancora gli spalti di legno dove si sedevano questi primi deputati). I primi quindici anni dell’unità vennero guidati dalla Destra Storica, che aveva più parlamentari e quindi rappresentanti. Ma nei due schieramenti (non si può ancora parlare di partiti) presenti non c’era allora come sentiamo oggi una grande differenza, poiché entrambi furono eletti da elezioni su base censitaria, cioè elezioni a pagamento (dobbiamo aspettare Giolitti per una riforma elettorale che vedrà il suffragio universale maschile) e ovviamente questo tipo di elezione permetteva la rappresentanza solo dei gruppi politici medio-ricchi, e non certo i bisogni del popolo. Il suffragio universale sarà collegato anche ad una riforma dell’istruzione, in quanto c’era un forte problema di analfabetismo, soprattutto nel meridione, e quindi non si dava l’opportunità a chi non sapeva leggere e scrivere di votare.

Pur tuttavia, anche se simili, dobbiamo sottolineare una leggera distinzione tra il programma della destra e quello della sinistra, pur essendo rappresentativi di due classi sociali diverse, ma comunque di censo elevato. La Destra nel suo programma favoriva:
• Il Liberismo Economico, e quindi all’abolizione delle barriere doganali, dogane libere, concorrenza libera, in pieno accordo con le idee di Cavour (liberista affermato, formato in Inghilterra);
• Accentramento Amministrativo: tutte le leggi e tasse dovevano essere uguali da Nord a Sud, noncuranti delle forti differenze socio-economiche che c’erano tra le regioni, una specie di “Piemontesizzazione” dell’intera Italia,
Al contrario la Sinistra Storica, con il leader Agostino De Pretis rappresenta gli interessi della piccola e media borghesia, e nel suo programma favoriva:
• Decentramento Amministrativo: ogni governatore di regione doveva governare come meglio credeva, in base alle necessità della propria zona;
• Estensione al voto maschile
La Destra Storica appena iniziò a governare rese l’istruzione elementare possibile e gratuita per 4 anni, istituendo la legge Casati del 1859, demandando però l’applicazione della legge ai vari comuni, che essendo poveri non furono capaci di applicare questa legge, e quindi permaneva lo stato di analfabetismo in Italia.
Era presente una scuola secondaria divisa in Classico, Tecnico e Professionale.
La Destra Storica aveva bisogno di inasprire il Fisco, cioè le tasse, di cui un esempio fu quella del macinato del 1869, per pareggiare il bilancio, ma ciò fu pagato a caro prezzo con la conseguenza della disgregazione della Destra. Infatti nel 1875 Quintino Sella parlerà di quanto ha inciso questa tassa sulla popolazione povera soprattutto del Sud (una delle cause che ha aumentato il brigantaggio)
E questo ha permesso alla Sinistra storica di salire al potere nel 1876: Agostino de Pretis prende il posto di Ricasoli, e farà un discorso a Stradella che lo renderà celebre, da questo momento in poi cambierà qualcosa, ma bisogna tenere a mente che era comunque anche questo uno schieramento politico che protegge l’interesse dei ricchi e di quelli che hanno un buon censo.
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