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Il Piano Marshall e l'Italia postbellica


Il Piano Marshall

L’immediato dopoguerra dell’Europa fu un periodo di ricostruzione economica e sociale. Gli Stati Uniti intervennero con i loro capitali per stimolare il rilancio economico europeo attraverso il Piano Marshall. Questo piano dal punto di vista politico, gli Stati Uniti intendevano dare solidarietà all’Europa, considerata a rischio di una progressiva crescita dell’influenza comunista; dal punto di vista economico, gli Usa, essendo l’unica potenza uscita indenne da distruzioni, avevano un apparato produttivo efficiente che necessitava di trovare uno sbocco anche verso il vecchio continente, per correre il rischio di sovrapproduzione, causa della crisi del ’29. Il piano aveva tre obbiettivi principali: esaminare le richieste più urgenti avanzate dai singoli paesi, uniti in un’organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece), formulare programmi comuni in vista della ricostruzione e farli concretamente eseguire sotto un adeguato controllo. Gli aiuti americani permisero la rinascita dell’Europa occidentale, in cui la scelta capitalistica portò alla valorizzazione della proprietà privata, della libera iniziativa e del libero mercato e fu accompagnata da una attenzione ai problemi sociali della popolazione.

L'Italia postbellica

Durante il periodo della Resistenza si erano affermate nuove forze politiche attraverso il Comitato di Liberazione nazionale: Democrazia cristiana, il Partito comunista italiano, il Partito socialista italiano e il Partito d’Azione. Il partito della Democrazia cristiana si era costituito nel 1942 ed univa gli interessi dei popolari e del clero. Il Partito comunista, radicato nella classe operaia e contadina, si stava allontanando dalla linea insurrezionale che aveva sostenuto fino a quel momento orientandosi verso la conquista del potere attraverso il raggiungimento della maggioranza nelle istituzioni democratiche. Il Partito d’Azione fondato nel 1942 dalla riunione di ex militanti di Giustizia e Libertà, liberalsocialisti e democratico-liberali, mirava ad una ricostruzione dell’Italia su basi nuove,tali da svecchiare le strutture politiche, sociali ed economiche.
Anche la Destra si organizzò politicamente dando vita al Fronte dell’Uomo qualunque nel 1946 che sosteneva una linea reazionaria e decisamente anticomunista ed ottenne subito l’appoggio dei nostalgici del vecchio regime. Parte di loro formarono il Movimento sociale italiano.
Nel 1945 si formò il governo che includeva comunisti, socialisti, democristiani , liberali, gli azionisti guidato da Parri. Durante il Governo Parri, andò crescendo la diffidenza degli Alleati per un governo in cui erano presenti le sinistre. Altri contrasti erano determinati dal fatto che il Nord appoggiavano le istituzioni democratiche, mentre il Sud, voleva favorire la continuità con il vecchio Stato. Inoltre, le forze conservatrici erano preoccupate della scelta economica che il governo intendeva compiere.
Nel 1946 vennero indette le elezioni alle quali parteciparono per la prima volta le donne e furono vinte della Democrazia cristiana di De Gasperi. Di seguito i partiti che ebbero maggior successo furono i socialisti e i comunisti. Il 2 giugno 1946 il popolo italiano venne chiamato a votare in un referendum sulla scelta tra monarchia e repubblica. L’esito sancì la nascita della repubblica. Subito dopo la pubblicazione dei risultati, il re Umberto di Savoia rinunciò al trono e andò in esilio in Portogallo. Contemporaneamente al referendum venne eletta a suffragio universale l’Assemblea costituente, incaricata di procedere nella stesura di una nuova Costituzione. Il 28 giugno fu proclamata la repubblica con capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola.
Dissidi si crearono a causa dell’art 7 della Costituzione, che afferma che i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi. Ad esso si dimostrarono contrari i partiti socialisti, i repubblicani e gli azionisti, mentre trovò l’appoggio dei comunisti.
Nel 1947 venne firmato a Parigi il trattato di pace con cui l’Italia dovette cedere territori alla Francia, alla Iugoslavia, alla Grecia e concedere l’indipendenza all’Albania.
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