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Patto Gentiloni

Dopo Giolitti abbiamo al governo Antonio Salandra il quale condurrà l’Italia nel primo conflitto mondiale. Nel 1913 un tentativo di rimanere al governo fu tentato da lui stesso stringendo un accordo che prende il nome di Patto Gentiloni stipulato con Vincenzo Gentiloni ovvero il presidente dell’unione elettorale cattolica italiana. Agli inizi del XX secolo, nel mondo cattolico erano ancora in vigore le dichiarazioni di papa Pio IX sulla "non convenienza" (non expedit) della partecipazione dei fedeli all'attività politica. Ma l'ambiente delle associazioni laicali era in costante movimento grazie comunque al Rerum Novarum emesso da Papa Leone XIII. Nel 1909 Pio X promosse la creazione dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana (UECI), un'associazione laicale con il compito di guidare i cattolici italiani nella vita politica ponendo il Conte Gentiloni alla direzione dell'organismo. Il primo banco di prova della collaborazione tra UECI e moderati si ebbe in occasione delle elezioni politiche di quell'anno. Diversi cattolici si candidarono nelle liste liberali. L'esito fu positivo: furono eletti 21 "deputati cattolici" nelle liste di Giolitti. Nel 1912 una riforma elettorale (approvata il 30 giugno) aveva introdotto il suffragio universale maschile. Il numero di aventi diritto al voto aumentò notevolmente, passando da circa tre milioni ad oltre 8.600.000. La riforma elettorale approvata era stato il prezzo che Giolitti aveva dovuto pagare ai socialisti di Leonida Bissolati per l'appoggio ottenuto durante la guerra italo-turca. Giolitti, e con lui vari esponenti della classe politica che aveva governato l'Italia nel suo primo cinquantennio di vita, desiderava bloccare l'avanzata del Partito Socialista Italiano. Prese perciò l'iniziativa di rivolgersi all'Unione Elettorale Cattolica Italiana. l partito liberale mise a disposizione una nutrita quantità di seggi per i candidati cattolici. Da parte sua, Gentiloni fu incaricato di passare al vaglio i candidati liberali, al fine di far confluire i voti dei cattolici su quelli di loro che promettessero di fare propri i valori sottolineati dalla dottrina cristiana. Dato il sistema elettorale (uninominale e maggioritario), il vincolo di appartenenza partitica era molto debole. Per tale ragione il patto consisteva in un elenco di determinati punti considerati irrinunciabili:

• Difesa delle istituzioni statutarie e delle garanzie date dagli ordinamenti costituzionali
• Svolgimento della legislazione scolastica secondo il criterio che, col maggiore incremento alla scuola pubblica, non siano fatte condizioni che intralcino o screditino l'opera dell'insegnamento privato
• Resistere ad ogni tentativo di indebolire l'unità della famiglia e quindi assoluta opposizione al divorzio
• Riconoscere gli effetti della rappresentanza nei Consigli dello Stato, diritto di parità alle organizzazioni economiche o sociali indipendentemente dai principi sociali o religiosi ai quali esse si ispirino
Dopo Giolitti abbiamo quindi Antonio Salandra il quale era un liberale conservatore e quindi dal forte moderatismo passiamo ad un assiduo autoritarismo grazie all’uso frequente dell’esercito quando vi è presente la necessità. Uno di questi casi è rappresentato dallo sciopero del 7 Giugno 1914 ad Ancona. Sui manifestanti operai che scioperarono esortati dai socialisti, Salandra ordina l’intervento dell’esercito il quale non si fece scrupoli ad uccidere alcuni operai, e diciamo che questo evento fu l’inizio di uno sciopero che riguardò tutta l’Italia condotto dal partito socialista ma comunque la forza pubblica reagisce con violenza soprattutto nelle Marche e in Emilia Romagna. Lo sciopero dura una settimana e per questo motivo viene chiamata settimana rossa. Il rosso era il colore dei socialisti ma anche perché vi sono molti spargimenti di sangue. Chi guida gli scioperanti erano i rappresentanti della sinistra socialista ovvero Mussolini, socialista massimalista e l’anarchico Malatesta. Questo sciopero fece evincere i problemi della classe operaia in Italia.

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