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Fase degli statuti in Italia


L'Italia, nell'Ottocento, fu investita dal vasto movimento rivoluzionario che coinvolse gran parte dell'Europa. Le rivoluzione del 1848-49 (nel 1848 scoppiarono rivoluzioni in Francia, stati tedeschi, Prussia e nell'Impero austriaco: Vienna, Praga, Budapest, Zagabria, oltre che Milano e Venezia) costituirono il primo banco di prova per moderati e democratici e, sebbene conclusesi con una sconfitta, segnarono una tappa decisiva sulla via dell'unificazione nazionale.
Ancora una volta, la miccia fu accesa nel Regno delle due Sicilie, dove la tensione era altissima a causa dell'atteggiamento di chiusura assunto da Ferdinando II. Il 12 gennaio 1848, dopo un intenso lavoro di preparazione condotto dai democratici, Palermo insorse rivendicando la Costituzione e l'indipendenza dell'isola da Napoli: il successo dei ribelli costrinse Ferdinando II a promettere la Costituzione, che venne promulgata il 29 febbraio.
La rivolta di Palermo impresse agli eventi un'improvvisa accelerazione, rendendo del tutto superata l'ipotesi di graduali riforme che i sovrani italiani si erano infine rassegnati ad accettare. Essi si videro ora costretti a imitare il Borbone: sotto la pressione dei liberali, concessero gli statuti anche Leopoldo II di Toscana (17 febbraio), Carlo Alberto (4 marzo), Pio IX (14 marzo).
Comune a queste Costituzioni era l'impronta fortemente moderata: modellate su quella orleanista francese, prevedevano due camere, una elettiva con suffragio censitario, una vitalizia di nomina regia; la persona del re era dichiarata sacra e inviolabile; la religione cattolica era proclamata religione ufficiale dello stato.

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