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Ottocento - Condizione operaia

A coloro che vissero il processo di industrializzazione (o meglio, che lo subirono) la realtà doveva apparire assai meno rosea. Pensiamo ai piccoli proprietari contadini, costretti dalle trasformazioni agricole a impiegarsi come braccianti salariati o, peggio, ad ammassarsi in città per cercare un lavoro in fabbrica; o pensiamo agli artigiani indipendenti, che filavano e tessevano a mano, e che la concorrenza delle nuove macchine - più veloci, più potenti, più economiche - gettò in breve tempo sul lastrico. Non a caso, uno dei primi movimenti di protesta contro la nuova realtà industriale - il cosiddetto luddismo, da Ned Ludd, mitico iniziatore della ribellione - prese di mira le macchine, distruggendole.
Nel grande processo di trasformazione in corso, le figure sociali più deboli venivano travolte; perdevano il loro ruolo e la loro indipendenza; venivano assoggettate al nuovo regime di fabbrica; divenivano, in una parola, operai. Ed essere operaio, per buona parte dell'Ottocento, voleva dire lavorare 12-14 ore al giorno senza alcuna tutela, alla mercé di padroni e capireparto, in ambienti malsani e pericolosi, con ritmi disumani, sottoposti a una disciplina spesso intollerabile (specie per chi fino a poco prima era stato un contadino, povero ma indipendente), per poi chiudere la giornata ammassati in quartieri cittadini affollati e degradati. Una vita miserevole che non risparmiava nessuno, neppure le donne e i bambini.

Un altro elemento accomunava tutti gli operai: l'insicurezza. Nessuno, portando a casa la paga giornaliera, poteva dirsi sicuro che l'avrebbe avuta anche il giorno o la settimana seguenti. La malattia, l'infortunio significavano la fame: non esisteva alcuna forma di assicurazione sociale. La vecchiaia era uno spettro per tutti: chi non lavorava più e non poteva essere accolto in casa dai figli, non aveva altra prospettiva che l'ospizio o la pubblica carità. Le prime forme di pensione, infatti, vennero introdotte in alcuni paesi, come la Germania e l'Inghilterra, solo verso la fine dell'Ottocento.
L'operaio, infine, viveva in una condizione di forte isolamento. Il contadino, anche se povero, si trovava pur sempre in un ambiente in cui era possibile qualche forma di aiuto, di solidarietà da parte della comunità: la stessa famiglia contadina era ampia, composta di genitori, figli, nonni, altri parenti. La famiglia operaia, invece, era generalmente composta dei soli genitori e figli, abitava in case quasi sempre fatiscenti, prive di servizi igienici, nei quartieri più miserabili della città. La classe operaia dovette dunque costruirsi da sé forme nuove di comunità e solidarietà.

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