Azione verso il potere economico: possiamo definirla prima fase della politica economica, proprio durante il governo di coalizione (poi quella protezionistica, quella della crisi del 29 e infine quella dell’autarchia). La prima fu liberista in senso generale, ma il governo Mussolini inizialmente eliminò tutta la legislazione economico-fiscale giolittiana che andava a toccare gli interessi più forti, ossia i ceti ricchi (nominalità dei titoli per poterli passare, imposta di successione, imposta sui sovra profitti di guerra, ovvero le norme con cui Giolitti cercava di far pagare chi aveva redditi più alti). Quindi Mussolini paga la cambiale a chi l’ha foraggiato dal punto di vista finanziario, ossia la grande borghesia. Tornano in mano ai privati le assicurazioni sulla vita, che invece Giolitti aveva nazionalizzato e anche il settore della telefonia torna in mano ai privati. È chiaro che Mussolini vuole dare spazio ai privati, all’industria e quindi pagò una sorta di cambiale a chi l’aveva sostenuto, al capitalismo.

In generale il primo periodo della politica economica fascista fu liberista, il ministro fu De Stefani; il liberismo era la politica prevalente in quel periodo in cui l’economia mondiale si stava riprendendo dopo la guerra, a partire dal 1922, trainata soprattutto dalla ripresa degli Stati Uniti. Anche l’Italia contribuì alla ripresa trainata dagli Stati Uniti, grazie a una serie di trattati che lascia spazio al libero scambio quindi una politica di carattere liberista, che lasciava anche spazio all’iniziativa privata. E in effetti ci fu una ripresa dell’economia italiana. In seguito fu diverso. Sul piano dei commerci internazionali fece una serie di trattati ispirati al libero scambio. Effettivamente ci fu una ripresa dell’economia italiana, anche per una serie di grandi trust e quindi la situazione migliorò dal punto di vista produttivo e il bilancio fu in pareggio. La contropartita fu che ci fu un attacco al libero sindacalismo: già nel dicembre 1923, con il patto di palazzo Chigi, si rafforzarono i rapporti tra la Confindustria e i sindacati di regime fascisti, per cui non quelli liberamente scelti dai lavoratori (come CGIL). Fu il primo passo di attacco contro il libero sindacalismo. Questo comportò una depressione dei salari operai, che crebbero meno del costo della vita.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email