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L'ondata rivoluzionaria in Francia e nell’Impero d’Austria

In Francia, la vita della Repubblica democratica formatasi nel febbraio 1848 fu agitata e difficile. Al contrasto interno fra repubblicani e socialisti si aggiunse l’insuccesso delle forze al governo, nelle elezioni a suffragio universale per l’Assemblea costituente.
La massa della popolazione francese, composta soprattutto di contadini piccoli proprietari, si dimostrò ostile al socialismo, e quindi nell'Assemblea costituente risultò una maggioranza conservatrice. Furono subito chiusi gli ateliers nationaux (che del resto non avevano fatto buona prova) e alla rivolta degli operai di Parigi del giugno rispose una spietata repressione.
La paura del socialismo fece riunire tutte le forze conservatrici in un cosiddetto partito dell’ordine, composto da orleanisti, legittimisti, clericali, bonapartisti; nelle elezioni per la presidenza della repubblica (dicembre 1848) fu eletto a stragrande maggioranza il principe Luigi Napoleone, con cui la Francia cominciò ad avviarsi verso la dittatura.

Nell’Impero d’Austria scoppiarono nuove insurrezioni a Vienna (agosto e ottobre 1848), mentre le agitazioni a carattere nazionale si facevano sempre più vive. Ma la dinastia asburgica trovò nella fedeltà dell’esercito il mezzo per soffocare ogni rivoluzione. Alla fine del 1848 il moto di Vienna era stato ormai definitivamente represso: rimanevano gli ultimi focolai del grande incendio in Italia e in Ungheria, ma sarebbero stati spenti nel corso del 1849.

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