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Neocolonialismo francese in Africa

Fra tutte le potenze coloniali, la Francia è quella che ha mantenuto dei rapporti neocoloniali più solidi con i paesi indipendenti. Le motivazioni sono diverse. Innanzitutto l’ impero francese africano era formato in gran parte da paesi molto poveri e con scarse risorse fisiche ed umane, il che conferiva alle colonie una natura particolare.
Inoltre, la decolonizzazione francese era stata organizzata per mezzo di una politica di integrazione selettiva di élite intellettuali e politiche, basata su di un sistema educativo e di valori che appoggiava la missione civilizzatrice francese. Va tenuto conto anche del fatto che ovunque la Francia ha sempre represso eventuali movimenti di indipendenza più radicali. Per queste caratteristiche il sistema neocoloniale francese mantiene una certa stabilità, anche se non può essere definito esclusivamente in termini di rapporto di dipendenza. Infatti il sistema di alleanze di classe create nel corso della decolonizzazione ha avuto un suo ruolo relativamente indipendente ed ha conquistato un suo potere quando si è trattato di fare pressione sulla metropoli. Come esempio si può citare Senghor e Houphouët-Boigny, quest’ultimo presidente della Costa d’Avorio, che convinsero il presidente francese Giscard d’Estaing ad intervenire con l’esercito francese nel 1977 nelle operazioni militari contro i ribelli dello Zaire. E non è un caso se Senghor fu nominato consigliere dello stesso generale de Gaulle.

I successivi vertici francesi, anche più recenti, sono stati sempre caratterizzati dal problema della sicurezza collettiva e dalla necessità di ottenere delle garanzie molto precise da parte di Parigi contro manovre di destabilizzazione interne o relative ad un’area più grande. Fra queste dobbiamo citare come epicentro la politica e le attività del colonnello Ghedafi.
Tutti i paesi già colonie francesi mantennero ed alcune mantengono ancora, profondi legami di dipendenza con Parigi. Molti di questi continuano a dipendere dalla Francia anche per le spese di amministrazione corrente, mentre altri, pur continuando a privilegiare Parigi, iniziarono a diversificare le fonti di aiuti e di investimenti. Tutti i paesi francofoni, ad eccezione della Guinea, mantengono accordi di assistenza militare con la Francia ed alcuni come Sénégal, Costa d’Avorio, Gabon, Gibuti, Togo e Camerun sono protetti da trattati di difesa. Questi, inoltre, sono paesi in cui sono più rilevanti gli interessi economici e strategici francesi sul continente africano; d’altra parete io governi, ad eccezione di quello del Togo, a causa della protezione francesi sono stati meno vulnerabili alla contestazione politica. I paesi più poveri della fascia del Sahel hanno conosciuto diversi colpi di Stato e il conseguente intervento militare della Francia sia per proteggere i governi locali messi in discussione sia per ricoprire una funzione di arbitro fra le fazioni in gioco. Alcuni stati come Mali, Benin (ex Dahomey), Congo, Madagascar (oggi Repubblica Malgascia) hanno a più riprese denunciato i patti di difesa che li legavano alla Francia per poi negoziare trattati più elastici.
Attualmente l’influenza economica, politica e militare della Francia in Africa continua ad avere un peso enorme, grazie anche al permanenza del franco CFA. Alcuni studiosi, a questo proposito, parlano attualmente di Françafrique.