Video appunto: Apartheid in Sud Africa

L’apartheid in Sud Africa



Il termine “apartheid” significa”separazione, segregazione razziale” e indica la politica di segregazione razziale, praticata nella Repubblica sudafricana dal 1948 fino agli anni ’90. Questa politica si basava su principio razzista della superiorità dei bianchi; essa prevedeva un sistema discriminatorio, sancito dalla legge, che riservava ai bianchi il controllo dei poteri politici ed economici, con esclusione della popolazione di colore ai diritti civili e politici.
Inoltre, stabiliva una rigida separazione tra tutte le diverse comunità razziali esistenti nel paese, e cioè: razza bianca (il 10% della popolazione), popolazione di colore - neri e bantù - (il 75%), quindi le altre componenti presenti in Sud Africa, asiatici e meticci. La stessa linea fu applicata anche in Rhodesia (attuale Zimbabwe). Fu messa in atto anche nella Nambia, ma la questione fu risolta con l’indipendenza, concessa nel 1989. Invece, nel Sud Africa l’apartheid si consolidò molto perché affondava le radici nella colonizzazione boera e inglese. Dal 1948 fu adottato ed organizzata in modo organico, quando arrivò al potere il Partito Nazionalista che durante la Seconda guerra mondiale aveva manifestato apertamente la sua simpatia per il regime nazista.

I governi nazionalisti caratterizzarono la vita politica del Sud Africa fino al 1966 e il principio della segregazione fu esteso a tutti gli aspetti della vita sociale. Fu introdotta anche una rigida separazione territoriale: infatti a ciascuno dei quattro gruppi razziali furono assegnate delle aree ben delimitate; per circolare fuori di esse, era necessario un lasciapassare. Pertanto, nelle varie aree urbane si formarono dei quartieri ghetto che costituivano delle vere e proprie riserve di manodopera, priva di qualsiasi tutela. La legislazione riguardante l’ordine pubblico era particolarmente severa; lo scopo era quello di colpire le forme sia individuali che colletti vedi dissenso, che venivano qualificate come “comuniste” o “sovversive”. In applicazione di queste leggi, molte persone furono imprigionate o eliminate fisicamente, fra cui i principali leader dei movimenti di opposizione di colore. Da parte sua l’ ONU condannò una simile politica razziale nel 1091, ma soltanto dopo un massacro effettuato dalla polizia sudafricana durante una manifestazione nel distretto nero di Soweto nel 1976, l’intervento della comunità internazionale si fece più energico: il Sud Africa fu messo al bando dalla comunità internazionale e fu oggetto di sanzioni economiche.
I simboli della lotta anti apartheid furono due: Nelson Mandela, leader dell’African National Congress, in carcere dal 1964 e l’arcivescovo i Johannesburg, Edmond Tutu,premio Nobel per la pace nel 1984