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LA NASCITA DEL PROLETARIATO INDUSTRIALE

Mentre nella città prima della rivoluzione industriale vi era una differenziazione all’interno del settore artigianale, quello economicamente più forte, in base al quale quando vi era la necessità, per esempio, di alcune riparazioni si sceglieva l’artigiano più competente e che mostrava una maggiore abilità nella riparazione, adesso, nel settore industriale il modello del lavoratore ideale diventa il salariato, che non ha una particolare abilità pratica, e che quindi non si differenzia dagli altri lavoratori della fabbrica, ma si omologa ad essi, ossia tutti i lavorati, poiché devono svolgere le stesse mansioni, diventano tutti uguali dal punto di vista dell’abilità. La connotazione che assume il lavoro è piuttosto quantitativa che qualitativa: infatti all’industriale non serve una manodopera qualitativamente elevata ma quantitativamente. Vi è anche un’omologazione dei salari e la scelta dell’assunzione di una persona invece che di un'altra non è più vincolata dalla qualità della manodopera ma da una scelta arbitraria.

Nasce quello che oggi gli storici sono soliti definire proletariato industriale, così chiamato in quanto non soltanto gli impiegati nella fabbrica generavano molti figli ma soprattutto perché questi ultimi erano la loro unica fonte di ricchezza, in quanto, raggiunta l’età di 10 anni erano mandati a lavorare nella fabbriche. Le condizioni di vita e di lavoro di questo proletariato industriale furono davvero pesanti: chi decideva di aprire una fabbrica lo face in sostanza sol per ilo guadagno, senza curarsi della condizioni di vita dei lavoratori, costretti a stare in fabbrica dalle 10 alle 14 ore, per avere un maggiore guadagno e se un lavoratore non reggeva la pesantezza del lavoro oppure decideva di andarsene, vi erano altre miglia di persone che per lo stesso lavoro avrebbero fatto di tutto, quindi la sostituzione era immediata. Inoltre non si potevano spendere soldi per dare ai lavoratori migliori condizioni di lavoro e un ambiente pulito e vivibile e non vi era la concezione moderna che ridurre le ore produceva una maggiore rendita. I lavoratori non potevano protestare, scioperare o manifestare, le condizioni di vita erano scadenti e, la poca disponibilità economica non permetteva l’acquisto o l’affitto di case.

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