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Napoleone III e il Secondo Impero


In Francia, nel 1849, la Camera dei deputati appena eletta, seguì una politica repressiva e restrinse il diritto di voto. In un simile clima, sembrò che si avvicinasse la restaurazione borbonica, ma il presidente, Luigi Napoleone Bonaparte, anticipò i tempi e con un colpo di stato e appoggiandosi all’esercito, fece arrestare tutti i deputati che gli erano contrari, dando anche ordine di disperdere la folla che era scesa in piazza per difendere i diritti democratici. Pochi giorni dopo, siamo nel dicembre 1852, a seguito di un plebiscito fu proclamato il Secondo Impero che vide come imperatore lo stesso Luigi Napoleone Bonaparte, con il nome di Napoleone III.
Il periodo del Secondo impero può essere diviso in due periodi con caratteristiche diverse:
1) l’impero autoritario, dal 1852 al 1860
2) l’impero liberale, dal 1860 al 1870
All’inizio, Napoleone III attuò una politica repressiva, appoggiata dall’esercito e dalla burocrazia, perché il suo scopo era quello di rafforzare il potere. Per allargare il consenso, egli promosse lo sviluppo economico della Francia: industria tessile, lavori pubblici, rete ferroviaria, sistema bancario. In questo modo, si attirò la simpatia del ceto borghese, dei contadini e di una parte delle classi operaie delle città. Bisogna aggiungere che egli aveva già l’appoggio dei cattolici che cercò di mantenere, sostenendo il Papa nelle vicende della Questione Romana.
Dal 1860, l’Impero diventò più liberale: Napoleone III garantì la libertà di stampa e di associazione nonché la funzione del Parlamento. In un clima di maggiore libertà, riprese vigore l’opposizione monarchica di stampo borbonico, quella dei liberali, dei repubblicani e dei socialisti.
In politica estera, egli cercò di restituire della Francia il primato che aveva avuto al tempo di Napoleone I, facendosi difensore dei popoli oppressi. E’ per questo che intervenne nella guerra di Crimea a fianco dell’Inghilterra contro la Russia e nella seconda guerra d’indipendenza a fianco del Regno di Savoia contro l’Impero Asburgico (preceduta dagli accordi di Plombières con Cavour). La Seconda guerra d’indipendenza portò ad un risultato che Napoleone III non desiderava, cioè quello di avere un forte stato italiano ai propri confini. Nel settembre 1864, egli firmò con l’Italia la Convenzione di settembre con cui si impegnava a ritirare gradualmente le truppe da Roma e l’Italia, da parte sua, si prendeva l’impegno di difendere lo Stato Pontificio, rinunciando a Roma capitale d’Italia. In realtà, Napoleone III voleva dimostrare ai cattolici francesi che lo avevano sempre sostenuto, di essere stato capace, con la diplomazia, ad aver fatto rinunciare l’Italia a Roma.
Si concluse con un disastro il tentativo di creare in Messico un impero controllato dalla Francia, con a capo Massimiliano d’Austria, fratello dell’Imperatore austriaco: egli fu catturato e fucilato dai messicani in rivolta.
Nel 1870, caduto nella trappola tesagli dal cancelliere tedesco, Bismarck, Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia che si concluse con la sconfitta di Sedan, nella quale egli stesso fu catturato. A seguito della guerra franco-prussiana, il Secondo Impero crollò e fu sostituito dalla Terza Repubblica, dopo la vicenda sanguinosa della Comune parigina.
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