Video appunto: Limiti della datazione con il radiocarbonio

I limiti di questo strumento



1.Fino a pochi anni fa richiedeva una grande quantità di carbonio per la misurazione, molto più di quella che si trova in un ossicino o in un seme. Quindi gli archeologi utilizzavano altri reperti che si trovavano nello stesso sito, spesso resti di legna carbonizzata dei focolari.
Ma vi era il rischio di mischiare materiali appartenenti a epoche diverse. Questo problema è oggi superato con la spettrometria di massa che rende possibile la datazione anche di materiale organico di piccole dimensioni come un seme o un piccolo osso.
2.Il rapporto tra 14C e 12C non è perfettamente costante, ma nel tempo ci sono delle oscillazioni costanti che generano un errore sistematico nelle misurazioni. L’entità di questi errori si può verificare con gli anelli di accrescimento di alcuni alberi molto longevi, che forniscono un calendario assoluto del fluire del tempo nel passato. Si misura con il radiocarbonio l’età e poi si confronta con quella vera data dagli anelli in modo tale che la misurazione tenga conto delle variazioni del rapporto tra 14C e 12C.

Dopo aver identificato e datato i resti di una pianta o animale, come possiamo sapere se si trattava di una specie domesticata lì o domesticata altrove e poi importata lì successivamente? Ci sono due metodi:
1.Si basa sulla distribuzione geografica dell’antenato selvatico dell’esemplare in questione, dando per scontato che la domesticazione deve essere stata possibile solo in quell’area.
2.Per risalire al luogo di domesticazione di una specie, si potrebbe segnare su una carta tutti i siti in cui i resti compaiono e le loro datazioni, se nella distribuzione si può individuare una dinamica di origine e di successiva diffusione, e se i dati sono consistenti, si può ricostruire la storia.