Diverse delle osservazioni formulate dalle opere teoriche di Lenin e di Hobbes (rispettivamente L'imperialismo, fase suprema del capitalismo; L'imperialismo) sono ancora oggi molto utili per descrivere correttamente alcune delle più importanti vicende coloniali del primo Novecento. Tuttavia, negli anni seguenti alla pubblicazione di questi libri rispettivamente 1902 e 1917, i vari aspetti delle teorie che vi sono espresse diventano oggetto di critiche talora anche assai persuasive: si rivelò per esempio del tutto caduca l'idea leniniana dell'imperialismo come ultima fase di sviluppo del capitalismo e altrettanto fuorviante si è rivelata l'insistenza prevalente, se non esclusiva, sul fattore economico come chiave esplicativa essenziale del fenomeno imperialista. Oltre a questa motivazione infatti ci sono almeno altri due fattori che aiutano a spiegare l'espansionismo occidentale in tutti i suoi elementi:
1) in primo luogo possono esserci "motivazioni di carattere strategico", che spingono a voler occupare anche zone economicamente prive di rilievo (per esempio i britannici vorrebbero controllare l'Afghanistan per proteggere l'India dalla possibile minaccia dell'espansionismo russo).

2) in secondo luogo, e in termini più generali, sia la conquista coloniale di terre economicamente più appetibili sia l'espansione in zone economicamente interessanti devono essere spiegate considerando le ragioni di politica interna che muovono i governanti. A seconda delle dinamiche nazionali, un governo può avere interesse a enfatizzare la propria forza, autorità ed efficienza, offrendo alla propria opinione pubblica risultati di una buona politica coloniale poiché da ciò ci si può aspettare un forte consolidamento immediato del prestigio del governo e, sul più lungo periodo, anche un rafforzamento della stessa coesione nazionale. Un esempio di espansione imperiale dettata da motivazioni di questo genere è la guerra di Libia, promossa dall'Italia nel 1911 sotto il governo Giolitti.
Tutti i protagonisti dell'espansione imperialista (sovrani, politici, militari, esploratori, operatori economici) non hanno alcun dubbio sulla loro superiorità nei confronti dei popoli assoggettati, e talora la dichiarano apertamente. Tuttavia la retorica più in voga ricorre ad altre argomentazioni, spiegando che l'opera di colonizzazione viene compiuta dagli occidentali "in nome della civilizzazione e a vantaggio dei popoli colonizzati" e che ciò è, in qualche misura, una sorta di onere etico che spetta all'uomo bianco.

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