L'Italia tra Ottocento e Novecento


Unificazione e rapporti tra Stato e Chiesa

Dopo la proclamazione del Regno d’Itali (1861), il processo di unificazione nazionale prosegui nel fino al 1870 quando Roma divenne capitale del Regno(Breccia di Porta Pia).
Lo Stato approvò la Legge di Guarentigie, per regolare i rapporti con la Chiesa, ma il Papa Pio IX non accettò la nuova situazione e nel 1874 emanò il Non Expedit(“non conveniente”) , vietò ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni e alla vita politica dello Stato italiano.

La Destra al Governo

Il governo della Destra doveva organizzare il nuovo stato e decidere quali istituzioni e leggi dare alla nuova Italia.
Lo statuto Albertino divenne la nuova Costituzione(“legge fondamentale di uno Stato”), istituioto nel1848 con Carlo Alberto, rimane in vigore fino al 1946.
Le Camere dei Deputati era eletta a suffragio censitorio (in base al redito 2%)
Il Re aveva ancora un ruolo importante(esercitava il potere legislativo, aveva diritto di veto, conduceva la politica estera…).
Dal punto di vista territoriale lo Stato era diviso in regioni con a capo dei Prefetti e dei Sindaci nominati dallo Stato.
Dal punto di vista economico lo Stato dovette affrontare un Defict del Bilancio derivato dalle spese sostenute per l’unificazione. Per rimediare a questa situazione Quintino Sella attuò un forte aumento del prelievo fiscale, soprattutto delle imposte indirette( es. Tassa sul macinato).
Dal 1876 subentrò la Sinistra storica, che imboccarono la via delle riforme e dell’industrializzazione del paese.
Le riforme più importanti che attuarono furono:
-ampliamento del diritto di voto;
-obbligatorietà dell’istruzione elementare (Legge Coppino);
-eleggibilità dei sindaci;
-abolizione della Tassa sul macinato;
iniziò un periodo segnato dal trasformismo( la tendenza a cambiare schieramenti sulla base di interessi particolari e clientelari), dal degrado morale e della corruzione.
L’Italia era un paese economicamente arretrato, prevalentemente agricolo con poche attività industriali( settore tessile, alimentare e meccanica leggera).

La Sinistra favori questo "Decollo Industriale", attraverso:

    -Politiche di protezionismo (aumento delle tariffe doganali, nascita dei mercati controllati da singole imprese, monopoli, o da un ristretto numero di imprese, oligopoli)
    -Politiche di finanziamento(commesse pubbliche)
    Negli ultimi anni dell’ottocento le nazioni europee dettero nuovo impulso all’imperialismo coloniale. Con la Conferenza di Berlino le potenze Europee si spartirono L’Africa. Anche l’Italia si lancio in guerre di conquista, che si conclusero con una serie si sconfitte (Eritrea, Adua…); solo nel 1912 l’Italia ottenne un suo possedimento coloniale con l’occupazione della Libia.

Conflitti sociali e repressione


Con lo sviluppo dell’industria, si formarono anche in Italia organizzazioni sindacali e politiche degli operai e dei contadini salariati.
Nel 1892 nacque il Partito dei lavoratori( di ispirazione marxista), divenuto più avanti Partito socialista italiano.
Alle lotte sociali dei seti proletari, il governo guidato da Francesco Crispi rispose con misure repressive, come nel 1898 a Milano, dove l’esercito ebbe l’ordine di sparare sulla folla durante una manifestazione.
Età Giolittiana
Giovanni Giolitti che copri la carica di capo del governo dal 1903 al 1914, rinunciò alla repressione dei conflitti sociali e avviò riforme sociali e politiche, facendo approvare, nel 1912, il suffragio Universale maschile.
Nell’età giolittiana ‘Italia conobbe un notevole sviluppo industriale , specie al Nord il Sud restava arretrato.
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