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Il biennio delle riforme e le speranze dei moderati

Nei due anni immediatamente precedenti il 1848 la linea moderata parve destinata al successo. Nel 1846, l'elezione al soglio pontificio di Giovanni Maria Mastai Ferretti, con il nome di Pio IX (1846-78), sembrò aprire un'epoca nuova e convalidare l'ipotesi neoguelfa di Gioberti: il nuovo pontefice attuò alcune riforme (amnistia per i reati politici, ammissione di membri laici nelle cariche dello stato) e non disdegnò il ruolo di "papa liberale" assegnatogli da un'opinione pubblica entusiasta. Riforme vennero introdotte anche in Toscana da Leopoldo II (libertà di stampa) e, infine, da Carlo Alberto nel Regno di Sardegna (attenuazione della censura, riduzione dei poteri della polizia, istituzione di consigli comunali elettivi). Solo Ferdinando II, sovrano delle due Sicilie, rimase sordo a ogni richiesta di rinnovamento.
Si trattava di aperture riformistiche molto caute, realizzate con riluttanza da sovrani che nulla erano intenzionati a concedere dal punto di vista costituzionale: ma esse vennero interpretate dall'opinione pubblica come segno di una disponibilità che poteva dare avvio a grandi progressi. Il clima politico, del resto, era in fermento: l'atteggiamento sempre più arrogante dell'Austria (che nel 1847 occupò platealmente Ferrara), faceva temere una guerra imminente e alimentava sentimenti patriottici e anti-austriaci; si susseguivano manifestazioni popolari, promosse dai democratici, in cui alle rivendicazioni delle riforme si univano le parole d'ordine della lotta di indipendenza.

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