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Dalla riforma agraria al boom economico
L’italia del centrismo
La vittoria democristiana del 1948 provocò l’inizio di un governo della coalizione centrista (democristiani, liberali, socialdemocratici e repubblicani). Nello stesso anno inoltre venne eletto il Presidente della Repubblica Einaudi.
L’Italia in politica estera si schierò con il blocco statunitense, aderendo alla NATO e ponendo le basi per la futura Unione Europea; mentre in politica interna avviò la ricostruzione del Paese attraverso gli aiuti economici dell’USA (European Recovery Program  Piano Marshall).
Sul fronte sociale De Gasperi tentò di sviluppare un programma a favore della libera iniziativa imprenditoriale e della tutela dei lavoratori:
1. Varò la riforma agraria: attesa tanto dai contadini meridionali, i quali attraverso scioperi e occupazioni di terre demaniali aspettavano che le promesse elettorali venissero mantenute. Così nel 1950 il governo distribuì vari ettari di terra non coltivata, sottraendola alle grandi proprietà. Tale riforma non fu costituita da una serie di leggi organiche, a causa della forte opposizione dei grandi proprietari, ma tanti provvedimenti a carattere locale. Purtroppo anche i criteri di espropriazione non furono omogenei.

In ogni caso gli ettari espropriati non furono sufficienti a garantire la maggioranza degli appezzamenti ai contadini, inoltre il prezzo della terra saliva nettamente, poiché i proprietari per evitare l’esproprio li mettevano sul mercato.
2. Creò strutture previdenziali ed assistenziali.
3. Istituì enti deputati all’intervento dello Stato in materia di economia:
• Cassa del Mezzogiorno: gestiva i finanziamenti pubblici per lo sviluppo di infrastrutture al Sud.
• Riforma del fisco: prevedeva la tassazione sul reddito.
• Ente nazionale idrocarburi (ENI): per lo sviluppo di ricerche energetiche petrolifere.
• Ministero per le Partecipazioni Statali: si occupava delle industrie controllate dallo Stato.
Nonostante ciò il disagio sociale ed economico dei ceti meno abbienti crebbe nei primi anni cinquanta, vedendo anche i democristiani calare i propri consensi. Vicini alle elezioni del 1953 il partito cercò di instaurare una legge elettorale maggioritaria (subito definita “legge truffa” dalle opposizioni) per garantire alla coalizione che avesse superato il 50% dei consensi elettorali il 65% dei seggi in Parlamento. La legge venne approvata, alle elezioni vi fu un clima di accesa lotta politica (accentuato anche dall’atteggiamento della Chiesa e dell’amministrazione americana). La coalizione centrista risultò inferiore al 50%, la legge truffa venne ritirata e De Gasperi non ottenne la fiducia, uscendo quindi di scena. Durante la seconda legislatura proseguì l’esperienza di governi centristi a guida democristiana, ma le crisi di governo si fecero più frequenti e la durata degli esecutivi più brevi. Nonostante tutto non mancarono successi in politica estera ed interna:
• 1954: riconoscimento all’Italia della sovranità della zona A di Trieste.
• 1955: entrata del Paese nell’ONU.
• 1957: firma degli accordi di Roma (nascita del Mercato comune Europeo)
• Riduzione della disoccupazione all’interno del Paese. Rimase comunque la distinzione tra Nord, industrializzata, e Sud, economia agricola arretrata. Gronchi, eletto nel 1955 grazie a socialisti e comunisti, fece in modo che la Costituzione fosse applicata interamente, istituendo nel 1956 la Corte costituzionale. Cercò anche di rendere l’Italia un ponte fra Est e Ovest, ma tale impresa fu dichiarata troppo pericolosa.
Nel 1956 molti eventi internazionali ebbero profonde ripercussioni sul piano politico italiano:
1. XX Congresso del PCUS.
2. Rivolta in Ungheria.
I socialisti condannarono l’invasione russa in Ungheria, allontanandosi dalle posizioni filosovietiche comuniste e creando il presupposto per un avvicinamento tra il partito democristiano e quello socialista.

Una crescita differenziata: il boom economico
Gli anni tra il 1958 ed il 1963 vennero detti gli anni del boom economico, fase di dirompente sviluppo economico e produttivo. La crescita della produzione fu incontrollata ed inaspettata, poiché superò le previsioni del piano0 di programmazione economica del 1955 di Vanoni, i dati furono:
• Aumento medio annuo del 10% nella produzione manifatturiera.

• Incremento del prodotto interno lordo (PIL).
• Aumento del 13.8% degli investimenti medi annui.
Seguì inoltre un incremento significativo del tenore di vita: rendendo l’Italia una società industriale. L’area compresa nel triangolo industriale (Milano-Torino-Genova) fu la prima interessata alla nuova fase di incremento produttivo.
La nuova situazione però non ebbe solo risvolti positivi:
1. Aumentò il divario città-campagna e Nord-Sud. Dunque la gente si trasferiva nei centri industriali al Nord, facendo mancare la forza lavoro nelle terre e disgregando intere famiglie, formando così una nuova classe sociale poverissima.


2. Accentuò la crescita dei consumi dei generi di lusso.
3. Ai progressi del settore produttivo non corrispose un miglioramento paragonabile nell’erogazione dei servizi pubblici  Distorsione dei consumi: divario incolmabile tra consumi privati e pubblici.

Il centrosinistra e la contestazione
La crisi del 1960
Agli inizi del 1960 si concluse la stagione del centrismo, dunque la democrazia cristiana cercò altre alleanze:
1. Partiti conservatori: Tambroni formò un governo con il sostegno dei neofascisti del movimento sociale italiano. Le forze politiche e sindacali della sinistra organizzarono un’imponente manifestazione antifascista, la polizia ricevette dal governo l’ordine di usare le maniere forti.
Di fronte a tali ostilità il partito democristiano cambiò alleanze:
2. Alleati a sinistra: (come già proposto da Fanfani) dopo il 1960 si crearono le condizioni favorevoli all’ingresso dei socialisti nel governo, inoltre venne sperimentato un governo di centrosinistra.
Intanto nel 1958 venne nominato pontefice Giovanni XXIII, il quale si aprì alle trasformazioni in corso nella società contemporanea: rilasciò un’enciclica nel 1961 “Mater et magistra” in cui espresse il suo pensiero contro il libero mercato e propose un’integrazione sociale degli emarginati; inoltre convocò nel 1962 il Concilio Vaticano II.

I governi di centrosinistra
Nel 1962 il progetto di Fanfani venne realizzato, formando un governo con DC, PRI e PSDI, assieme al sostegno parlamentare del PSI di Nenni. La novità principale fu il programma economico, programma che conteneva una seria pianificazione, la creazione di servizi sociali efficienti ed il riequilibri del rapporto agricoltura-industria. L’allenaza di governo non era consolidata, alle elezioni presidenziali vennero appoggiati 2 candidati differenti: Segni (DC) e Saragat (socialisti)  vinse Segni. Malgrado le difficoltà, il programma di Fanfani venne rispettato:
• Produzione energia elettrica.
• Assicurazione per le malattie.
• Piano verde per il rilancio dell’agricoltura.
• Imposta sui dividenti azionari.
• Scuola dell’obbligo fino a 14 anni.
Successivamente però vi fu un peggioramento della situazione economica che provocò vari scioperi e l’aumento dell’inflazione.
Le elezioni del 1963 penalizzarono i democristiani ed i socialisti, ma la centrosinistra rimaneva l’unica possibile. Nello stesso anno i socialisti entrarono nel primo dei tre governi di centrosinistra, presieduti da Aldo Moro. Il programma prometteva di proseguire l’opera dello scorso esecutivo con una riforma agraria che equilibrasse Nord e Sud, inoltre voleva completare la riforma scolastica ed intervenire sullo Stato sociale. Nei fatti il primo governo Moro ebbe pochi risultati a causa del difficile momento economico. L’esperienza riformista del centrosinistra allarmò le forze conservatrici, alcune delle quali organizzarono un colpo di Stato  Il piano “Solo” con a capo il generale dei carabinieri De Lorenzo, tale piano prevedeva la compilazione di liste di oppositori politici da arrestare, l’occupazione dei centri radiotelevisivi, delle prefetture,… . Non venne mai messo in atto.

La contestazione studentesca e l’autunno caldo
Le elezioni del 1968 penalizzarono i democristiani ed i comunisti, facendo uscire il centrosinistra indebolito. Nello stesso anno scoppiò nelle università italiane la contestazione studentesca, conseguenza delle mancate riforme del centrosinistra e della scolarizzazione di massa che aveva permesso a giovani di ceti sociali esclusi fino ad ora di iscriversi agli studi superiori  Tale aumento portò in superficie i difetti del sistema educativo arretrato. Tale protesta fu un’occupazione delle sedi scolastiche accompagnata da manifestazioni e cortei di lavoratori, scoppiarono inoltre violenti scontri con le forze dell’ordine.
Il movimento studentesco contestava il governo, ma anche l’opposizione ufficiale guidata dal PSI, accusato insieme ai sindacati di essere incapace di produrre una spinta rivoluzionaria. A contestare il PSI nacquero anche gruppi extraparlamentari di ispirazione marxista.
Nel 1969 si aggiunse anche una mobilitazione operaia a causa della crescita della disoccupazione e della qualità di vita  “Autunno Caldo”.scaturì in occasione del rinnovo dei contratti nazionali. Nel 1969 venne firmato un contratto nazionale che accoglieva in parte le richieste degli scioperanti, ciò rappresentò una vittoria per le forze sindacali.

La “strategia della tensione”
La tensione già provocata dall’Autunno caldo venne accentuata dallo scoppio di un ordigno ad alta potenza a Milano nella Banca nazionale dell’Agricoltura. Le indagini, guidate dal commissario Calabresi, si rivolsero subito ai gruppi di estrema sinistra, secondo lui i responsabili andavano cercati fra gli aderenti all’anarchismo milanese  Pinelli e Valpreda vennero arrestati, Pinelli durante l’interrogatorio si suicidò (anche se si pensa sia stata colpa del commissario). Nel 1972 Calabresi venne ucciso in un attentato e nel 1988 un ex militare di estrema sinistra del gruppo Lotta continua, Sofri, confessò l’omicidio. Gli anarchici in realtà erano del tutto estranei ai fatti e presto fu chiaro che la responsabilità dell’attentato era da ricercarsi nella destra neofascista. Le indagini procedettero a fatica e si iniziò a pensare che la strage fosse stata ordinata dall’interno di un più ampio piano di destabilizzazione  “Strategia di tensione”: compiere una serie di attentati allo scopo di destabilizzare l’ordine politico e diffondere la sfiducia nelle istituzioni democratiche, favorendo l’instaurazione di un governo autoritario. Vi furono altri attentati come Brescia e Bologna e nel 2005 la Cassazione chiuse il caso senza individuare i colpevoli. L’estendersi di situazioni eversive nel Paese era segnalato anche da altre vicende, per esempio Reggio Calabria nel 1970. Tutto iniziò dalla delusione cittadina di scegliere Catanzaro come capoluogo, vennero organizzate proteste e si arrivò ad una vera e propria rivolta civile. Reggio Calabria rappresentava la grave arretratezza economica del Sud. Il governo alla fine concesse che la città ospitasse il Consiglio regionale ma confermò Catanzaro capoluogo. Inoltre si diede inizio alla costruzione del Gioia Tauro ma a causa del crollo di mercato dell’acciaio di metà anni ’70 la costruzione venne interrotta.

Quale bilancio per il centrosinistra?
Fra il 1969 ed il 1974 si susseguirono governi monocolori e governi di centrosinistra, ormai solo sterili maggioranze prive di qualsiasi progetto. Nel 1971 l’elezione del presidente democristiano Leone mostrò la fine di un ciclo politico e che il centrosinistra aveva fallito. Essi avevano avviato alcune importanti riforme, ma bisogna notare che alcuni dei loro risultati più importanti furono la conseguenza di convergenze politiche più estese dell’alleanza di governo  Per esempio lo Statuto dei lavoratori nel 1970, il sistema pensionistico e la legge Fortuna-Baslini. Quest’ultima introdusse il divorzio in Italia, essa venne fortemente avversata dalla Democrazia cristiana e Fanfani nel 1974 fece un referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio. L campagna elettorale fu molto aspra e vide l’intervento delle gerarchie ecclesiastiche a favore dell’abrogazione. La legge rimase in vigore poiché molti degli italiani non si identificavano più nei democristiani e negli insegnamenti della Chiesa cattolica.

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