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Crisi di fine secolo

La disfatta di Adua e la caduta del governo crispino coincisero con l'apertura di una crisi politica, destinata a modificare gli equilibri politici maturati negli ultimi decenni del secolo, nel corso dei quali si era affermata una visione autoritaria del potere, che mirava principalmente a contenere le spinte e le rivendicazioni sociali. Questa crisi politica si svolse tra l'altro durante un periodo di crisi economica. Questa crisi economica ebbe ripercussioni sui ceti popolari, che organizzarono moti di protesta, repressi dal governo. La repressione culminò a Milano, quando il generale Bava Beccaris il 7 maggio del 1898 sparò cannonate sulla folla in piazza, causando decine di morti. Il primo ministro Rudinì si dimise e si introdusse al governo Pelloux, sotto cui l'Italia corse il pericolo di una svolta autoritaria. Al tentativo di proporre il disegno di legge liberticida le opposizioni risposero ricorrendo all'ostruzionismo parlamentare; Pelloux promulgò allora le misure repressive per decreto, dichiarato però nullo dalla Corte di cassazione nel febbraio del 1900. Lo scontro tra governo e opposizione si concluse infine con lo scioglimento della Camera; le successive elezioni nel giugno 1900 fecero però registrare un rafforzamento delle sinistre, costringendo il governo alle dimissioni. Il periodo del governo Saracco (1900-1901) fu funestato dall'assassinio del re Umberto I del 29 luglio 1900, ed infine il suo governo cadde in seguito ad un voto della Camera che gli contestava un atteggiamento troppo debole in occasione di un grande sciopero dei lavoratori portuali di Genova, a seguito della revoca dello scioglimento della locale Camera del Lavoro. Nel 1901 il nuovo re Vittorio Emanuele III nominò primo ministro Zanardelli, leader della sinistra parlamentare. Si posero le basi della democrazia che contraddistinguerà l'età giolittiana.

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