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l'Italia dal boom economico a tangentopoli

La riforma agraria

I quattro anni compresi tra il 1948 e il 1952 vengono generalmente definiti gli anni della ricostruzione ( del tessuto economico e sociale oltre che dal punto di vista materiale). Per consentire la ripresa dell’economia nel 1947 il ministro del Bilancio Luigi Einaudi impose alle banche di ridurre i prestiti alle imprese, così da costringerle, per avere denaro contante, ad abbassare il prezzo di vendita delle merci giacenti in magazzino . Il governo affrontò anche la questione della riforma agraria: vi erano molti appezzamenti di terreno, soprattutto nel Mezzogiorno, lasciati incolti e occupati dai contadini in cerca di terre. Lo Stato espropriò quindi circa 750.000 ettari di terreno e li distribuì tra 110.00 coltivatori con l’intenzione di creare sul territorio piccole aziende a conduzione familiare. In risultati della riforma furono però inferiori alle attese, sia perché i proprietari terrieri si privarono soltanto delle terre più difficili da coltivare, sia perché le piccole aziende italiane non riuscivano a competere sui mercati con i prodotti provenienti dalle grandi fattorie americane o argentine. Venne inoltre creata nel 1950 la Cassa per il Mezzogiorno, una sorta di banca con il compito specifico di finanziare lo sviluppo di infrastrutture e attività imprenditoriali nel Sud del Paese, ma il denaro non riuscì a migliorare la sofferente economia meridionale.

L’Industria

Per quanto riguarda il comparto industriale, i settori metallurgico, meccanico e chimico registrarono una rapida ripresa, ponendo le basi per la successiva fase del “miracolo economico”, iniziata nella seconda metà degli anni Cinquanta .Il nostro Paese sperimentò una fase di sviluppo economico straordinario, con le industrie che modernizzarono la propria produzione e la crescita di quasi tutti i settori dell’economia. Risultarono trainanti il settore automobilistico (grazie alla FIAT) che si impose come uno dei grandi gruppi europei e quello della produzione di manufatti in plastica ( materia inventata dall'italiano Giulio Natta. Il settore siderurgico necessitava di una riorganizzazione. Deciso a privilegiare la grande industria meccanica, lo Stato effettuò cospicui investimenti, cercando di raggiungere posizioni competitive sui mercati mondiali ( nel’ 53 fu ristrutturato il centro siderurgico di Cornigliano e nel ’57 si iniziò la costruzione del centro siderurgico di Taranto, nonostante l’opposizione di potenti industriali che avrebbero preferito che lo stabilimento sorgesse al Nord ).Si sviluppò la produzione di moto e scooter , grazie a imprese come Innocenti, Piaggio, Macchi, Guzzi, , Gilera e Bianchi . La presenza di una grande industria automobilistica indusse i governi a costruire ponti, gallerie e autostrade mentre minori furono le risorse destinate al trasporto su rotaie .A partire dagli anni ’50 aumentò la richiesta di elettrodomestici e di mezzi di comunicazione di massa ( radio)

Sorsero molte raffinerie di petrolio e furono costruite importanti centrali termoelettriche. Altri settori, come quello tessile, ebbero uno sviluppo più lento. Anche il settore alimentare, non essendo sviluppata un’agricoltura molto fiorente, non riuscì mai ad acquisire un ruolo di primo piano. Nonostante queste difficoltà e grazie agli ingenti aiuti arrivati col Piano Marshall , l’Italia riuscì a risollevarsi dallo stato in cui si trovava al termine della guerra tanto da diventare ben presto la settima potenza industriale del mondo. Questo balzo in avanti ebbe un andamento caotico: l’esodo dalle campagne e dal Mezzogiorno, non accompagnato da adeguate misure sociali, , come la costruzione di case popolari, scuole, ospedali comportò costi umani assai pesanti. Il Mezzogiorno e le isole continuarono a restare afflitti dalla povertà e dalla disoccupazione mentre si accentuarono sempre più gli storici squilibri economici tra Nord e Sud del Paese. I prodotti italiani risultavano essere concorrenziali per media qualità e prezzi bassi ( A DISCAPITO DEI SALARI CHE SI MANTENNERO BASSI) La questione salariale causò, tra gli anni ’50 e ’60 un clima di tensione all'interno delle fabbriche. Grazie alle lotte sindacali i salari crebbero in maniera apprezzabile a discapito della crescita del costo del lavoro che, almeno fino al ’66 , rallentò la crescita industriale.

Il Concilio Vaticano II

Il Papa Giovanni XXIII si fece interprete della necessità di rinnovamento che pervadeva la Chiesa e dunque convocò il Concilio ecumenico Vaticano II , i cui lavori durarono dal ’62 al 65. Con il Concilio, nel quale si riunirono tutti i vescovi cattolici del mondo, , Giovanni XXIII voleva riavvicinare le varie confessioni cristiane e aprire la chiesa a nuove problematiche ( sviluppo tecnologico, guerra atomica, sottosviluppo). Scomparso prematuramente nel 1963,Papa Giovanni XXIII fu sostituito da Paolo VI. La Chiesa uscì rinnovata nella liturgia ( fu eliminata la messa in latino) e nella mentalità.

Eventi significativi degli anni Sessanta

La Democrazia Cristiana abbandonò l’alleanza con i piccoli partiti moderati e si aprì alla Sinistra. Nel 1962 il Partito Socialista offrì appoggio al governo presieduto da Amintore Fanfani e l’anno successivo partecipò direttamente al primo governo di Aldo Moro (governi di centro-sinistra). Per entrare a far parte del governo i socialisti chiesero la riforma del sistema scolastico ( l’obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu creata una scuola media unica per tutti gli alunni provenienti dalle elementari), una nuova riforma agraria (che rimase inattuata), un programma di nazionalizzazione dell’industria elettrica. Nacque l’ENEL (Ente Nazionale per l’Energia Elettrica). La fine degli anni Sessanta fu caratterizzata da un conflitto sociale che investì le fabbriche e le Università. Nel 1968 la protesta degli studenti, nata negli Stati Uniti, assunse una forza inedita .I giovani del Movimento studentesco chiedevano migliori condizioni di studio ma anche per una modernizzazione della società per eliminare le discriminazioni nei confronti delle donne e per ottenere una maggiore giustizia sociale. In seguito a questi fatti l’anno successivo (1969) fu contraddistinto dall’“autunno caldo “, cioè da un periodo di intense agitazioni nelle fabbriche che portò all'approvazione, da parte del governo, di un nuovo Statuto dei lavoratori che prevedeva le 40 ore lavorative settimanali e alcuni miglioramenti retributivi.

Caratteristiche del terrorismo di destra e di sinistra

Il terrorismo di destra utilizzò sistematicamente la strage e l’attentato contro la popolazione inerme allo scopo di creare il panico e far nascere il bisogno di un governo autoritario e forte , capace di ristabilire l’ordine.
Il terrorismo di sinistra ebbe come obiettivi politici e sindacalisti, uomini che per il loro ruolo di mediatori erano visti come ostacoli al realizzarsi della lotta di classe e della rivoluzione. Le Brigate Rosse, fondate da Renato Curcio nel 1978 rapirono e uccisero il segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro . Nel 1981 le Brigate Rosse si sciolsero in seguito alla cattura di Mario Moretti, capo del gruppo da quando , nel 1974, Renato Curcio era stato arrestato.

Fine della “ Prima Repubblica”

Gli anni Settanta furono caratterizzati da una crisi economica dovuta all'aumento del petrolio ( Austerity). Il nuovo segretario del PCI , Enrico Berlinguer , per arginare la crisi che sembrava ormai pervadere ogni settore della società italiana propose un “Compromesso storico “, cioè una sorta di tregua politica tra democristiani e comunisti. Tra il 1976 e il 1979 nacquero i governi di “Solidarietà nazionale”, appoggiati da tutti i partiti e c presieduti dal democristiano Giulio Andreotti. Con la fine dei governi di solidarietà nazionale il sistema politico italiano andò in crisi .I rapporti tra politica e mondo degli affari si fecero sempre meno limpidi. Agli inizi degli anni Novanta la Procura di Milano iniziò a indagare e mise in luce l’esistenza di un sistema di corruzione politica basato sul pagamento di tangenti in cambio di favori di vario genere e diffuso in maniera capillare (Tangentopoli.) Più di 1000 persone, in gran parte politici e imprenditori, vennero indagate tanto che i giornali e l’opinione pubblica parlarono di fine della Prima Repubblica, cioè di quella nata con il referendum del il 2 giugno del ’46. Nel 1994 le elezioni, tenute con il nuovo sistema maggioritario, segnarono l’inizio di una nuova fase politico-istituzionale, la cosiddetta Seconda Repubblica

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