I sistemi politici democratici che nascono dal crollo delle dittature si orientano verso l'adozione di istituzioni costituzionali di taglio presidenziale. Ciò, in America Latina, facilita l'accesso di dirigenti politici che in alcuni casi raccolgono le istanze anti-statunitensi che circolano largamente nelle opinioni pubbliche latino-americane: tra i leader politici che si sono imposti grazie a programmi di riforme sociali ed economiche capace di ridare autonomia ai loro paesi vanno ricordati soprattutto Luiz Inácio "Lula" da Silva (nato nel 1945), eletto presidente del Brasile nel 2002 e rieletto nel 2006; Hugo Rafael Chávez (nato nel 1954), eletto presidente della Venezuela nel 1998 e successivamente rieletto nel 2000 e nel 2006; ed Evo Morales (nato nel 1959) primo presidente indio della Bolivia, eletto nel 2005. Comunque mentre Lula nella sua azione di governo ha assunto una posizione moderata e aperta al dialogo con il governo statunitense, Chávez, e Morales hanno insistito molto sulla necessità di una svolta anti-imperialista e anti-americano sia nei loro paesi sia in generale nell'America Latina.

L'atteggiamento polemico di dirigenti politici come Morales non è privo di fondamento poiché in effetti l'intero processo di riorganizzazione delle relazioni internazionali, economiche e politiche, che si è sviluppato dagli anni 70 in avanti ha avuto gli Stati Uniti come protagonista principale. L'autorità dello Stato nordamericano è apparsa quasi indiscussa dopo il 1989 e dopo la disgregazione dell'Urss, quando gli Stati Uniti per forza militare, autorità politiche e solidità economica, sono sembrati l'unica superpotenza mondiale davvero in grado di governare, anche con l'uso della forza, le relazioni internazionali. Tuttavia di fronte a questo processo si sono proposti numerosi ostacoli, non solo uomini politici dei paesi al momento ancora relativamente marginali, come Morales, Chávez o Castro, hanno manifestato l'intenzione di non allinearsi agli indirizzi di volta in volta stabiliti dalle amministrazioni statunitensi ma movimenti e dirigenti politici e religiosi di un'area politico-culturale molto più agguerrita e rilevante, quella islamica, hanno focalizzato le loro energie in una pesante polemica contro gli USA, considerati la minacciosa avanguardia di un occidente corrotto e neoimperialista. Per capire che cosa ciò significhi e come sia potuto accadere, bisogna prima osservare le istituzioni e le politiche che hanno cercato e che cercano ancora di governare la globalizzazione, poi bisogna spostarsi in Medio Oriente e nel Golfo Persico perché è da lì che ha origine una nuova grave crisi mondiale scoppiata all'inizio del nuovo millennio.

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