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Irredentismo italiano

Il termine irredentismo indica ogni movimento nazionale che ha lo scopo di ricongiungere alla madre patria i territori sottoposti al dominio di uno stato straniero. Pertanto per terre irredente si indicano quelle che sono soggette alla dominazione straniera.
L’irredentismo italiano ebbe inizio nel 1866, immediatamente dopo la fine della Terza Guerra d’ Indipendenza il cui esito non fu favorevole in quanto l’Italia dovette rinunciare ad alcuni territorio già conquistati dall’esercito. Infatti, nel momento in cui Garibaldi con i suoi uomini stava dirigendosi verso Trento e l’esercito Piemontese aveva già raggiunto l’Isonzo con l’intento di puntare verso Trieste, la Prussia, alleata dell’Italia, chiese l’armistizio e successivamente, a Vienna, fu firmata la pace con l’Austria. Per l’Italia, le clausole della pace costituirono un colpo molto duro perché sia il Trentino che la Venezia Giulia rimasero in mano agli Austriaci.
La prima reazione provenne dai patrioti che richiedevano che l’ Italia riprendesse da sola la guerra contro l’Austria, ma Vittorio Emanuele II sapeva bene che l’esercito italiano non sarebbe stato in grado di affrontare da solo quello austriaco. I patrioti fondarono allora la Società dell’Italia irredenta il cui scopo era di liberare dallo straniero i le terre irredente e per questo furono chiamati irredentisti.
Per poter avere un forte alleato su cui contare in caso di guerra, l’Italia aveva stretto dei rapporti amichevoli con la Francia, che però vennero meno a seguito dell’invasione della Tunisia da parte della Francia proprio quando era proprio l’Italia che era sul punto di occuparla. Lo sdegno fu enorme in Italia; d’altra parte per costruire un’alleanza la scelta non era ampia. Fu così che nel 1882, con grande delusione degli irredentisti, fu stipulata la Triplice Alleanza fra Italia, Germania e Austria, benché quest’ultima fosse da sempre acerrima nemica della causa italiana. Il primo martire dell’irredentismo fu Guglielmo Oberdan. Sapendo che l’imperatore austriaco si sarebbe recato a Trieste, Oberdan, che era fuggito a Roma per non arruolarsi nell’esercito asburgico, pensò di ritornare nella sua villa natale, Trieste, ed organizzare un attentato. Ma fu tradito da un amico, arrestato, incarcerato e condannato a morte: era il 20 dicembre 1882.
Quando nel 1914, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, gli irredentisti pensavano che fosse giunto il momento per attaccare l’Austria anche se le clausole della Triplice Alleanza non lo prevedevano. Quelli più audaci fuggirono dal Trentino e dalla Venezia Giulia per non indossare l’uniforme dell’esercito asburgico. Tra questi abbiamo Nazario Sauro (di Capodistria), Fabio Filzi (di Pisino, in Istria), Damiano Chiesa (di Rovereto) e Cesare Battisti (di Trento) che con i loro scritti intesero spronare gli Italiani a riprendersi le terre irredenti. Tutti e quattro, caduti prigionieri in mano agli Austriaci, furono condannati a morte ed impiccati. A favore dell’intervento in guerra, si schierò anche Gabriele D’Annunzio. Alla fine la guerra fu dichiarata il 24 maggio 1915 e tre anni dopo, le terre sotto il dominio dell’Austria erano liberate.
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