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La popolazione civile


In tutta Europa e nell’Asia occupata dai giapponesi le condizioni di vita della popolazione furono durissime, come sempre si verifica nelle guerre di lunga durata, e la scarsità di generi alimentari portò ovunque al razionamento e a carestie. Alcuni generi alimentari divennero disponibili solo sul mercato nero (o borsa nera, cioè la vendita illegale), ma ad un costo che per molti era troppo elevato. Un elemento nuovo, che costituì una continua minaccia per la popolazione civile, furono i bombardamenti delle città. Essi venivano effettuati soprattutto di notte, per evitare la contraerea (l’artiglieria in grado di abbattere gli aerei), però accanto agli obiettivi militari venivano spesso colpite le case di abitazione. I bombardamenti a tappeto (lancio di una grande quantità di bombe su una zona limitata) contro le città provocarono un gran numero di morti, anche se esistevano rifugi antiaerei in cui la popolazione poteva nascondersi in caso di attacco: il bombardamento di Dresda (Germania) nel febbraio del 1945 provocò 70 000 morti, quello di Tokyo (marzo 1945) 80 000. Coloro che potevano andarsene, sfollarono, cioè si trasferirono altrove, soprattutto nei paesi di campagna, meno esposti ai bombardamenti. Particolarmente difficili furono le condizioni di tutti quegli Stati che erano stati interamente o in parte occupati dalla Germania e che rimasero sotto dominio tedesco fino al 1944-45. Ovunque i tedeschi organizzarono un sistematico saccheggio di tutto ciò che poteva servire alla Germania ed alla sua vittoria: denaro, oro, oggetti di valore, risorse minerarie, prodotti agricoli, prodotti industriali vennero trasferiti in Germania. Poiché in Germania gli uomini validi venivano inviati al fronte, venne anche organizzata la deportazione da tutti i paesi occupati di milioni di uomini, che furono inviati a lavorare nelle fabbriche tedesche: nel 1944 i lavoratori stranieri in Germania erano sette milioni. Anche i lager vennero organizzati in modo da produrre per la Germania.

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