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La 1.a Guerra Mondiale: conseguenze sul quadro politico europeo


La guerra ha provocato due cambiamenti


1) l’Europa perde il ruolo politico ed economico che aveva sempre avuto;inoltre, poiché gli Stati Uniti preferiscono ancora rimanere nel loro isolazionismo, nel dopoguerra viene a mancare un vero e proprio punto di riferimento.
2) La guerra segna la finedalla fiducia nel progresso economico e civile, nella scienza e nella ragione.

La 1.a Guerra Mondiale è stata un fallimento completo sia per i vincitori che per i vinti, perché aveva degli obiettivi senza limiti dato che l’unica cosa che contava era la vittoria totale. Questo concetto di “cultura del nemico” prevale anche una volta che la guerra è finita e che si tratta di firmare la pace.
L’unico stato che avrebbe potuto fare da guida erano gli Stati Uniti, considerati i veri vincitori. Infatti il presidente Wilson, nel 1918, indica 14 punti su cui la politica internazionale del dopoguerra avrebbe dovuto fondarsi, fra cui e che si contrappone all a diplomazia tradizionale

1) i popoli hanno il diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo e devono essere liberi da ogni dominazione esterna, in particolare dal dominio coloniale
2) le barriere doganali devono essere abolite al fine di garantire la libertà di commercio
3) gli armamenti devono essere ridotti
4) deve essere creata la Società delle Nazioni, con il compito di mantenere la pace e per regolare le controversie internazionali
Tuttavia il principio di autodeterminazione era difficilmente realizzabile per la presenza in Europa di molti stati che comprendevano etnie diverse; inoltre, le potenze coloniali non erano facilmente disposte a disfarsi delle proprie colonie; la Società delle Nazioni fu un fallimento perché gli Stati Uniti decisero di non farne parte, ritornando così all’isolazionismo che sempre li avevano caratterizzati; la Russia che era governata dal partito comunista fu esclusa perché questo governo non era riconosciuto; fu esclusa anche la Germania perché considerata responsabile della guerra.
In pratica, si può affermare che la Società delle Nazioni era soltanto espressione degli interessi anglo-francesi

La conferenza di pace di Parigi (giugno 1919)


Aveva come tema la pace con la Germania. Il problema da affrontare è complesso: in pratica si trattavA di ridisegnare la geografia politica dell’Europa a seguito del crollo di quattro grandi imperi:
• impero austro-ungarico
• impero tedesco
• impero ottomano
• impero russo
Il compito non era facile perché bisognava tener conto
1. del principio di nazionalità
2. del principio di equilibrio
3. dei vari trattati o armistizi conclusi durante la guerra (es. Trattato di Londra con l’Italia) spesso perfino sottoscritti da stati che non esistEVANO più.
La conferenza era dominata da quattro grandi vincitori:
1) Stati Uniti, con Wilson
2) Francia, con Georges Clémenceau
3) Gran Bretagna, con Lloyd George
4) Italia, con il ministro Orlando
La Germania e l’ Austria non furono ammesse alla conferenza, soprattutto per volontà della Francia che riteneva questi due stati responsabili di quanto era successo. Nemmeno i diplomatici sovietici furono ammessi perché lo stato sovietico aveva un governo comunista non riconosciuto.
Si concludono i seguenti trattati di pace:
1) Trattato di Versailles con la Germania
2) Trattato di Saint-Germain con l’Austria
3) Trattato di Neuilly con la Bulgaria
4) Trattato di Trianon con l’Ungheria
5) Trattato di Sèvres con la Turchia

Le condizioni di pace con la Germania


Le condizioni di pace con la Germania furono molto dure e punitive per volontà intransigente del francese Clémenceau, mentre gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sostevano una linea più morbida.
• alla Francia furono restituite l’Alsazia e la Lorena
• la Francia poté sfruttare il bacino carbonifero tedesco della Saar
• la Germania cedette lo Schleswig alla Danimarca e parte della Pomerania, della Posnania e l’Alta Slesia alla Polonia
• venne creato il corridoio di Danzica o corridoio polacco per permettere alla Polonia di accedere al mare, tagliando così in due la Germania
• gli alleati occuparono la Renania-Palatinato
• la riva sinistra del Reno fu smilitarizzata, cioè liberata da truppe, mezzi e impianti militari
• la Germania dovette risarcire i danni di guerra per un importo spropositato di 132 miliardi di marchi oro
• L’esercito tedesco fu ridimensionato
• Le colonie tedesche furono divise fra le potenze vincitrici

L’impero austro-ungarico e l’Europa orientale


L’impero austro-ungarico fu diviso in quattro nuovi stati: l’Austria (un piccolo territorio con una grande capitale), l’Ungheria, la Cecoslovacchia,il Regno-serbo-croato-sloveno che più tardi prenderà il nome di Jugoslavia. All’Austria, ormai ridotto ad uno stato molto debole, fu vietato di unirsi con la Germania
L’Italia annette il Trentino, il Sud Tirolo-Alto Adige, Trieste, l’ Istria, ma non Fiume e nemmeno la Dalmazia.
In Europa orientale vennero creati alcuni stati con funzione di cuscinetto in funzione anti Russia governata dai bolscevici: Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia.
Anche la sistemazione delle terre facenti parte dell’Impero Ottomano crearono numerosi problemi.

Conseguenze dei trattati


Le conseguenze dei trattati non furono positive perché
1) la formazione di diversi stati multietnici (Polonia, Cecoslovacchia e Jugoslavia) creerà tensioni interne e gravi instabilità
2) alcuni stati non videro accolte le loro richieste e questo creò insoddisfazione (cfr. Italia che non ottenne né la Dalmazia, nèFiume
3) le dure condizioni di pace con la Germania crearono un forte risentimento nei Tedeschi che si sentono umiliati

Conseguenze della guerra sull’ immagine politica dell’Europa


Al di là delle conseguenze dei singoli trattati, la guerra creò un’immagine politica dell’Europa diversa, in cui la democrazia liberale era in crisi
.Apparentemente, sembrava che dopo la guerra, l’Europa eradiventata più democratica, ma non era così. Infatti le istituzioni liberali entrarono in crisi a causa dei metodi autoritari impiegati dai vari governi durante la guerra stessa (uso della censura, repressione di coloro che dissentivano dalla guerra, ecc…).
Di conseguenza, cominciavano a farsi strada
• L’antiparlamentarismo, cioè il rifiuto di una politica basata sulla mediazione e sul compromesso unito a
• un sentimento di sfiducia verso le istituzioni parlamentari
, considerate “vecchie” e comunque non più in grado di fare gli interessi della popolazione

Conseguenze sociali e affermazione dei regimi autoritari

La guerra creo la disoccupazione e la fame che fra i contadini e gli operai causano conflitti sindacali con numerosi scioperi
Anche i ceti medi erano in disagio come pure coloro che erano rientrati dalla guerra (= reduci) e che non avevano avuto i dovuti riconoscimenti sociali.
Per questo motivo, i contadini, gli operai, il ceto medio e i reduci provavano risentimento nei confronti di coloro che avevano approfittato della guerra per arricchirsi e anche nei confronti di quegli operai che con le lotte sindacali erano riusciti ad ottenere qualche miglioramento.
Si formarono allora delle “forze” che si opponevano al sistema liberale e alle sue istituzioni e cioè:
a) Nazionalismo che, nonostante la guerra fosse finita, continuava ad esistere anche perché molti erano insoddisfatti dei trattati pace
b) Sindacalismo rivoluzionario: sosteneva che per distruggere la società borghese è necessaria uno sciopero generale
c) Socialismo rivoluzionario che si inspirava alla rivoluzione bolscevica, Sorgeva così il mito della Rivoluzione russa e lo spauracchio del bolscevismo per le classi medie e per i dirigenti.

Di conseguenza, la crisi europea post-bellica portò all’affermazione di regimi autoritari o dittatoriali in Portogallo, in Grecia, in Germania e in Italia in cui le libertà politiche cominciavano ad essere limitate o addirittura annullate.
Soltanto la Francia e la Gran Bretagna continueranno ad avere un regime democratico, perché in questi due stati le istituzioni politiche liberali erano più solide e ben radicate.

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