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Storia e riassunto dell'eta’ di Giovanni Giolitti

Epilogo della crisi di fine secolo
Il 29 luglio 1900 l’anarchico Gaetano Bresci uccise re Umberto I , per vendicare i morti del maggio 1898.
 Bresci accusava il re per la repressione della manifestazione operaia di Milano durante la quale l’esercito aveva ucciso più di 100 manifestanti sparando sulla folla.

Il successore di Umberto I, Vittorio Emanuele III, assegnò a Giuseppe Zanardelli (liberale di sinistra) l’incarico di formare il nuovo governo (1901).
 Giolitti, durante il governo Zanardelli, assunse la carica di Ministro degli Interni.


Zanardelli Giolitti
1901 --------- ---------1903 (dimissioni) 1903 ------------ -----------1914 (con qualche interruzione)

La politica di Giolitti
La sua politica era di tipo liberale-progressista.

Si basava su 2 principi:

1. Neutralità dello Stato di fronte ai conflitti sociali
“Il moto ascendente delle classi popolari si accelera ogni giorno di più ed è un moto invincibile, perché comune a tutti i Paesi civili e perché è appoggiato sul principio dell’eguaglianza tra gli uomini. […] il solo ufficio equo e utile dello Stato in queste lotte tra capitale e lavoro è di esercitare un’azione pacificatrice e talvolta anche conciliatrice.”
(Giovanni Giolitti, discorso tenuto alla Camera nel 1901)

2. Tentativo di integrare le opposizioni moderate nella gestione dello Stato
I socialisti moderati come TURATI non persero l’opportunità di collaborare con lo Stato borghese per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, anche se suddetta collaborazione non si spinse mai fino alla ufficiale assunzione di responsabilità governative (nessun socialista rivestì la carica di ministro).

Va però sottolineato che gli obiettivi finali erano opposti:
 Turati  riteneva che il dialogo costituisse un passo in avanti nella strada del socialismo;
 Giolitti  credeva che il progressivo inserimento del partito dei lavoratori nella normale dinamica politica e sociale della società avrebbe spento ogni azione rivoluzionaria.

La linea gradualista di Turati non era condivisa da tutto il partito socialista.
 l’ala rivoluzionaria, che cercava lo scontro frontale, portò allo sciopero generale* del 1904, dopo un eccidio di minatori a seguito di una manifestazione in Sardegna.

Erano 2 dunque le correnti del Partito Socialista

Riformisti o gradualisti Rivoluzionari o massimalisti

(Turati, Bonomi) (Labriola, Ferri)


Sciopero generale* = protesta che mirava alla paralisi della società e che puntava a colpire il sistema capitalistico
3. Combinazione tra sviluppo economico e tutela del lavoro
Visto che la maggioranza degli scioperi nascevano da rivendicazioni economiche e non politiche, secondo Giolitti lo Stato doveva evitare l’intervento repressivo e dimostrare di essere il tutore degli interessi di tutti i cittadini.

Riforme sociali
1. Tutela del lavoro e riforme nel campo della previdenza ed assistenza sociale (limitazioni degli orari di lavoro, assicurazioni per gli infortuni, pensioni ecc…)
2. Nazionalizzazione delle assicurazioni sociali  1913 – nascita dell’ I.N.A.(Istituto Nazionale Assicurazioni)
3. Istruzione elementare di Stato  durante il breve governo di Luigi Luzzatti (durante una pausa del governo Giolitti) viene varata la legge Daneo-Credaro sulla scuola (1911), che prevedeva il passaggio delle spese per le scuole elementari dai Comuni allo Stato;
4. Riforma elettorale a suffragio universale maschile  1912
Possono votare:
 Analfabeti, dal compimento dei 30 anni se hanno svolto il servizio militare
 Tutti gli altri, anche i nullatenenti, al compimento dei 21 anni.
Il numero degli elettori nelle consultazioni del 1913 passò così a quasi 8milioni e mezzo (più del 23% della popolazione).


Giolitti inoltre fece:
 Leggi speciali per il Mezzogiorno
Nel 1904 furono varate le prime importanti “leggi speciali” per il Mezzogiorno: quella per la Basilicata e quella per Napoli, volte ad incoraggiare la modernizzazione dell’agricoltura e, nel caso di Napoli, lo sviluppo industriale mediante una serie di stanziamenti statali e di agevolazioni fiscali e creditizie. Queste leggi incidevano solo parzialmente sulla struttura sociale del Mezzogiorno.

 Orientamento protezionista e decollo industriale
Durante il governo Giolitti, beneficiando anche di una congiuntura economica favorevole (tra il 1896 ed il 1914 la crescita industriale annua si attestava attorno al 7%), l’industria italiana registrò un significativo siluppo.
Settori trainanti furono: la metallurgia, la meccanica e la chimica.
I limiti dello sviluppo italiano furono:
 la dipendenza dalla tutela statale
 la concentrazione nel cosiddetto triangolo industriale
 il mercato interno molto ristretto
 l’accentuazione del divario tra Nord e Sud (la sola Lombardia comprendeva il 28,5% della manidipera industriale complessiva).

 Ripresa della politica coloniale (concessione alla destra nazionalista)
Nel settembre del 1911 il governo, con l’appoggio dell’opinione pubblica, decise di procedere alla conquista della Libia (parte dell’Impero ottomano). La conquista coloniale italiana veniva presentata come un ritorno della terra libica ai suoi antichi e legittimi proprietari, i Romani, considerati l’unico popolo capace di portare la civiltà ai barbari (Pascoli, “La grande proletaria si è mossa”).
Le operazioni militari si arenarono di fronte alla guerriglia locale; per vincere, l’Italia dovette attaccare direttamente l’impero ottomano (Dardanelli, Rodi), costretto alla resa nel 1912, anche perché coinvolto nelle guerre balcaniche (1912-1913).


Un nuovo clima politico
Dopo la guerra crebbero le tensioni politiche: nel 1912 prevalse nel PSI la componente massimalista (espulsione dei riformisti; Mussolini diviene direttore dell’Avanti), chiusa ad ogni collaborazione con il governo; nell’ambito della destra il nazionalismo divenne più aggressivo.

Non potendo contare sul PSI, Giolitti cercò l’appoggio dei cattolici, determinanti grazie al suffragio universale ed all’atteggiamento di Pio X.
Con il Patto Gentiloni se ne assicurò i voti, in cambio di una politica in difesa della famiglia, dell’istruzione e delle associazioni cattoliche.

La fine dell’ètà giolittiana
Giolitti vinse le elezioni ma la sua maggioranza era troppo eterogenea per assicurargli una certa libertà d’azione: è per questo motivo che preferì lasciare al liberale di destra Salandra il compito di formare un nuovo governo.
Nel Paese frattanto tornò a crescere la tensione sociale (settimana rossa, giugno 1914).

Ecco un video dell'età giolittiana:

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