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Governo Giolitti

Nel 1903 sale al Consiglio Giovanni Giolitti il quale già era conosciuto per lo scandalo della banca romana e per la sua politica molto aperta e moderata rispetto all’autoritarismo di Crispi. La banca di Roma era una banca che dava prestiti alle ditte appaltatrici soprattutto a Roma dove erano stati costruiti gli uffici pubblici nevralgici i quali appunto si incentravano in quella città. La banca Romana forniva soldi allo stato e prestiti al governo per il trasformismo e anche agli appaltatori per fare gli edifici. Il trasformismo veniva anche usato per sovvenzionare i ministri e partiti. Una legge diceva che la banca non poteva produrre più di tot lire, ma comunque la richiesta era notevole cosicché la banca falsificò gli atti producendo una quantità enorme di soldi in eccesso. Questo fatto era risaputo tra i politica ma tenuto nascosto, quindi per far cadere il governo Giolitti, Crispi mette in evidenza questo fatto. Tra le novità che Giolitti porta al Governo abbiamo il rispetto dello sciopero dei lavoratori e possibilità ai costoro di raggiungere accordi con i rispettivi datori di lavoro e in queste problematiche lo stato non doveva metterci mano ma dovevano essere risolte dagli stessi datori di lavoro. In maniera pacifica era quindi possibile risolvere i problemi riprendendo una concezione di Papa Leone XIII in quale con la Rerum Novarum indicò in che modo potessero essere risolti i problemi tra lavoratori e datori di lavoro. Questo papa era intervenuto quindi puntando lo sguardo sul Capitalismo condannando le rivoluzioni sociali e trovando soluzioni pacifiche tra capitalismo e operai quindi c’è una sorta di intesa tra il rappresentante del governo e quello della chiesa ovvero il papa. Giolitti quindi prende in considerazione la richiesta del papa e la mette in pratica facendo in modo che le problematiche venissero risolte da loro stessi. Nel 1904 dopo un anno ci furono delle manifestazioni di sciopero del partito socialista che creò momenti di alta tensione preoccupando in modo particolare i capitalisti cioè la borghesia industriale vedendo gli operai che occupano le fabbriche e quindi l’attività produttiva a livello industriale subisce un grande arresto. La volontà dei capitalisti era quelle di farle ripartire perché bloccarla significava fare un grave danno all’economia chiedendo attraverso i rappresentati al governo di intervenire con la forza per estirpare gli operai che la occupavano. Giolitti quindi interviene con uno stratagemma politico sciogliendo la camera dei deputati inducendo nuove elezioni del 1904, qui l’estrema sinistra (fatta da Socialisti massimalisti) con le nuove elezioni ebbe pochi voti ma per la prima volta i cattolici che furono sempre esclusi dal mondo politico mediante il not expedit vietando appunto ai cristiani di votare. Nel 1904 il not expedit non viene quindi più ritenuto valido dal nuovo papa così che potessero partecipare all’elezioni, cioè permise di far salire al potere i socialisti riformisti i quali ebbero diversi seggi alla camera e questo segnò la fine della sinistra estrema. Questo stratagemma aveva come scopo quello di evitare che i massimalisti che appunto ebbero pochi voti potessero avere la maggioranza trovando quindi l’appoggio anche della chiesa. Dunque il nuovo papa Pio X che permise ai cattolici di partecipare alle elezioni eliminando il not expedit. Il motivo è legato al rischio che viveva in Italia di avere una rivoluzione capeggiata dai socialisti massimalisti rivoluzionari con a capo Bissolati quindi loro intendono eliminare il rischio di creare una rivoluzione nel nostro paese.

In questo modo Giolitti poté decidere, per quando riguarda le richieste dei capitalisti e quindi con la maggioranza moderata decise di non intervenire. Con le nuove elezioni il governo alla maggioranza è moderato portando avanti le riforme per il paese. In questo modo il governo fece un programma di riforme sociali: la prima riforma interessò il lavoro introducendo la pensione di invalidità e di vecchiaia. Quindi per la prima volta gli operai dopo i 60 anni potevano arrivare in pensione. La pensione di invalidità veniva attribuita a un cittadino italiano affetto da malformazioni che gli impedivano di lavorare. Inoltre fu introdotto il riposo festivo riguardante la domenica, viene introdotta anche una cassa mutua per gli infortuni sul lavoro cioè se un lavoratore nel posto di lavoro si infortuna gli danno i soldi. Effettuate anche riforme contro lo sfruttamento minorile, incidendo sull’età, di fatti i ragazzi sotto i 12 anni non potevano lavorare. L’età lavorativa minima era quindi quella di 13 anni, questo comunque al fine di far sviluppare l’alfabetizzazione tra le popolazioni rurali. Fu introdotto anche il consiglio superiore del lavoro ovvero una sorta di ispettorato del lavoro, un organismo che serviva per risolvere i conflitti che potevano nascere tra gli operai e i datori di lavoro andando a sopperire la mancanza del lavoro. Oltre le riforme sociali si realizza una riforma sul suffragio elettorale maschile, non ancora universale riservato ai maschi i quali dovevano dimostrare di essere alfabetizzati e di avere un lavoro così da poter pagare le tasse al fine di poter votare. Se non presentavano queste caratteristiche il diritto di voto gli veniva concesso all’età di 30 anni.

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