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Il doppio volto di giolitti e l’emigrazione italiana: un politico ambiguo

Giolitti aveva un modo di far politica dal doppio volto:
-un volto aperto e democratico nell’affrontare i problemi del nord.
-un volto conservatore e corrotto nello sfruttare i problemi del sud.

Un politico democratico

Per quanto riguarda il nord Giolitti consentì gli scioperi e fece assumere al governo una posizione di neutralità di fronte ai conflitti sindacali. Rispondeva alle critiche dei conservatori che ritenevano la sua azione di governo troppo tollerante nei confronti dei movimenti operai. Giolitti varò alcune riforme:
-l’orario di lavoro venne diminuito a 10ore massimo.
-venne riorganizzata la cassa nazionale per l’invalidità e la vecchiaia dei lavoratori.
-venne tutelata la maternità delle lavoratrici e il lavoro dei fanciulli.
Vi fu un aumento dei salari. Nel nord vi era il benessere economico tipico della società di massa.

Un politico spregiudicato

Giolitti fece altri interventi riformatori in campo ferroviario, con la statalizzazione delle ferrovie e le assicurazioni sulla vita per le quali creò un apposito ente, l’INA (istituto nazionale assicurazioni). Ma in tutto questo non avvenne affrontata la questione meridionale e nell’eta giolittiana il divario tra nord e sud del paese crebbe. Venne costruito l’acquedotto pugliese. Al sud vennero alimentate le clientele e corruzione. Vi furono gli scioperi del sud e Giolitti non fu neutrale: fece intervenire le forse dell’ordine attuando una pesante repressione. Il sud per Giolitti era un serbatoio di voti da controllare attraverso:
-i prefetti.
-per mezzo delle forze dell’ordine che arrestavano i sindacalisti.
-ricorrendo alla corruzione e alle minacce.

Giolitti venne criticato

La grande emigrazione dell’eta giolittiana
I salari dei lavoratori del sud scesero portando in tutto il medio oriente povertà e disoccupazione. Molti contadini rimasti disoccupati si videro costretti a partire in cerca di lavoro verso l’estero incrementando l’emigrazione. Il fenomeno dell’emigrazione di divide in 2 fasi: la prima fase tra 1876 e 1900 fu individuale, perché le persone partivano da sole lasciando in patria la propria famiglia ed erano soprattutto maschi di età giovane. Emigravano in Francia, Germania, Argentina, USA. La seconda fase va dal 1900 alle prima guerra mondiale coincide con l’età giolittiana. E’ chiamata grande emigrazione e durò 14 anni dove la gente andò in Francia e USA.

Intolleranza nei confronti degli italiani

La Francia fu una meta privilegiata soprattutto per chi veniva dal nord Italia. Ne derivarono non pochi problemi di convivenza con la popolazione locale. I lavoratori francesi accusavano gli italiani di rubare il lavoro. L’episodio più grave di intolleranza verso gli italiani si verificò nel 1893 a Aigues-Mortes nel sud della Francia, in quell’occasione alcune decine di operai italiani furono massacrati dalla folla.

Le conseguenze dell’emigrazione

Vi furono conseguenze positive e negative. Portò un po di ricchezza nelle terre più povere. Chi lavorava all’estero mandava in Italia parte della propria paga, le rimesse, aiutando cosi l’economia dei paesi d’origine. I lavoratori rimasti non erano più in sovrannumero. Le conseguenze negative furono lo spopolamento.
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