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Giappone - Rivoluzione Meiji

Il Giappone era diventato anch’esso una meta ambita dai mercanti occidentali. A differenza della Cina, però, in Giappone è prevalente uno spirito pragmatico, intanto non c’è la prevenzione che c’era in Cina nei confronti dei mercanti occidentali, inoltre in Giappone abbiamo una sorta di feudalesimo specifico:
- Mikado: l’imperatore
- Shogun: capo politico militare
- Daimyo: i signori provinciali
- Samurai: i cavalieri, signori della guerra.
I samurai sono legati da vincoli di fedeltà e obbedienza ai daimyo e persistono perché in Giappone non si sono ancora diffuse le armi da fuoco. Il samurai ha un codice d’onore che deve rispettare.

Il potere Giapponese è un potere conflittuale, la famiglia dei Tokugawa deteneva il potere già dal XVII secolo, quindi una ventina di shogun sono stati espressi proprio da loro. Ma la detenzione del potere da un gruppo ristretto determina fenomeni di elitismo e di corruzione.
Il Giappone si presenta economicamente molto più permeabile, la corruzione si espande con maggiore rapidità e quindi si presta ad una occidentalizzazione molto rapida.
Tuttavia vi è un momento di rinascita culturale, la rivoluzione Meiji. In sostanza i nuovi daimyo si rendono conto che il Giappone non può andare avanti sulla strada della corruzione, per cui lo shogun viene privato dei suoi poteri e questi poteri vengono restituiti all’imperatore Mutsuhito che poi verrà accolto a Edo, l’odierna Tokio; e questo sancisce la fine della frattura tra il potere dell’imperatore e il potere dello shogun. L’obiettivo era quello di spazzare via la classe intermedia di signori feudali corrotti e di interagire con i mercanti occidentali e la cultura occidentale. Infatti il Giappone avvia un’intensa opera di industrializzazione ottenuta sfruttando i capitali dell’agricoltura e diventerà nel giro di pochissimi anni una potenza industriale e militare.

Quindi questa politica coloniale molto aggressiva nasce da alcune convinzioni:
- il commercio internazionale era nelle concezioni dell’epoca fisso, si era convinti che il commercio internazionale fosse stabile e che dovesse essere diviso in maniera militare. Ogni nazione doveva cercare di accaparrarsi la quota maggiore possibile. Ovviamente questo crea conflitti, quindi il colonialismo si spiega in quest’ottica: maggiori territori controllati, più ampio il mercato e la quota di merci che possono essere controllati e capitali che possono essere fatti circolare.

- Dominando militarmente e politicamente alcune aree si costituiva un mercato protetto da sfruttare nel modo più opportuno.
L’unica voce di dissenso al colonialismo fu quella costituita dai movimenti socialisti ma rimase in gran parte inascoltata anche perché l’Inghilterra, che era la nazione più forte all’epoca, praticava il colonialismo. Inoltre iniziava intorno al 1870 la seconda fase della Rivoluzione Industriale, la fase finanziaria sulla circolazione dei capitali.

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