Indira Gandhi e la politica interna

In politica interna Indira Gandhi cerca di rilanciare il Partito del congresso unificando le sue due componenti storiche, infatti da un lato introduce riforme sociali a favore delle classi più povere, dall'altro lato insiste molto sul nazionalismo indù come chiave identitaria fondamentale, una scelta alla quale è indotta pure dall'evoluzione dei rapporti internazionali che coinvolgono l'India. Inoltre nel campo economico il governo si impegna molto nel diffondere l'uso di sementi agricole selezionate e di fertilizzanti artificiali e nel miglioramento della produzione casearia, una campagna che dà buoni risultati aumentando la produttività dell'agricoltura ed eliminando definitivamente le cicliche crisi agricole e le carestie che avevano continuato a colpire l'India fino agli anni '50. Tutte queste iniziative garantiscono a Indira Gandhi e al Partito del congresso un grande successo nelle elezioni del 1971, che diventano comunque la causa della più grave crisi politica attraversata dall'India indipendente. Nel 1975 i giudici di un tribunale indiano ritengono di aver riscontrato gravi irregolarità compiute nel corso delle elezioni del 1971 di cui ritengono Indira Gandhi personalmente responsabile, per questo il tribunale emette una sentenza che la interdice per sei anni dalle competizioni elettorali. La risposta di Indira Gandhi è molto decisa poiché ricorrendo a una norma prevista dalla costituzione proclama lo stato di emergenza per insurrezione interna, ciò che le consente di restare al potere.

Le successive elezioni del 1977 mostrano comunque la grande vitalità della democrazia indiana: in quell'occasione inaspettatamente e per la prima volta nella storia dell'India indipendente, il Partito del congresso viene nettamente battuto da un nuovo partito, il Janata Party, che in effetti non è molto di più che una federazione di raggruppamenti politici uniti dall'ostilità nei confronti del tentativo di svolta autoritaria intrapreso da Indira Gandhi: conquista 270 seggi in parlamento, contro i 153 del congresso, mandando Indira Gandhi e il suo partito per la prima volta all'opposizione.

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