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Anna Frank e Traudl Junge

Come si può non citare anche una delle storie più drammatiche e commoventi del secolo scorso, raccontata da una bambina costretta a vivere suo malgrado una tragedia molto più grande di lei, questa bambina Anna Frank, viveva ad Amsterdam, era un’adolescente come tante altre prese con la vita e le problematiche della sua età quando nell’estate del 1942 si ritrova protagonista e vittima di una delle macchine più oscure della seconda guerra mondiale, la persecuzione contro gli ebrei; e forse è proprio questo l’aspetto che più colpisce del suo diario,che scrive durante i giorni in cui deve nascondersi per fuggire alle deportazioni dei nazisti in Germania, in effetti esso ci offre un crudo scenario delle assurdità della guerra e dei suoi orrori visti attraverso gli occhi innocenti di una ragazzina di 13 anni, per questo è ancora oggi molto attuale,universale e sconvolgente. Purtroppo Anna Frank morì come milioni di altri ebrei in un campo di concentramento ed il suo diario venne fortunatamente ritrovato, nell’alloggio segreto al 263 di Prinsengracht, da un’amica di famiglia Miep Gies morta l’11 gennaio 2010 all’età di 100 anni, fu lei poi a consegnarlo all’unico superstite della famiglia Frank, Otto Frank, che ne curerà poi la pubblicazione nel 1947.

E nello stesso anno in cui Anna Frank dovette affrontare questa terribile calamità, entra in gioco il diario di un’altra importante protagonista degli enigmi della seconda guerra mondiale, il cui solo fatto di diventare la segretaria di uno dei più grandi assassini della storia, segnerà per sempre la sua vita, facendo però di lei una testimone privilegiata della tragiche fine del Terzo Reich. Stiamo parlando di Traudl Junge, che dalla fine del 1942 al 30 Aprile del 1945, lavorò come segretaria personale di Adolf Hitler, il quale poco prima di suicidarsi, le dettò anche il suo testamento privato e politico; per ben cinquant’anni la Junge si rifiutò di pubblicare le sue memorie e preferì tacere sulla sua vita, sui suoi turbamenti e sul suo disagio interiore; in effetti portare un simile fardello non deve essere stato molto facile per lei, soprattutto dopo aver scoperto gli orrendi piani e crimini compiuti dalla dittatura nazista di Hitler. Su questo la Junge si definì una <<giovane ingenua>>, come pure molti tedeschi, per essersi fatta coinvolgere, senza riflettere con la propria testa; ma l’errore che più pesa sulla sua coscienza è quello di aver vissuto, fin da quando è stata assunta, in una specie di campana di vetro poiché se avesse voluto, avrebbe potuto accorgersi in qualsiasi momento che lavorava per una dittatura criminale, anche perché il male era dappertutto intorno a lei, ma purtroppo non si fece mai domande.
Ma come riuscì la Junge a lavorare così a stretto contatto con il Fürer, scoprendo gli aspetti più bizzarri e sconvolgenti della sua personalità e di tante altre figure vicine a lui? Ebbene lei non lo divenne perché era una nazionalsocialista, ma come disse lei stessa, <<fu per puro caso e per una certa avventatezza da parte mia>>; Traudl a quell’epoca era una semplice ragazza di appena 22 anni, quando lasciò la sua casa di Monaco, per trasferirsi a Berlino nella speranza di diventare una ballerina, proprio come la sorella minore Inge; ma Traudl dovette fare i conti con la realtà, la guerra era già scoppiata ormai da 3 anni e i soldi non bastano per mantenere i suoi studi all’Accademia Di Danza, perciò è costretta a rinunciare ai suoi sogni per fare ciò che era più importante per lo Stato in quel periodo. Così Traudl accetta il lavoro di stenografa in una piccola azienda. Intanto la sorella Inge, parla della situazione di Traudl con una sua collega imparentata con Albert Bormann, fratello e acerrimo nemico del Reichsleiter ( “capo del Reich” ) Martin Bormann, ed è così che alla fine Traudl venne chiamata al quartier generale per seguire alcuni corsi obbligatori di stenografia e dattilografia, dopodiché dopo un lungo viaggio seppur piacevole sul “treno speciale” del Fürer, arrivarono alla Tana Del Lupo, il bunker, per incontrare Hitler di persona.
Come disse la stessa Junge, fino ad allora lei l’aveva visto solo ai cinegiornali o in alcune manifestazioni pubbliche e se lo immaginava con il suo tipico comportamento militare e carismatico che coinvolgeva le folle, e invece vide avvicinarsi un semplice gentiluomo attempato che parlava a voce bassa e amichevole; dopodiché Traudl si sottopose ad una prova di dettatura con il Fürer, che alla fine si rivelò per lei un’esperienza straordinaria, un’avventura incredibile, poiché qualunque cosa si possa pensare di lui adesso, all’epoca era ritenuto un grande uomo, un modello a tutti gli effetti da seguire e da imitare. Anche il rapporto tra la stessa Junge e Hitler, non era il solito rapporto freddo e distaccato, ma anzi del tutto il contrario, era un rapporto quasi paterno, premuroso e lo si vede dal fatto che la chiamasse affettuosamente “kind”, ovvero bambina, oppure dal fatto che a volte le raccontasse le sue questioni private, a volte anche molto personali. Ma tutte le sue abitudini curiose e simpatiche in un certo senso, oggi appaiono totalmente insignificanti perché anche il suo lato umano rimarrà sempre offuscato dalle atrocità di cui si è macchiato. Subito dopo la morte di Hitler, Traudl riuscì a fuggire da Berlino e dai russi, ma mentre cercava di tornare in Baviera fu messa agli arresti dagli americani, che la rinchiusero per tre settimane nel castello di Starnberg.
Nessuno però parve interessarsi alla sua storia e fu rilasciata, così nel 1946 riuscì finalmente a tornare a casa. Solo grazie alle tante interviste e alle tante richieste da parte della giornalista e scrittrice Melissa Müller, che la Junge si convinse a raccontare pubblicamente la sua incredibile storia. E subito dopo la pubblicazione del suo libro, delle sue memorie, il 10 Febbraio del 2002 Traudl Junge morì di cancro in un ospedale di Monaco, e poco prima di morire in una conversazione telefonica con la Müller disse:<<Credo che ora comincerò a perdonarmi>>.

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