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La Francia da Napoleone III alla terza Repubblica


L'impero borghese di Napoleone III
La Francia di Napoleone III si caratterizzava come uno Stato rappresentante la contaminazione tra vecchio e nuovo. Era senz'altro un paese nel quale la borghesia stava conoscendo la sua stagione d'oro. Quello di Napoleone fu un impero Borghese nel quale si imposero come figure di primo piano capitani d'industria, finanzieri etc. Quest'ultimo si era prefisso l'obiettivo di ricondurre la Francia al ruolo di principale potenza continentale.

La politica estera di Napoleone III
Napoleone III appoggiò tutte le iniziative volte a indebolire i suoi più temibili rivali, gli imperi degli Asburgo e dei Romanov. E in questa luce che vanno interpretate la partecipazione francese, al fianco dell'Inghilterra, e in funzione antirussa, alla guerra di Crimea (fu una guerra che oppose la Francia, Gran Bretagna ed impero ottomano alla Russia, che voleva espandersi nei Balcani e sul mar nero) quanto l'alleanza con i Savoia in funzione antiaustriaca nel 1859. I risultati di questa politica estera furono solo parzialmente soddisfacenti. Da un lato, Napoleone pensava di sostituire a quella austriaca la propria egemonia sull'Italia e non vi riuscì dal momento che, la penisola si unificò, avviandosi a divenire una potenza di medio calibro. Dall’altro, l’indebolimento dell’impero austriaco rappresentò il presupposto per la prepotente ascesa della Prussia nel cuore del continente e per l’unificazione tedesca sotto la sua guida. Dunque andò in frantumi e l’impero di Napoleone III in Europa si trovò a fronteggiare nuovi potenti ostacoli e sostanzialmente non si estese al di là dei tradizionali confini della Francia. Cominciò però ad espandersi fuori dall’Europa in alcuna aree dell’Africa e dell’Asia.

La politica interna di Napoleone III: il cesarismo
Sul piano della politica interna Napoleone III propose un singolare compromesso tra autoritarismo e liberalismo e per farsi proclamare imperatore ricorse all’arma del plebiscito e esercitò il potere facendo leva su un consenso che gli veniva soprattutto dalla Francia conservatrice e rurale. Sotto l’impero, l’istituto del suffragio generale maschile, fu ripristinato. I deputati del corpo legislativo erano però affiancati da un senato e da un consiglio di stato di nomina imperiale. Il corpo legislativo poteva discutere le leggi ma non godeva del diritto di proporle; esse venivano preparate dal consiglio di stato e poi ratificate dal Senato. Quello bonapartista era un parlamento monco. Malgrado queste limitazioni gran parte dei francesi appoggiò a lungo il programma e inviò al corpo legislativo una rappresentanza prevalentemente moderata e conservatrice. L’imperatore perseguì un disegno populista andando alla ricerca di un rapporto carismatico con le grandi masse e promuovendo una politica di legislazione sociale che a lungo, sortirono l’effetto di tenere quieto il paese. Durante gli anni sessanta egli avviò il progressivo smantellamento degli ordinamenti autoritari che aveva imposto. Consentì la riorganizzazione dell’opposizione liberale e repubblicana e decretò il riconoscimento del diritto di associazione a fini sindacali. Il ritorno della Francia alle regole dell’ordinamento liberale si concretizzò nel maggio 1870, quando corpo legislativo e Senato si video restituite le funzioni a essi sottratte. Napoleone III si apprestava a guidare la nuova fase dell’impero “parlamentare” e nel contempo, chiamava a raccolta i francesi nella guerra contro la Prussia. Ma quest’ultima, sancì il suo brusco tramonto e il ritorno del Francia alla forma repubblicana.

L'esperienza della comune
La stagione cesarista di Napoleone III fu interrotta dagli esiti infausti della guerra franco-prussiana. Già il giorno dopo la sconfitta di sedan il regime imperiale era stato rovesciato e alla guida del paese si era installato un governo provvisorio presieduto da Gambetta. Qualche mese più tardi, la situazione politica si radicalizzò, dopo che furono rese note le rovinose condizioni che il vincitore intendeva imporre al paese. Le elezioni tenutesi nel 1871 avevano sancito la vittoria di una maggioranza conservatrice e clericale, che aveva espresso un governo guidato da Thiers, incaricato di condurre le trattative di pace. Il popolo di Parigi, schierato a sinistra rispetto agli umori politici predominanti nel resto della Francia, si era ribellato ed era insorto, imponendo nuove elezioni nella capitale. Dal 18 marzo al 21 maggio 1871 Parigi venne governata da un parlamento rivoluzionario eletto a suffragio generale maschile. La popolazione della capitale, nel corso delle poche settimane durante le quali si svolse la cosiddetta comune, fu chiamata alla più intensa esperienza di partecipazione democratica al potere che fino a quel momento si fosse mai realizzata in Europa. Essa si basò anche sull’eguaglianza sociale.

La nascita della terza repubblica
Dopo l’esperimento della comune, venne stroncato nel sangue. La città lasciò sul campo di battaglia decide di migliaia di vittime, di “comunardi” caduti per difendere il sogno di liberà e giustizia in cui avevano creduto. Nasceva così la terza repubblica, la cui costituzione, sarebbe durata fino al 1940. Essa delineava un regime parlamentare all’interno di una cornica nella quale al presidente della repubblica spettavano tuttavia forti poter di indirizzo dell’azione governativa.

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