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Il fascismo al potere


La forza del movimento fascista. Il Fascismo risulta simile a un’autorità statale già ad inizio squadrismo. Il potere operante è simile a quello governativo. Nell’agosto del 1922 c’è lo sciopero legalitario delle sinistre a sostegno del governo, contro i disordini, con un’azione passiva e pacifica. Il Fascismo ridicolizza gli avversari. Cosicchè i lavoratori italiani si astengono dal lavoro, ma le squadre fasciste, con l’appoggio delle classi medie e della borghesia, aggrediscono gli scioperanti e li sostituiscono nei pubblici servizi. Le dimostrazioni si moltiplicano: in Romagna e in Toscana vi sono repressioni antioperaie e antisocialiste. Mussolini annuncia: “Con tale parlamento, avremo 30 crisi e 30 rielezioni di Facta. I governanti liberali non comprendono più l’Italia. Essi hanno una mentalità arretrata, un temperamento statico, uno spirito inaridito. L’Italia uscita dalle trincee, invece, ha forza ed è piena di impulsi di vita”.

La “marcia su Roma”. Nell’ottobre del 1922, Mussolini decide l’azione di forza. Un “Quadrumvirato” (composto da Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi) guida 50000 camicie nere, che entrano in Roma senza resistenza. Il Re aveva rifiutato di firmare lo stato di assedio chiesto da Facta, cosicchè il 28 ottobre Roma risulta occupata militarmente. Il 29 Mussolini viene convocato a Milano dal Re per fare uno nuovo governo. Si tratta di un vero e proprio “Colpo di stato” perchè va al governo un partito minoritario non designato dal Parlamento e spinto dalla piazza e dal Re. Mussolini compone un governo misto, con fascisti, 3 liberali, 2 popolari, 2 socialdemocratici e alti ufficiali (Diaz). C’è un consenso di ampio fronte parlamentare perchè si ritiene che l’“esperimento fascista” sia transitorio. Così il 16 novembre viene votata la fiducia dalla camera (306 favorevoli, 116 contrari) e viene data un’apparenza di legalità costituzionale al governo.

L’attribuzione dei pieni poteri. L’Italia viene affidata alla “discrezionalità dell’esercito fascista”. Mussolini dice: “La miglior parte del popolo italiano si è data un governo contro e sopra ogni designazione parlamentare. Avrei potuto sprangare il Parlamento e fare un governo di soli fascisti ma non l’ho fatto”.
Pochi giorni dopo, votati i pieni poteri a Mussolini (quelli negati un anno prima a Giolitti), l’On. Ortu sostiene il dovere morale dei deputati di dimettersi. Giolitti però si oppone: “Non sento questa necessità, concordo col discorso di Mussolini. Senza pieni poteri, infatti, il governo non può far nulla. La camera ha il governo che merita. Non ha saputo darsi in varie crisi un governo, allora il governo se lo è dato il paese da sè”.

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