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Politica estera e interna



L’antifascismo



Lo schieramento antifascista rimase fortemente diviso sia dal punto di vista ideologico, che vedeva da una parte i comunisti orientati ad un movimento rivoluzionario e dall’altra parte le diverse forze politiche, sia generazionale, in quanto i giovani desideravano una lotta attiva per una rigenerazione morale e culturale dell’Italia, ma in ogni caso tale opposizione si limitò a una muta opposizione morale che, fatta eccezione per i manifesti antifascisti, non si tradusse in nessun atto concreto.
Inoltre a seguito delle leggi fascistissime gli oppositori furono costretti ad agire in clandestinità (comunisti) o ad operare all’estero, dando così il via ad un fenomeno di emigrazione, sia di intellettuali sia di lavoratori in cerca di condizioni migliori, che prese il nome di fuoriuscitismo.

Patti lateranensi



Mussolini, consapevole del fatto che la fede cattolica fosse fortemente radicata nella società, decise di proporre un compromesso alla Chiesa Cattolica, favorevole in quanto desiderava non solo desiderava una stabilizzazione politica cos’ da evitare l’avanzata di laici comunisti e anticattolici ma desiderava anche mantenere la preminenza della fede cattolica, attraverso i patti lateranensi, ossia due documenti, un trattato e un concordato, che prevedevano: il riconoscimento dello Stato del Vaticano e dall’altra della sovranità dello Stato d’Italia, il pagamento di un’indennità, la repressione del principio liberale di laicità, il riconoscimento di effetti civili al matrimonio religioso, il divieto di divorzio, il cattolicesimo come religione di stato, l’esonero dei sacerdoti dal servizio militare, l’obbligo per gli uomini del clero di prestare giuramento di fedeltà allo Stato.

L’organizzazione del consenso



Mussolini consolidò la propria dittatura ottenendo il consenso diffuso tra la popolazione grazie a iniziative e manifestazioni di massa, motivazioni ideologiche basate su temi e obbiettivi d’impatto, il presentarsi come un partito rivoluzionario in grado di cambiare l’assetto sociale, l’educazione scolastica improntata ai principi dell’ideologia fascista, la trasmissione del culto dello stato, la selezione degli insegnanti, la selezione di libri consoni ai propri postulati, il fatto che gli insegnanti si fecero ben presto interpreti della retorica patriottica e nazionalistica usata da Mussolini, la fondazione dell’Opera nazionale Balilla, l’istituzione dei Fasci giovanili, l’istituzione dei gruppi universitari fascisti, l’istituzione dell’opera nazionale dopolavorro, l’obbligo per gli insegnanti e i professori di prestare giuramento, l’utilizzo di mezzi di comunicazione di massa, utilizzati per veicolare messaggi propagandistici, quali la radio -montate anche nei luoghi pubblici-, il cinema, la carta stampata -i cui contenuti venivano accuratamente selezionati, imponendo, con le cosiddette veline, quali informazioni trasmettere, con che taglio, come e secondo quale versione-, i cinegiornali -in cui Mussolini presentava sé stesso come il simbolo dell’Italia proletaria che stava crescendo, il carro di Tespi -delle rappresentazioni con fine propagandistico ma che ebbero anche un’importante funzione emancipativa ed educativa-, l’opera nazionale maturità ed infanzia -che era rivolta ad incentivare l’incremento demografico ma che garantì una maggior salute a donne e bambini-, una serie di proposte e commesse statali che resero lo Stato un attivo imprenditore -ad esempio lavori pubblici quali la costruzione della prima autostrada e la bonifica dell’Agropontino, che garantì una maggior autosufficienza alimentare all’Italia, e la crescita ipertrofica del sistema statale i quali assorbirono molta manodopera procurando così un elevato consenso sociale-, attraverso la guerra in Etiopia.

L’Italia sul piano internazionale.
Inizialmente dopo la Grande Guerra il potere politico dell’Italia sul piano internazionale era assai limitato ma nonostante questo essa si trovava comunque fra i protagonisti del dopoguerra e Mussolini si avvalse di tale stato per stipulare intese diplomatiche convenienti, infondere negli italiani l’idea della possibilità di un posto di primo piano della politica estera italiana; per fare ciò Mussolini mise in pratica una politica prudente e moderata facendosi garante del mantenimento dell’attuale status quo e sottoscrivendo l’accordo di Locarno ma al contempo si pronunciò a favore di una revisione dei trattati (così che consentissero di dare avvio alle sue mire espansionistiche) e creò un’area di influenza italiana nell’est Europa con l’intento di accrescere il prestigio dell’Italia e di avere sbocchi su nuovi mercati. Quando il suo schieramento si fece determinante negli equilibri europei Mussolini propense inizialmente per schierarsi a favore delle potenze Europee, principalmente perché temeva l’espansionismo tedesco e perché sperava di ottenere in cambio il benestare di Francia e Inghilterra su una sua possibile espansione in Africa. Mussolini ottenne il permesso da Francia e Inghilterra a conseguire alcune conquiste coloniali dando così avvio a una forte propaganda nazionalistica (finalizzata alla preparazione del popolo italiano a tale campagna militare) presentando tali conquiste come possibile soluzione al problema della manodopera in eccesso, la possibilità di incentivare il recupero della grande industria dopo la crisi con le commesse statali della guerra, la possibilità di sgravare l’Italia della flessione delle esportazioni nei Balcani e un modo legittimo di far valere le aspirazioni di prosperità economica e di affrancamento da una posizione politica subordinata.
Decise quindi di dichiarare guerra all’Etiopia ma poiché l’Etiopia era uno stato vero e proprio -possedeva infatti una propria burocrazia, un re, un esercito, era cristiano ed era rappresentato nella società delle Nazioni- e poiché quella contro l’Etiopia era stata una guerra durante la quale erano stati utilizzati mezzi ‘disumani’ (utilizzò infatti mezzi corazzati, l’aviazione e gas asfissianti) la Società delle Nazioni decise di punire l’Italia con delle sanzioni che le impedivano di commerciare con gli altri stati europei, ma non con gli Stati Uniti in quanto non facenti parte della Società delle Nazioni, che diede via ad un periodo di austerità. Inoltre tali sanzioni vengono impiegate da Mussolini per giustificare la politica economica fascista, come elemento di propaganda ed inoltre causa un ulteriore avvicinamento a Germania.
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