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La Costituente

Gli schieramenti

Le elezioni della costituente mostrarono che le forze liberali prefascisti erano in netta minoranza. Unione democratica nazionale guidata da Vittorio Emanuele Orlando, Ivanoe Bonomi, Francesco saverio Nitti, ottenne soltanto 41 seggi. La destra invece aveva una certa base elettorale soltanto in alcune zone del Mezzogiorno. La maggior parte dei voti di destra si era infatti riversata sulla democrazia cristiana che diventò il partito di maggioranza relativa, con 207 seggi. C'era dunque un sostanziale equilibrio tra la DC e le sinistre.

Una Costituzione di compromesso

A causa di questo equilibrio la costituzione fu il frutto di un compromesso fra tutti i partiti che costituivano la maggioranza governativa. Nella costituzione italiana furono affermatisi ai principi del liberalismo, sia il principio di una maggiore giustizia sociale. Su quest'ultimo piano si realizzò l'incontro tra due diverse concezioni della solidarietà, una di origine comunista e socialista, l'altra che si rifaceva al pensiero cristiano-sociale. L'incontro fu reso possibile dall'accettazione da parte del PCI dell'articolo 7, con cui fu stabilito che I rapporti tra Stato e Chiesa erano regolati dai patti lateranensi stipulati nel 1929. Ne conseguì una divisione del fronte della sinistra, perché l'articolo sette fu votato dai comunisti e respinto dal resto della sinistra compresi i socialisti. Sul piano teorico la costituzione offriva una dimostrazione della possibilità di conciliare i diritti politici rivendicati nelle rivoluzioni borghesi, dall'americana alla francese, con i diritti sociali affermati nella costituzione sovietica. Diritto al lavoro però era destinato a rimanere sulla carta. La costituzione imprenditore il 1 gennaio 1948.

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