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Eventi - Riassunto (2)

La società di massa
È la società in cui viviamo anche noi, in cui tutti sono partecipi dal punto di vista politico, votando, ed economico, comprando. Tutti hanno le stesse cose e partecipano, non sempre era stato così. Per esempio l’unità d’Italia è stata fatta da pochi, l’1-2 %. Ora siamo tutti consumatori e tutto ciò è frutto delle rivoluzioni industriali che si dividono in 3 rivoluzioni:
1° rivoluzione: nasce nel 1700 in Inghilterra e via via si diffonde in Europa, USA e Giappone all’inizio del 1800. Ci sono le prime macchine a vapore, si sviluppa l’industria tessile (lana e cotone) e nasce la città industriale. I simboli sono: la macchina a vapore e il treno. Finisce verso il 1850-1870.
2° rivoluzione: nasce a metà del 1800 e ora l’energia del momento è quella elettrica, nasce la lampadina, nascono cinema, radio, telefono..ma nasce anche il motore a scoppio, quindi l’uso del petrolio. Nasce anche l’aeroplano e si sviluppa l’industria meccanica che utilizza il ferro, ghisa e acciaio dall’industria siderurgica e mentre per gli altri metalli dalla metallurgica. Si sviluppa anche l’industria chimica, con prodotti farmaceutici o per l’agricoltura.

Finita questa rivoluzione verso il 1945 comincia una società con prodotti di massa. Nasce l’energia atomica, si sviluppa il telefono di massa, la televisione, la lavatrice, i cellulari; si sviluppa la robotica, l’astronautica, l’energia atomica nelle centrali nucleari.
Si sviluppa molto il terziario, i servizi e a questo punto si è arrivati sul serio alla società di massa o addirittura al villaggio globale, ovvero il paese allargato al mondo (definizione data dal sociologo canadese McLhuan) .
I prodotti della società di massa sono i mass-media, la radio, la televisione, internet; ma per saper leggere le informazioni era necessario che ci fosse l’istruzione e per questo fu resa obbligatoria e gratuita. Quindi in Italia l’analfabetismo è notevolmente ridotto (10%) o è analfabetismo di ritorno (analfabetismo delle persone che dopo la scuola non hanno più studiato). Ora per esempio c’è l’analfabetismo informatico.
Diventa molto importante per la società di massa lo sport. Lo sport esisteva dall’epoca greca ed era molto importante al tempo, sono nate le Olimpiadi in Grecia e nel periodo dell’evento cessavano tutte le guerra. Le olimpiadi servivano a segnare gli anni (la 1° Olimpiade era avvenuta nell’ XIII sec a.C.). Lo sport però non era fine a se stesso, serviva per dimostrare che si avevano guerrieri forti.
Quando viene introdotto il cristianesimo, che da importanza all’anima e non al corpo che era fonte di peccato (gli sportivi gareggiavano nudi), le Olimpiadi vengono abolite per tutto il periodo del medioevo in cui non daranno più importanza al corpo (anche per questo non si lavavano).
Lo sport viene riscoperto solo verso il 1800 in Inghilterra nelle università e nascono sport come il rugby, il calcio e il canotaggio. Un barone francese Pierre De Coubertin andò a studiare in Inghilterra e quando tornò in Francia fondò a Parigi l’unione delle società sportive e nel 1896 reinventò le Olimpiadi che si svolsero ad Atene; ci furono 60 000 spettatori e si costruì un nuovo stadio, copiando lo stadio di Delfi (p.14), fatto a forma di ferro di cavallo.
Ma i giornalisti non diedero molta importanza all’evento, a partecipare c’erano USA, Francia, Inghilterra e Grecia.

La donna
Ci sono grandi cambiamenti nel mondo di vestire delle donne, nel 1800 avevano i vestiti gonfi con le stecche che rendevano la gonna tonda, avevano un vitino sottile e il petto sostenuto. Solo le donne di campagna e operaie vestivano in modo più semplice.
Verso la fine del 1800 e inizio del 1900 c’è un cambiamento, ci sono nuovi tessuti; in più il ruolo della donna deve cambiare, non devono solo fare figli, vogliono inserirsi nella società. Così i tagli dei vestiti diventano più semplici, diventando più libere; le gonne però restano lunghe fino ai piedi.
La donna ora entra nella società, nel lavoro, può andare ai grandi magazzini, si libera del superfluo e si arriva ad una moda più semplice. La rivoluzione però viene fatta dalla sarta francese Coco Chanel che inventa la moda del XX secolo, come il tailleur. Lei stessa era una donna emancipata.

Le suffragette
Il XX secolo sarà il secolo dell’emancipazione femminile per i pari diritti. Il primo movimento nasce in Inghilterra, quello delle suffragette, le donne che vogliono il voto. Sono anche movimenti violenti; nel 1913 Emily Devison allo stadio di Epson durante una gara si getta contro un cavallo in corsa per avere l’attenzione dei media. Il suo funerale fu un momento per rivendicare i loro diritti, e lo fecero guidate dalla leader Pankhurst. Queste donne venivano anche maltrattate e violentate al momento dell’arresto. Il movimento però era un movimento pacifista, ma il potere maschile non cedeva.
È interessante però sapere che in altri stati le donne aveva già il diritto di voto, come nel Montana o in Nuova Zelanda. In Inghilterra lo ottenerono solo dopo la prima guerra mondiale nel 1918 per tutte le donne sopra i 30 anni e dopo qualche anno abbassarono l’età a 21 anni (la Pankhurst morirà l’anno prima). In Italia verrà concesso solo nel 1946 al momento del referendum per scegliere tra monarchia e repubblica.

Il dibattito politico e sociale
In quel periodo le ideologie più diffuse erano:
- i liberali
- i conservatori, che erano per il non-cambiamento, contrari alla diffusione dell’istruzione e alle riforme
- i socialisti, organizzati in partiti. In Italia il partito nasce nel 1892 con a capo Turatti. In Inghilterra ci saranno i laboristi, il partito dei lavoratori.
I partiti socialisti d’Europa si uniscono nella 2° internazionale e si ispirano a Marx. Chiedono di ridurre l’orario di lavoro a 8 ore, che si faccia festa in tutta Europa il 1° maggio e che i salari aumentano. (alla 2° internazionale però non farà parte il partito laborista inglese).

I socialisti sono divisi in 2 correnti:
Social-democratici: riformisti, non vogliono rivoluzioni
Socialisti marxisti: che vogliono le rivoluzioni
Il più importante partito social-democratico è l’SPD, il partito socialista tedesco.

Nazionalismo
“Nazionalismo” è un termine diverso da “patriottismo” perché i nazionalisti oltre ad amare la propria patria vogliono anche che il proprio paese domini su tutto.
All’inizio del 1900 c’è uno sviluppo del fenomeno.
-Nazionalismo russo- panslavista : ovvero la Russia deve unire e controllare tutti gli slavi d’Europa. Sono antisemiti.
¬-Nazionalismo francese: vuole aumentare le colonie, recuperare l’Alsazia e la Lorena e sono antisemiti.
-Nazionalismo tedesco: vuole un grande stato ed esaltano la razza ariana e sono antisemiti.
-Nazionalismo italiano: vuole un’Italia più forte, vuole più colonie e arrivare ai confini naturali, ovvero ciò che è proprietà degli Asburgo.
I movimenti nazionalisti sono pericolosi perché è da queste ideologie che nascono le guerre.

L’eta’ giolittiana
È il periodo tra il 1900 e il 1914. Giolitti è uno dei pochi politici italiani importanti, era uno statista, non proprio un politico; aveva un progetto per lo stato, non aveva interessi per il proprio partito. Diventa nel 1901 ministro dell’interno con Zanardelli presidente e dopo di lui subentrerà Giolitti capo di governo nel 1903.
Giolitti aveva capito che il mondo stava cambiando ed era aperto ai cambiamenti e favorì l’industrializzazione dell’Italia nel triangolo Genova-Milano-Torino. Pur essendo un liberale non pensava che fosse necessario reprimere le lotte sindacali, era per il non-intervento dello Stato in caso di conflitti sociali e lasciava lavoratori e padroni trovare un accordo. Per questo viene visto male dai conservatori. Questo sistema lascivo andava bene solo nel nord-ovest però; al centro-sud non c’erano i sindacati e le lotto erano violente quindi lì sì che interveniva lo Stato.

L’Italia nell’epoca giolittiana diventa industrializzata. Questo riesce a farlo attraverso le commesse statali, ciò che lo stato compra dalle industrie viene sottoposto a forti dazi nelle esportazioni e facilita invece le importazioni. In questo periodo si sviluppa per esempio la FIAT a Torino; si sviluppa l’industria elettrica e comincia un forte aiuto dalle banche, anche straniere come la Deutsch Bank.
C’è un miglioramento dello stile di vita, più trasporti e salari più alti. Però si sa che il contadino in città ha dei disagi e tutti si concentrano poi nel triangolo industriale.
Giolitti avrebbe voluto avere un buon rapporto con i socialisti, voleva inserire gli operai in politica, ma i socialisti erano divisi in riformisti guidati da Turatti, Fremis e rivoluzionari o massimalisti, tra i quali si distinguerà in futuro Benito Mussolini; i rivoluzionari vogliono tutto e subito e non vogliono il dialogo con Giolitti. Sono i rivoluzionari che prevalgono nel partito e per questo non parteciperanno al suo governo. Gli stessi massimalisti riusciranno nel 1904 ad indire uno sciopero nazionale generale, senza termine. Questo perché c’era stato un eccidio di contadini nel sud. Si blocca tutto a tempo indeterminato. Sembra l’inizio della rivoluzione, pensavano che Giolitti mandasse la polizia, ma non lo fa e lascia che le cose vadano avanti da solo e infatti dopo qualche settimana i lavoratori tornano al lavoro e lo sciopero si spegne.
Giolitti nel nord è un democratico favorevole alle lotte sindacali, al dialogo, non è né con in padroni né con i lavoratori. Nel sud invece non c’è democrazia, o sono poveri e ignoranti o sono latifondisti molto ricchi, non c’è democrazia neanche nel voto: ci sono i capi bastoni che decidono già chi viene eletto.
A questo punto c’è la questione meridionale: Giolitti fa costruire il grande acquedotto pugliese, anche perché deve appoggiarsi anche al sud per i voti comprati con il sistema clientelare
Salvemini, un socialista pugliese, lo chiamerà ministro della malavita perché si appoggia anche a deputati del sud corrotti.
È un periodo anche di grandi emigrazione dal nord-est e dal sud verso l’Europa del nord e le Americhe, in un solo anno 900000 italiani se ne andarono. L’Italia sta perdendo forza lavoro perché quelli che emigrano sono i sani, i giovani, di solito i maschi e restava nel paese la parte più debole della popolazione. Gli emigrati però all’inizio mandavano i soldi in Italia che in quel periodo aveva visto anche un aumento dei salari perché c’era meno concorrenza, quindi quest’emigrazione all’inizio sembrava quasi positiva.

La guerra di Libia
Giolitti per stare al potere si sposta da destra a sinistra, fa concessione a tutte e due le parti. Da un lato c’è la guerra in Libia che è una concessione data alla destra e alla sinistra viene concesso il suffragio universale maschile.
: C’è una corrente nazionalista forte, di destra che vuole un’Italia più grande e potente ma non si può parlare di prendersi Trento e Trieste perché sono dell’Austria che è alleata dell’Italia. Così si pensa all’Africa che però è già quasi tutta conquistata: Marocco, Tunisia e Algeria sono francesi; Egitto è inglese e in mezzo rimane la Libia che è in mano ai turchi. Giolitti pensa a questo territorio perché è sull’altra sponda rispetto all’Italia e si diceva anche che all’epoca romana fosse una terra molto fertile.
Gli industriali sono favorevoli alla guerra, i giornali sono per la guerra, anche il Vaticano è favorevole perché così avrebbe potuto portare lì i missionari; l’illusione poi era che li ci avrebbero mandato a lavorare i contadini del sud.
Nel 1911 c’è il primo sbarco, ma gli abitanti della Libia sono dalla parte dei turchi; c’è una guerriglia e l’Italia riesce a conquistare solo la costa. Per mettere fine alla guerra l’Italia pensa di mandare la flotta italiana nello stretto dei Dardanelli per arrivare ad Istanbul; ci riesce e conquista anche le isole del Dodecaneso e Rodi. La Turchia cede la Libia (trattato di Losanna-1912) ma essendoci ancora guerriglia in Libia, l’Italia per sicurezza dice che si sarebbe tenuta le isole finché tutto non fosse cessato.

Il suffragio (quasi) universale maschile
Giolitti per restare al potere deve fare la concessione alla sinistra, e introduce il suffragio quasi universale maschile; “quasi” perché dai 30 anni è universale mentre dai 21-30 è solo per chi sa leggere e scrivere e/o ha fatto il militare.
Così gli elettori si allargano da 3 milioni a oltre 8 milioni (1/4 della popolazione). Prima votavano solo i ricchi, ora ci sono 5 milioni di nuovi elettori che potrebbero votare i socialisti.
Giolitti non potendo andare con i socialisti decide di appoggiarsi ai cattolici che era da molto che non facevano parte della politica, dopo che era stata fatta un’indicazione del papa. Adesso però i cattolici sono una forza importante perché i contadini sono cattolici. Giolitti fa un patto con l’unione elettorale cattolica, un’associazione guidata da Gentiloni; si decide col patto del 1913, prima delle elezioni, che i cattolici voteranno i deputati liberali di Giolitti in cambio che non facciano leggi anti-clericali (es. il divorzio). Così Giolitti ha la maggioranza assoluta in parlamento, 304 liberali di cui una buona parte eletti grazie al patto. Si sviluppa l’associazione cattolica che riguardava i laici e nascono anche le cooperative bianche, ovvero associazioni di lavoratori agricoli in contrapposizione con quelle rossi socialiste.
Giolitti ogni tanto però perdeva la maggioranza e usava il sistema “giro di valzer”,quando vedeva che il problema era grave si dimetteva, andavano al potere gli oppositori che non erano capaci e dopo qualche mese la popolazione chiedeva li suo ritorno.
Nel 1913 aveva la maggioranza ma solo di destra estrema e conservatrice e il partito socialista aveva solo 52 deputati su 500. Dopo la guerra di Libia e il suffragio Giolitti si era indebolito e i suoi deputati gli esano meno fedeli, erano diventati più forti i conservatori. Un giorno Giolitti, dopo un problema con la crisi, da le dimissioni ma nel frattempo era scoppiata la prima guerra mondiale. Sale al potere Salandra, un conservatore anti-giolittiano e il suo ministro degli esteri è Sydney Sonnino. Ci sono rivolte socialiste in Romagna e scoppia la guerra.
Il problema per l’Italia era che in questo momento non c’era Giolitti, che non avrebbe fatto entrare l’Italia in guerra; ma nel 1914 non c’è e così finisce l’età giolittiana.

La prima guerra mondiale
La guerra scoppia nel 1914 e ha varie cause: politiche, economiche, militari e culturali. Poi c’è anche il casus belli, ovvero il punto culminante che fa cominciare la guerra.
Cause politiche:
- La Francia, nazionalista, rivendica l’Alsazia e la Lorena dalla Germania dopo 1870; vuole anche la rivincita “revanscismo”.
-Nei Balcani c’è una presenza forte dell’Austria-Ungheria che ha avuto la Bosnia ceduta dalla Turchia (ora ha Slovenia, Croazia e Bosnia); ma i Balcani sono abitati da slavi ortodossi e guardavano alla Russia come potenza. Vedono male l’avanzata austriaca e l’impero ottomano ormai è ridotto alla Turchia europea attuale. La russia era alleata della Servia ed era considerata protettrice degli slavi, lo Zar in quel momento è Nicola II.
-L’impero austro-ungarico è un mosaico di popoli (ungheresi, austriaci, cechi, slovacchi, slavi e italiani della Venezia- Giulia e del Trentino). L’imperatore è ancora Francesco Giuseppe-
-L’impero turco è in crisi e si sta alleando alla triplice alleanza (Germania Austria-Ungheria e Italia) E ANCHE LA Bulgaria si sta avvicinando.
-La triplice intesa ha Francia, Inghilterra e Russia e si avvicina la Serbia.
Le alleanze sono stabili però l’Italia non è in una bella posizione perché vuole rivendicare il Trentino e il Venezia-Giulia.
Cause economiche:
-C’è rivalità tra Germania e UK per il problema delle colonie e delle materie prime. La Germania ha creato una flotta che sta dando fastidio alla flotta inglese
-Dal punto di vista industriale, soprattutto chimica, meccanica e metallurgica, la Germania è molto cresciuta e sta crescendo sia economicamente che con la flotta molto più velocemente dell’Inghilterra.
Cause militari:
-Le rivalità ci sono da sempre e tutti i paesi sono dotati di eserciti e nascono gli stati maggiori che pensano ai piani di invasione.
-dietro ai gruppi militari ci sono anche le industrie che sanno che con la guerra lo Stato comprerà in maniera massiccia e veloce armi, cibo, mezzi di trasporto, vestiti e divise. Per questo premono per la guerra.
Cause culturali:
-I Nazionalismi sono un problema (Francia, Italia, Salvai), ogni paese pensa di essere superiore
-Dopo la teoria di Charles Darwin della selezione naturale si crede che devono resistere solo i più forti, si parla di “darwinismo politico”.
Il casus belli
La zona in cui succede è la penisola balcanica, la Bosnia appartiene all’impero austro-ungarico ma la popolazione è serva. Ci sono organizzazioni terroriste serbe, la cosiddetta mano nera, per riunirsi con la Serbia; il governo servo conosce questa situazione e la nasconde.
La mano nera organizza un attentato a Sarajevo e nel giugno 1914 c’erano manovre militari di addestramento degli austriaci nel territorio ed era presente anche l’erede al trono Francesco Ferdinando (un parente lontano di Francesco Giuseppe). L’attentato viene fatto da uno studente servo Gavrilo Principi e uccide Francesco Ferdinando e la moglie il 28 giugno 1914.
Ora l’Austria incolpa subito la Serbia dell’accaduto e chiede fa delle richieste tramite un ultimatum (un termine per dichiarare o no la guerra); nel luglio 1914 l’Austria chiede che ogni organizzazione irredentistica, come la mano nera, venga eliminata; la Serbia deve ritirare le truppe al confine con l’Austria, non ci doveva essere propaganda anti-austriaca in Serbia; creare una commissione mista austro-serva che trovasse i colpevoli dell’attentato. Questo la Serbia non l’accetta perché verrebbe meno la loro indipendenza e si permette di farlo anche perché si sente protetta dalla Russia. Il 28 luglio 1914 l’Austria bombarda Belgrado. Adesso scattano le alleanze e la Russia però non dichiara guerra all’Austria; deve aspettare perché prima deve fare la mobilitazione dei soldati perché è uno stato vastissimo; la Germania di fronte a questa mobilitazione si sente aggredita e dichiara guerra alla Russia. Tre giorni dopo dichiara guerra anche alla Francia perché scattano le alleanze. Prende l’iniziativa la Germania perché è in mezzo tra Francia e Russia e si sente schiacciata; così prende il Belgio e il Lussemburgo per riuscire a prendere alle spalle, dall’alto, la Francia (piano Schiffen). Il 4 agosto l’Inghilterra dichiara guerra ad Austria e Germania.
L’Italia si dichiara neutrale perché la triplice alleanza era per la difesa mentre Austria e Germania hanno attaccato, in più vuole i territori austriaci in Italia.
Si vengono a formare 2 fronti:
Fronte occidentale: guerra di posizione con le trincee. I tedeschi sconfiggono i Russi a Tanderberg e ai laghi Masuri; i russi invece avanzano nell’impero austroungarico. Anche la Turchia entra in guerra contro i russi alleati con gli inglesi.
Fronte orientale: guerra di movimento.
Il piano Schiffen riesce fino ad un certo punto perché i tedeschi occupano Belgio, Lussemburgo e una parte nord della Francia ma vengono fermati a 35 km da Parigi, c’è la battaglia sulla Marna e muoiono in pochi giorni 500 000 soldati ed è qui che la guerra diventa di posizione. Il fronte parte dal Belgio fino alla Svizzera (800 km) e si creano diverse linee di trincea.
Trincee: sono scavi in cui i soldati si proteggono e vivono; sono grandi fossati con grotte, ci sono posti di comando, infermerie, luoghi in cui si mangia e li soldato vive in trincea per mesi nel fango, al freddo, alle intemperie, al pericolo del nemico che spara. Ci sono varie linee di trincea perciò se se ne conquista una dopo qualche metro ce n’è già un’altra.
L’Italia si dichiara neutrale con Salandra e si creano 2 schieramenti: chi vuole la guerra, che però vogliono entrare andando contro Austria e Germania alleati alla triplice intesa;e i neutralisti

I neutralisti sono:
- i cattolici, perché la guerra è contro l’Austria che è l’ultima potenza cattolica
-i socialisti, perché dicono che la guerra si fa solo per interessi economici e gli operai morirebbero per i padroni
-Giolitti vuole trattare con l’Austria per avere Trento e Trieste in cambio della loro neutralità; però la sua proposta non è corretta.
Gli interventisti sono piccole minoranze che però si fanno sentire:
-i nazionalisti: che vogliono l’Italia più grande e più forte. All’inizio erano anche d’accordo di andare con la triplice alleanza.
-gli irredentisti: che vogliono liberare Trento e Trieste. Un importante è il trentino Cesare Battisti, deputato socialista a Vienna per Trento.
-gruppi di democratici: che vorrebbero che l’Italia si allei con le grandi democrazie di Francia e Inghilterra.
-la corte: che spera in una guerra vittoriosa per rafforzare la monarchia
-gli industriali: che avrebbero avuto profitti in massa senza il controllo dello Stato
-qualche socialista: che non era d’accordo con la neutralità; importante il direttore dell’”Avanti”, Benito Mussolini.

Questi gruppi prevarranno anche se non erano in maggioranza perché al governo i liberali Salandra e Sonnino avevano cominciato lo stesso a rapportarsi con l’Intesa tramite gli accordi del Patto di Londra il 26 aprile 1915. È tutto fatto segretamente senza l’approvazione del parlamento. Il patto dichiara che se l’Italia entra in guerra avrà Trento, Trieste, Venezia-Giulia, il Sud Tirolo, l’Istria (tranne Fiume), la Dalmazia, basi in Albania, una zona in Turchia, una parte delle colonie tedesche e definitivamente Rodi e il Dodecanneso.
L’intesa promette cose degli altri perché vuole che l’Italia entri in guerra.
Ci sono varie manifestazioni a favore della guerra in cui si distinguono i giovani, studenti e anche Gabriele D’Annunzio che chiamerà quelle giornate “radiose giornate di maggio”; queste manifestazioni piegano il parlamento e molti giolittiani votano per la guerra; così vince la minoranza. Questo è l’inizio del fascismo, una minoranza che piega la maggioranza. L’Italia il 24 maggio del 1915 dichiara guerra all’Austria-Ungheria.

La guerra italiana
Il fronte italiano va dalla Lombardia al Mar Adriatico. È l’Italia però che ha dichiarato guerra e quindi non può stare sulla difesa; gli italiani però arrivano dal basso e l’Austria è protetta dalle montagne. Il vantaggio dell’Italia però è che ha un fronte unico mentre l’Austria ha anche il fronte Russo e Serbo; gli ufficiali italiani sono vecchi e con un’impostazione di guerre precedenti non sanno guidare milioni di persone, perché ora si tratta di una guerra di massa. Il comandante supremo è Luigi Cadorna che è molto rigido nella disciplina (la diserzione è punita con la fucilazione; non combattere il nemico viene punito con la decimazione, un uomo fucilato ogni 10). Ci sono anche soldati che si mutilano da soli per essere mandati a casa ma se venivano scoperti erano condannati a morte. Questi soldati combattevano in trincea e desideravano la morte, venivano fatti ubriacare (di solito era cognac) prima degli attacchi per evitare che fossero razionali, per evitare che pensassero alla paura.
Gli austriaci poi erano più preparati. Già nel 1916 pensavano di smetterla con gli italiani, c’è una spedizione punitiva contro l’Italia che era traditrice e tentano di sfondare l’altopiano di Asiago per entrare in pianura. In quest’occasione ci sono tante perdite ma l’Italia riesce lo stesso a resistere.
Gli italiani intanto hanno fatto 11 battaglie sull’Isonzo per prendere Gorizia, ma non ci riescono. Il 9 agosto 1916 riescono a prenderla ma per farlo si sono perse 300 000 persone, per un’unica città.

Sugli altri fronti abbiamo: in Francia i tedeschi sono bloccati sulla Marna e non riescono ad arrivare a Parigi; controllano però il Belgio e una parte del nord della Francia. La battaglia più grave è a Verdain, imposta dai tedeschi con mezzo milione di morti e a Somme i francesi avanzando perdono un milione di persone. Quindi la situazione è bloccata.
Invece sul fronte russo si riescono a muovere, l’esercito russo era numeroso ma non ben organizzato e fornito (c’era circa un fucile ogni due soldati), così l’Austria avanza e i russi hanno il 40/ delle perdite totali solo nei primi anni.
Via mare la Gran Bretagna da un blocco navale contro la Germania, blocca anche le navi neutrali. La Germania reagisce con la sua flotta che affonda molte navi vicino allo Jutland ma non riesce a rompere il blocco. Risultato: gli imperi centrali sono bloccati nell’importazione dei prodotti. Però riescono a conquistare la Romania dove c’è il petrolio.
Nel 1917 ci sono 3 avvenimenti:
- i tedeschi fanno la guerra sottomarina con gli U-Boot per bloccare le importazioni in Gran Bretagna ma affondano non solo navi neutrali ma anche navi americane.
- nella primavera del 1917 gli USA entrano in guerra con l’Intesa (all’epoca gli USA erano già la più grande potenza del mondo) sotto ordine del presidente Wilson. Però ci metteranno molto a portare in Europa l’esercito e all’inizio non si vede il cambiamento nella loro entrata in guerra.
- nel marzo 1917 lo Zar si dimette, la Russia è stanca della guerra e diventa una repubblica democratica e i russi cominciano a disertare in massa. A novembre c’è la rivoluzione comunista di Lenin e si ritira dalla guerra definitivamente (i mesi sono i nostri, perché i russi avevano il calendario giuliano e quindi si tratta di febbraio e ottobre in realtà).

La disfatta di caporetto
Gli Italiani erano arrivati al fronte e a Caporetto, ma dopo che la Russia si era ritirata gli austriaci e i tedeschi avevano più truppe e vogliono sfondare a Caporetto; in questa battaglia si distingue il tenente Erwin Rommel e riescono a rompere il fronte. A questo punto si riversano verso la pianura, gli italiani indietreggiano in modo confusionario e abbandonano Trieste provando a resistere sul Piave. Molti soldati scappano verso casa e i disertori vengono processati e uccisi. Il comandante Cadorna da la colpa ai soldati, mentre la colpa era degli alti ufficiali, anche del generale Badoglio. Sembrava che il paese crollasse; cambia governo con Vittorio Emanuele Orlando e capo dell’esercito è Armando Diaz. Il fronte ora è sul Piave e sul Sile. Ci sono centinaia di migliaia di profughi che scappano dal Veneto.
L’Intesa manderà degli aiuti fino a che non arriveranno gli americani, tra cui anche Emingway.
Anche in Francia sono stanchi dopo 3 anni di trincea e ci sono diserzioni di massa.
Fronte interno: i civili soffrono della mancanza di cibo e nelle fabbriche al posto degli operai ci sono le donne, ma in campagna quasi tutti i contadini sono al fronte. A queste rivolte dei soldati gli stati provvedevano con la decimazione anche in Francia.
Però arrivano le truppe americane, numerose e ben equipaggiate e aiutano a resistere sui nuovi fronti, sulla Marna e sul Piave; cominciano le controffensive dell’Intesa nella primavera 1918.
Anche i tedeschi sono stanchi e cominciano ad arrendersi gli stati minori alleati come la Bulgaria.
C’è una battaglia in Italia vicino a Fiume (ora Vittorio Veneto) chiamata del solstizio e verso ottobre gli austriaci cominciano ad arrendersi. La vittoria verrà in ottobre e la firma della pace viene fatta a Padova a villa Giusti e il 4 novembre tutto cessò.
Gli austriaci in realtà si erano già arresi ma gli italiani volevano avanzare il più possibile e così ci sono stati ancora morti in guerra. Pochi giorni dopo, l’11 novembre, anche la Germania si arrende, il Kaiser Guglielmo II fugge in Olanda e nasce la Repubblica Tedesca.
L’Austria con la sconfitta provoca la fine dell’impero: si staccano sloveni e croati, cechi e slovacchi, muore un civiltà e l’ultimo imperatore Carlo II fugge in Svizzera nel 1918 (Franz Joseph era morto nel 1916). Carlo II voleva la pace ma tedeschi e intesta non erano d’accordo. Ora ci sono 7 stati al posto dell’ipero.
Così finisce la prima guerra mondiale
Lettura p.82- l’inferno delle trincee

GLI ARDITI- la guerra era di massa, però ci sono dei soldati, volontari che agivano in maniera diversa. Erano addestrati e volevano attaccare. Facevano soprattutto attacchi di notte e molti di loro confluiranno nel fascismo. Questo riguarda solo qualche migliaia di soldati motivati e che amano il rischio.
Un altro tipo di guerra di cui non si parla è quella aerea. Gli aerei all’epoca erano di legno, tela e fili di ferro, erano molto rischiosi e il pilota era un ardito del cielo. In cielo però c’era la lotta uno contro uno, non di massa. Un’importante ardito aereo è il Barone Rosso, Von Richtoven. In Italia c’è Francesco Baracca che abbatte 23 aerei nemici. Baracca aveva come simbolo un cavallino nero rampante su sfondo giallo (attuale Ferrari). Non c’erano paracaduti e tutti i più grandi eroi aerei sono morti in guerra.

I trattati di pace
Finita la guerra i vincitori devono dare una sistemazione all’Europa. Gli imperi centrali sono distrutti, si è dissolto l’impero turco e vincitori hanno 2 linee fondamentalmente:
- la linea dell’autodeterminazione, propugnata da Wilson; deve essere il popolo con il referendum a decidere in che stato stare.
-la linea dell’Intesa (non ha più la Russia) e ha l’Italia e il Giappone; sono per la linea tradizionale, ovvero il vincitore si prende la terra che aveva deciso. La pace dei vincitori.
Quest’ultima linea prevale a spesa dei vinti e questo provocherà la seconda guerra mondiale.
La pace dei vincitori
C’è una linea punitiva verso Germania e Austria che devono pagare le indennità e cedere territori:
-La Francia avrà l’Alsazia-Lorena
-La Gran Bretagna e la Francia si spartiscono le colonie tedesche: Camerun e Togo spartiti in due, Africa sud-ovest all’UK, Tanganica all’UK, isole del pacifico al Giappone che ha partecipato con l’intesa e ha anche zone in Cina).
-La Germania ha perso dei territori a est perché è nata la Polonia e si troverà la Prussia Orientale staccata con in mezzo il corridoio di Danzica dato alla Polonia per avere l’accesso al mare (casus belli della 2° guerra mondiale)
-152 miliardi di marchi doro che deve pagare la Germania
-L’Italia chiede il Trentino e il Sud Tirolo, ottiene la Venezia-Giulia e l’Istria, ma vuole anche Fiume. Avrebbe ottenuto anche la Dalmazia; ottiene dei porti in Albania (Valona); ottiene una zona di interesse in Turchia ma non ha il bottino delle colonie tedesche, perché nel gennaio 1919 mentre si discute della pace l’Italia chiede il trattato di londra, ma anche Fiume che ha popolo italiano; ma aveva vinto la linea tradizionale e quindi c’è uno scontro e l’Italia se na va momentaneamente da Parigi e in quei giorni gli altri si spartiscono le colonie.
-Al posto dell’impero austroungarico ci sono 7 nazioni: una parte dell’impero è andato all’Italia; una parte alla Polonia; una parte alla nuova repubblica Ceco-Slovacca; è nata l’Ungheria indipendente e la Repubblica in Austria con la concentrazione a Vienna; una parte alla Romania, la Transilvania; e Slovenia e Croazia e Bosnia insieme alla Serbia formano la Jugoslavia.
-L’Italia era il paese a cui era andata meglio perché non c’era più l’impero austroungarico mentre il nemico secolare di Francia e UK è la Germania che esiste ancora. Ma non si rende conto della posizione privilegiata che ha.
-Gli USA non avevano interessi in Europa e la linea di Wilson è stata sconfitta anche perché nel 1918 vanno al potere i repubblicani, che sono più isolazionisti e si chiudono e pensano solo agli Stati Uniti. L’Europa non si è accorta ancora della grande potenza che sono gli USA.

Il massacro degli armeni
Si tratta del primo genocidio moderno. Erano un popolo cristiano che durante la guerra appartenevano all’impero turco. Gli armeni guardavano con simpatia la Russia e così i turchi, per paura che si alleassero con loro, cominciano a deportarli per massacrarli (1 milione di morti su 2 milioni totali). Ora in Turchia ci sono 30 000 armeni (la Turchia non entra nell’UE anche perché non ammette l’esistenza del massacro degli armeni).
Abbiamo testimonianze anche di tedeschi, ufficiali che erano in Turchia per addestrare i soldati turchi. L’Armenia attuale è 1/9 dell’Armenia storica.

I caduti della prima guerra mondiale
in totale son morte 9 milioni di persone, 20 milioni tra feriti con invalidità permanenti. La Francia perde 1 400 000 uomini e per questo molte donne rimarranno senza marito, in Germania anche di più. Gli effetti della guerra si vedranno anche dopo 20-30 anni, ci sono più donne nubili, sole, c’è meno forza lavoro e meno bambini (in più biologicamente l’uomo muore prima). Nei paesi ci sono molte più donne che uomini, il 10% di tutti i maschi adulti è morto in guerra.
La Germania perde 1 800 000 persone, ma avevano più fronti. La Gran Bretagna nel perde 950 000, l’impero austroungarico 1 200 000, l’Italia 650 000 ma di feriti più di 1 000 000. Ha perso anche chi ha vinto. Gli USA perdono “solo” 115 000 uomini.

L’impero russo nel xix secolo
Prima della guerra la Russia si estende dal Pacifico a metà della Polonia e contiene anche la Finlandia; aveva 11 fusi orari. Era un impero molto arretrato “un gigante dai piedi d’argilla”, era il più grande stato e governava il sovrano assoluto, lo Zar. La polizia segreta dello stato incarcerava i dissidenti. Fino a 50 anni prima il contadino era ancora venduto insieme alla terra.
C’era un po’ di borghesia a San Pietroburgo, a Mosca, in qualche bacino carbonifero dell’Ucraina e in porti come Odessa e porti nel Mar Baltico, però la maggior parte della popolazione era contadina.
Lo Zar era appoggiato dalla nobiltà latifondista, la Chiesa ortodossa, che è controllata dallo stesso Zar, e il suo esercito.
I fattori di debolezza sono: l’enorme estensione; il popolo è ignorante e analfabeta; la Russia era abitata da russi solo per il 45%, il resto sono ucraini, bielorussi, mongoli, polacchi, georgiani, estoni, lettoni, finlandesi, tartari .. ognuno aveva la propria lingua anche con alfabeti e religioni diverse; era un paese arretrato economicamente, con poca industria e terre possedute dai latifondisti e dalla Chiesa.
Lo Zar Alessandro II venne ucciso nel 1881 in un attentato; aveva cercato di fare qualche riforma come eliminare la servitù della gleba ma il contadino per coltivare la terra deve pagarla all’ex latifondista. Erano pochi i contadini che potevano permettersi di comprarla, e quelli che riusciranno formeranno la nuova classe dei kulaki.
L’industria si era sviluppata solo nella capitali, ma era molto ridotta ed era di proprietà dei capitalisti occidentali. La Russia aumentava ogni anno la sua economia ma rispetto all’Europa partiva da zero e rimarrà sempre indietro.
La classe operaia quindi si concentrava a Mosca e a San Pietroburgo.
All’interno della borghesia di formano due gruppi di pensiero:
- gli occidentalisti: che guardano l’occidente, alcuni nobili per questo parlavano anche il francese. Vogliono le tradizioni occidentali e la libertà di commercio
-gli slavofili che dicono che la Russia ha la sua civiltà e tradizione, non vogliono guardare all’occidente. Ma loro esaltavano anche il popolo russo, sono per di più nazionalisti. Tra loro c’era i populisti che dicono che bisogna educare i contadini e tornare al socialismo primitivo che c’era prima e vogliono tornare alle comunità di villaggio, i Myr. I populisti andarono in campagna a portare le loro idee, sono contrari allo Zar e per questo praticano il terrorismo e saranno proprio loro ad ammazzare Alessandro II. Sono dei socialisti non marxisti.
Gli occidentalisti erano sia borghesi che operai (in mezzo a loro ci sono i socialisti marxisti) che vogliono copiare l’occidente. In Russia però non c’era libertà nel creare partiti; i borghesi invece creano il partito dei cadetti. Gli operai vogliono le lotte di classe e sono social-democratici. A loro volta questi social-democratici si dividono in un congresso in due correnti:
-maggioranza- Bolscevichi: in quel congresso sono la maggioranza. I capi sono Lenin e importanti sono Stalin e Lev Trockij.
- minoranza- Menscevichi: il capo è Martov.
La differenza è che i bolscevichi vogliono tutto e subito, una rivoluzione per abolire la proprietà privata, mettere in comune le terre e le industrie; in menscevichi dicono che prima di questo servono tappe intermedie prima del socialismo, servono riforme, devono aumentare le industrie e gli operai.

La rivoluzione del 1905
Nel gennaio 1905 c’è una grande manifestazione a San Pietroburgo da parte degli operai stanchi. In più stavano anche facendo una guerra contro il Giappone per la Manciuria. In quell’occasione lo Zar fa sparare contro la folla e si fa la repressione contro gli anti-zar.
È qui che si sviluppano i partiti degli slavofili, dei menscevichi e bolscevichi. Nasce anche un partito dei borghesi che si chiama “dei cadetti” (ca= costituzione e de=democrazia).
Le manifestazioni continuano e anche la marina si rivolta, la cosiddetta corrazzata di Potemkin. Dopo questa lo Zar Nicola II deve accettare le riforme.
La Rivoluzione del 1905 vide la nascita del soviet (riunione, gruppo, assemblea); consigli di operai, soldati, marinai, lavoratori che discutono su come cambiare la Russia e riescono ad organizzare uno sciopero a San Pietroburgo guidato da Trockij, a capo del soviet supremo. Nicola II deve concedere la duma, il parlamento.
Quando si calmarono le acque però svuotò d’importanza la duma e così rimane sovrano assoluto. Chi cercò di sistemare le cose fu il ministro dell’economia Stolipin e cercò di dare la terra ai contadini facendo delle riforme; ma a questo erano contrari sia i latifondisti, sia i rivoluzionari perché se fossero state accettate le riforme non sarebbe servita nessuna rivoluzione e nel 1911 viene ucciso Stolipin in un attentato.
Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale e la Russia è il paese più impreparato e hanno contro i tedeschi, i più forti. Subisce occupazioni militari in Polonia e in zona baltica da parte di Austria e Germania. La situazione era sempre peggiore e ad un certo punto ci sono grandi manifestazioni a San Pietroburgo, che nel frattempo aveva cambiato nome in Pietrogrado (nome russo). Nel febbraio 1917 lo Zar manda le truppe a sparare sui manifestanti ma le truppe disobbediscono. Lo Zar abdica in favore del fratello che però non diventò mai Zar. In questo momento i partiti escono allo scoperto e formano un governo repubblicano guidato dal principe L’vov. Cominciano a fare delle riforme ma neanche loro riescono a controllare la situazione perché si sta creando un contropotere dei soviet dei contadini, soldati e operai che eleggono i loro rappresentanti in ogni città.
Per il momento i poteri non sono in lotta, sono entrambi d’accordo che devono finire la guerra e le riforme sarebbero state fatte dopo. Il governo è sostenuto dai cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari; i bolscevichi non hanno deciso cosa fare perché il capo, Lenin, è in esilio in Svizzera.
La Germani permette a Lenin di tornare a Pietrogrado (perché i bolscevichi devono ancora aderire, la Germania trova la situazione interessante). Lenin arriva a Pietrogrado ed espone le “tesi di aprile” e diventa molto popolare, dice:
basta guerra, pace ai soldati e terre ai contadini, potere ai soviet. Queste tesi vanno contro il governo provvisorio dove al momento il capo non è più L’vov ma Karenskj.
L’esercito è sbandato, non si sa se comanda il soviet o l’ufficiale. Intanto i tedeschi avanzano.
Il governo provvisorio, in giugno, tenta un’offensiva e fallisce. Lenin nel lugno vuole fare la rivoluzione bolscevica ma non è ancora il momento, fallisce e fugge in Finlandia. Lo Zar ha abdicato, ma è ancora vivo e degli ufficiali tentano di riportare al potere Nicola II nel settembre 1917 guidati dal generale Kamilov. Il governo si appoggia ai bolscevichi per sconfiggere questo tentativo e ci riescono, ma questa repubblica è sempre più debole.
Lenin torna dalla Finlandia e si rende conto che il suo partito sta controllando i due soviet principali: Pietrogrado e Mosca (a Pietrogrado c’è Trockij). Ora è il momento per Lenin di far scattare la rivoluzione bolscevica e per far questo usa le guardie rosse, gruppi armati controllati dai soviet. Devono occupare le sedi del potere: ministeri, stazione, poste.. la rivoluzione riesce nelle due capitali e Kerenskj fugge e il parlamento cade. Questa è la rivoluzione di Ottobre.
Lenin però non controlla tutto il paese e per questo tutto sono convinti che durerà poco (durerà invece 70 anni).
Quindi prende la capitale, riunisce i soviet e crea un governo nuovo: i ministri si chiamano commissari del popolo e Lenin è il presidente del consiglio dei commissari del popolo.
Viene fatto il decreto sulla pace; abolita la proprietà privata della terra che viene affidata ai contadini. Lenin fa molto successo ma il governo provvisorio prima di cadere aveva indotte le elezioni per l’assemblea costituente e si faranno ugualmente, però si riunirà nel gennaio 1918. Gli altri partiti però non sono d’accordo con quello che ha fatto e menscevichi e socialisti rivoluzionari di destra abbandonano l’assemblea. Lenin ha solo i bolscevichi e i socialisti rivoluzionari di sinistra. I bolscevichi hanno solo il 25% , i socialisti il 50%, i cadetti 13 % e i menscevichi il 4 %. Lenin non ha quindi la maggioranza e scioglie l’assemblea. Però lui resta lo stesso al governo: nasce la dittatura del proletariato. Il potere sarebbe in mano ai soviet che però sono controllati dai bolscevichi. Lenin mette fuori legge gli altri partiti.
Resta però il problema della guerra. Si avviano le trattative con i tedeschi e la Russia bolscevica cede su tutti i fronti con il trattato di pace del marzo 1918 di Brest-Litobsk. Viene ceduta la Bielorussia, i paesi baltici, il Caucaso, l’Ucraina indipendente e viene lasciata la Polonia.
Lenin quindi era riuscito a fare la pace con i tedesco ma non tutti bolscevichi comunisti sono d’accordo. La Russia è enorme e nascono intorno alle capitali dei governi anti-bolscevichi: menscevichi in Georgia, Zaristi in Siberia e Mar Nero, socialisti rivoluzionai anti-Lenin. Tra di loro questi governi non confinano e non si alleano e per questo ci sono tanti e ripetuti attacchi verso Lenin. L’esercito che si è creato Lenin è l’armata rossa, un esercito fatto di comunisti ed ex soldati comandati da Trockij. La sua idea è di usare treni blindati all’interno del territorio caricati di cannoni e attaccare le truppe nemiche intorno, le armate bianche. La guerra dura 4 anni (1917-1920) e vince Trockij. Muoiono però milioni di persone, più di quelle cadute durante la prima guerra mondiale. La guerra civile è una distruzione per tutti, non solo per i soldati, molti muoiono anche di fame. Durante questa guerra viene ucciso anche lo Zar e la famiglia intera composta da 17 persone, tutti fucilati a Eckaterinenburg. (da poco la chiesa ortodossa ha fatto santo Nicola II). Lo uccidono perché temevano che l’armata bianca lo liberasse.
L’esercito bolscevico tentò anche di rioccupare la Polonia, la Finlandia e le terre baltiche. Durante questo periodo è rinato il comunismo di guerra: tutte le terre, industrie e banche sono dello Stato. Però i contadini non avevano la mentalità comunista e nascondevano la merce per rivenderla di contrabbando, di conseguenza però la popolazione moriva di fame.
Ci sono anche rivolte di anarchici perché la politica di Lenin era sempre più di tipo dittatoriale, autoritaria e comunista.
Lenin vinta la guerra cambia, passa dal comunismo di guerra alla nuova politica economica NEP. E’ un ritorno un po’ indietro, succede che lo stato possiede solo le grandi parti ma i contadini mantengono una piccola proprietà privata, il grande commercio è statale, il piccolo è privato. In questo modo tornano i beni di consumo e nel 1926 si è tornati alla produzione del 1914 dopo 9 anni di carestia.

È nata l’URSS (unione repubbliche socialiste sovietiche), una federazione di repubbliche comuniste che oltre la Russia all’epoca erano l’Ucraina, l’Armenia, la Bielorussia e la Georgia.

Lenin nel 1922 si ammala e morirà nel 1924 e si scatena la lotta per il potere tra Trockij e Stalin. Stalin è il capo del partito e Trockij dell’esercito. Però il partito comanda l’esercito e quindi vince Stalin che prima mette in minoranza Trockij, poi lo allontana in Siberia, poi lo esilia e poi lo fa uccidere a martellata a Città del Messico nel 1940. Tra i due però era Trockij quello più meritevole e preparato.

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