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Il 1916, per quel che riguarda gli avvenimenti bellici, volse leggermente a favore delle truppe dell'Intesa, che sul fronte occidentale, dove venne profuso il maggior sforzo, riuscirono a contenere con successo la pressione tedesca.
Sulla Mosa, intorno al saliente fortificato di Verdun si combatté praticamente tutto l'anno (dal 21 febbraio al 21 luglio e poi ancora dal 24 ottobre al 18 dicembre) la più aspra e sanguinosa battaglia di tutta la prima guerra mondiale, in un incessante susseguirsi di cannoneggiamenti tedeschi e scontri tra fanterie, che costarono complessivamente ai due eserciti circa 900.000 morti.
Per alleggerire la pressione su Vernun l'Intesa lanciò un'offensiva sulla Somme (giugno-novembre), in cui gli inglesi utilizzarono per a prima volta in modo massiccio i carri armati e vennero effettuati bombardamenti e battaglie aeree, senza tuttavia ottenere nessuna significativa conquista territoriale.
Al largo della penisola dello Jutland si svolse l'unico scontro diretto tra la marina militare inglese e quella tedesca (31 maggio- 1 giugno). I tedeschi vinsero la battaglia, infliggendo perdite superiori ai nemici, tuttavia l'andamento dello scontro rese evidente l'impossibilità da parte tedesca di forzare il blocco navale inglese e conquistare la supremazia sui mari.

Sul fronte orientale l'offensiva russa ( 4 giungo- 15 agosto) comandata dal generale Aleksej Brussilov portò alla riconquista di buona parte della Galizia, ma le difficoltà dei trasporti e l'indisciplina dell'esercito russo non permisero di avanzare più profondamente. La favorevole situazione militare indusse la Romania, che vantava pretese sulla regione asburgica della Transilvania, ad entrare in guerra a fianco dell'Intesa (18 agosto): tuttavia, la reazione delle forze armate tedesche fu fulminea, e tra settembre e dicembre dello stesso anno la Romania fu occupata (Bucarest cadde il 6 dicembre). La pressione dell'Intesa ottenne successi in Africa occidentale, dove la Germania perse tutte le sue colonie, e in Medio Oriente. In quest'area la Turchia, attaccata dai russi e dai nazionalisti armeni, fu infatti costretta a ritirarsi dall'Armenia.
Sul fronte italiano gli avvenimenti si svolsero favorevolmente al nostro esercito. Tra marzo e novembre si combatterono altre cinque battaglie lungo l'Isonzo, intervallate il 15-24 maggio dalla Strafexpedition (spedizione punitiva) austriaca che sfondò le linee italiane in Trentino ma non realizzò l'obbiettivo di dilagare verso la pianura fino a imporre una pace separata all'Italia.
Riconquistate le precedenti posizioni l'esercito italiano ottenne anche un rilevante successo con la conquista di Gorizia (9 agosto). Frattanto, per dare una svolta alle operazioni militari italiane e rinsaldare il morale delle truppe e del paese, il governo Salandra fu sostituito da un ministero di unione nazionale, presieduto da Paolo Boselli, in cui entrarono tutti i partiti favorevoli alla guerra (19 giugno). Il 28 agosto il nuovo governo dichiarò guerra anche alla Germania.

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