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Europa e società segrete

All’inizio del XIX secolo, non è consentito essere contrari o in disaccordo con la monarchia assoluta o con la religione di Stato e nemmeno chiedere l’indipendenza della propria nazione. Tutto ciò può essere fatto soltanto segretamente. Pertanto, per lottare contro la Restaurazione sorgono delle Società segrete: società dei Giovani in Germania (formata da studenti), l’Eteria in Grecia o la Carboneria in Italia.
Tutte queste società segrete avevano un precedente nella Massoneria. Essa era nata nel Settecento, in Scozia, come associazione di reciproco aiuto fra muratori e scalpellini e dalla Scozia si era diffusa in tutto il resto dell’Europa. La Massoneria si ispirava alle idee dell’Illuminismo: ricorreva a dei simboli, era organizzata con una forte gerarchia e praticava la tolleranza. Questi aspetti furono ripresi dalle Società segrete.
Nell’ Ottocento, la polizia controllava molto le società segrete perché sapeva che erano formate da cospiratori, cioè da coloro che preparavo la lotta per l’indipendenza. I carbonari agivano in segreto; addirittura i programmi venivano resi noti ai componenti solo quando essi avevano dato prova di essere affidabili. Questo aspetto costituì un limite perché il popolo veniva tenuto all’oscuro di tutto.
In Italia, la principale società segreta è la Carboneria. Nata a Napoli, essa si diffonde rapidamente nelle maggiori città italiane (Milano, Roma, Torino). I carbonari, organizzati secondo una struttura molto gerarchica, per organizzare in segreto la lotta contro l’Austria, comunicavano fra di loro con un codice, perché se scoperti dalla polizia, venivano incarcerati e rischiavano la morte. Chiedevano una Costituzione ed altre riforme liberali, ma non avevano ben chiaro come avrebbe dovuto essere l’Italia, una volta raggiunta l’unità. Alla Carboneria aderirono borghesi, nobili, artigiani, sacerdoti, ufficiali e soldati che quindici anni prima avevano combattuto a fianco di Napoleone.
A Milano, nel 1818, i patrioti e i liberali avevano creato un periodico “Il Conciliatore” che aveva un orientamento ostile all’Austria; per questo motivo l’Austria lo fece chiudere nel 1819. I collaboratori del giornale non si scoraggiarono e continuarono in modo clandestino la loro attività come società segreta. Nel 1820, la polizia austriaca fece una retata e arrestò Silvio Pellico, Federico Gonfalonieri e Pietro Maroncelli.
Pellico e Maroncelli furono imprigionati nelle carceri di Spielberg in Moravia; fu qui che Pellico scrisse il suo libro Le mie prigioni: pubblicata nel 1832, l’opera ebbe una grande diffusione fra i patrioti, di tutta l’Europa. Si diceva che il libro abbia danneggiato molto l’Austria, più di una battaglia persa perché contribuì a far crescere la ribellione e l’indignazione contro l’oppressore austriaco.
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