Sul piano economico, grazie agli aiuti del piano Marshall l’Europa fu protagonista di una netta ripresa (la produzione già nel 1952 superava i livelli dell’anteguerra). A livello politico, fatta eccezione per Spagna e Portogallo sottoposti ancora a regimi dittatoriali, i Paesi dell’Europa occidentale, dove si affermarono governi di coalizione progressisti (con l’estromissione dei partiti comunisti), si fecero promotori di importanti riforme verso obiettivi democratici.

In Francia, la Quarta Repubblica (1946-59) ebbe la sua nuova Costituzione di stampo democratico-parlamentare. Inoltre i governi di coalizione, succeduti a De Gaulle, procedettero ad importanti riforme sociali (es. nazionalizzazione banche/ferrovie/industrie elettriche/…). Solo nel 1947, a seguito dell’estromissione dei comunisti dai governi, la Francia fu interessata da un periodo di instabilità politica, aggravato dal processo in atto di decolonizzazione.

In Inghilterra, i laburisti, dopo aver vinto le elezioni del 1945, crearono il Welfare State in cui ogni cittadino era assistito dallo Stato per tutta la vita. Tuttavia questa politica sociale raggiunse costi assai alti e al governo si ristabilirono i conservatori, che comunque mantennero molte di quelle riforme.

In Svezia, Norvegia e Danimarca si affermarono al potere i socialdemocratici, promotori di una politica di perequazione fiscale.

La Repubblica federale tedesca tornò in pochi anni ad essere una potenza economica. Adenauer, leader della Democrazia cristiana tedesca (Cdu) divenuto cancelliere nel 1949, si fece propugnatore di una politica antisovietica (es. il Partito comunista fu messo fuori legge, e l’opposizione al governo fu rappresentata dal Partito socialdemocratico).

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