Per favorire la ripresa economica del Paese, che poteva affidarsi solo alle proprie risorse e alle riparazioni imposte alle Nazioni occupate, fu varato nel 1946 il quarto piano quinquennale, che privilegiava l’industria pesante. Nonostante gli enormi sacrifici che comportò per la popolazione, il piano riuscì nel proprio obiettivo tanto da rendere la Russia, seconda potenza industriale del mondo.
Fenomeno che accompagnò la ripresa economica fu certamente l’accentuarsi della repressione stalinista: si accentuò il controllo poliziesco (dato l’aumento dei sospetti di tradimento) e ci fu una seconda ondata di “purghe” (a seguito della secessione della Jugoslavia).

Nei paesi dell’Europa centro orientale (Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia), sorsero dei governi di coalizione che realizzarono importanti riforme agrarie e che nazionalizzarono le industrie. Tuttavia tra il 1947-7 si riaffermarono le democrazie popolari, che determinando la predominanza dei comunisti, finirono col ritrasformare questi Paesi in “satelliti” dell’Urss.

I paesi europei del blocco comunista furono dunque assoggettati all’Urss sia politicamente che economicamente. l’Urss creò infatti, in risposta al piano Marshall, il Comecon (Consiglio di mutua assistenza economica) per coordinare lo sviluppo economico dei Paesi satelliti cui fu imposto il modello sovietico. Di fatto questo piano incrementò lo sviluppo economico ma determinò anche una grave compressione del livello di vita.
La secessione della Jugoslavia sotto Tito (leader della Resistenza), summenzionata, determinò una grave crisi del blocco. L’Urss reagì espellendo gli jugoslavi, bollati come deviazionisti rispetto alla dottrina marxista-leniniana, dal Kominform.

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