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L’età della restaurazione - La situazione psicologica

Psicologicamente, le generazioni che uscivano dalle tempeste dell’ultimo Settecento e del primo Ottocento erano stanche e sfiduciate, armate, cantò Manzoni, contro il secolo precedente; tali generazioni risultavano inoltre diffidenti di fronte ai suoi miti; travolte da una cocente “delusione storica”. Il mito illuministico della Ragione era venuto meno, e la Ragione si era rivelata incapace di dare agli uomini la felicità e la pace, il ritorno allo stato sognato di natura; l’assolutismo illuminato non era stato in grado di condurre a un ordine pacifico di giustizia e benessere; la rivoluzione, che al suo scoppio tanta parte di Europa aveva salutata con esultanza, aveva arrecato stragi, sopraffazioni, per concludere, pareva, con un ritorno all’ordine antico.
Per questo senso di fallimento l’Europa della restaurazione era indotta a rinnegare come ingannatrice e deludente la Ragione, a respingere l’assolutismo illuminato, a diffidare dalle rivoluzioni, a desiderare forme statali e parole d’ordine che le restituissero la sicurezza smarrita: Alfredo de Musset, uno dei tanti scrittori che analizzarono la “malattia del secolo”, parlò di due ferite inferte alla sua generazione: “tutto ciò che era non è più; tutto ciò che sarà non esiste ancora”.

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