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Età Giolittiana

Giovanni Giolitti fu nominato per un anno al governo dopo la caduta di Crispi. Lo ricordiamo per il suo metodo nell’affrontare le situazioni sociali e la sua impronta a queste situazioni non ricorrendo mai all’esercito per sedare i vari scioperi dato che comunque c’è una legge la quale va rispettata a meno che non ci siano esagerazioni nello scioperare come successe nella manifestazione dei fasci. Giolitti usa anche lui il trasformismo ovvero quello stratagemma politico per trovare la maggioranza in modo tale da poter deliberare, degenerando spesso nel clientelismo. Dopo il secondo governo Crispi risale Giolitti per più di 10 anni. Il suo governo rappresenta un momento positivo per lo sviluppo delle industrie, il quale fu inoltre un periodo florido per alcune riforme rivolte al settore sociale e lavorativo e meno florido per quanto riguarda l’economia agricola. Nel sud non ci sarà un decollo dell’agricoltura determinando una forte emigrazione all’esterno e in particolare negli Stati Uniti e Argentina, quindi il periodo del governo Giolitti è caratterizzato da uno sviluppo del fenomeno dell’emigrazione colpendo soprattutto i contadini e gli operai del Sud. Le rimesse degli emigranti erano appunto degli stipendi che i migranti percepivano all’estero i quali venivano mandati alle loro famiglie in Italia contribuendo quindi a muovere l’economia del meridione. Queste rimesse hanno quindi mosso l’economia la quale era stata ferma vista la crisi, nel rapporto domanda offerta.

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