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Per età giolittiana si intende il periodo che va dal 1900 al 1915, caratterizzato da:
• Passaggio dall'Italia del Risorgimento all'Italia industriale
• Momento di massima realizzazione dello Stato Liberale e inizio del suo declino
• Suffragio universale maschile
• Decollo industriale e riforme sociali
• Politica non sempre trasparente (Giolitti utilizzò il sistema del “voto di scambio, cioè, in cambio dell’appoggio, ad elezione avvenuta, elargiva provvedimenti favorevoli alla categoria di persone che lo aveva sostenuto)
• Guerra in Libia
Salvemini ha definito Giolitti “Ministro della malavita". Per Benedetto Croce il governo di Giolitti segnò un periodo felice .Di sicuro le industrie diventarono competitive con il resto del mondo, grazie alla nascita dell’industria idroelettrica che sfruttava i corsi d’acqua presenti nel settentrione (in Italia c’era carenza di ferro e carbone);si incrementarono le acciaierie Terni, nacque l’Ilva a Bagnoli. Nel settore della meccanica oltre all’Ansaldo che già aveva una buona affermazione sorsero importanti aziende come la Brown e la Fiat (1898).Quest’ultima con la guerra di Libia (1911)ebbe ingenti ordinazioni dal governo per veicoli militari. Nel 1912 la Fiat costruì la prima autovettura in serie .Nacquero in quegli anni la Lancia (1906), l’Alfa Romeo (1910), l’Isotta Fraschini (1900)e la Gilera (1909). Si sviluppò anche l’industria agro alimentare (Cirio al Sud). Torino, Milano e Genova formarono il triangolo industriale. Il Sud si trovò in una situazione di svantaggio e molte piccole aziende meridionali andarono in crisi. L’Italia, nonostante ciò, diventò la settima potenza industriale del mondo.

Il 1893 fu caratterizzato dallo scandalo della Banca Romana ( alti esponenti politici furono coinvolti in gravi illeciti) e dal suo fallimento. In seguito fallirono anche il Credito Mobiliare e la Banca Generale. Il governo italiano cercò di far fronte a questa situazione istituendo la Banca d’Italia col compito di liquidare il passivo della Banca Romana e riordinare le emissioni di cartamoneta.
Tra il 1900 e il 1914 emigrarono verso gli Stati Uniti circa 600.000 persone (molti di loro avevano abbandonato le campagne e non trovavano occupazione nelle industrie italiane). Per tutelare gli emigranti, spesso soggetti a “speculatori” e “trafficanti” che si arricchivano alle loro spalle, Giolitti varò nel 1901 la legge generale sull'emigrazione per regolamentare i flussi, stabilire le condizioni d’espatrio e rilasciare i documenti necessari.
Molte furono le riforme sociali volute da Giolitti :
• Fu garantita la libertà di sciopero
• Fu tutelata la maternità
• Fu innalzata l’età lavorativa minima a dodici anni
• Fu introdotto il riposo settimanale
• Fu istituita l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
• Fu istituito il Consiglio Nazionale del lavoro per la mediazione dei conflitti che sorgevano nel mondo del lavoro.
Per diffondere il senso della legalità Giolitti volle la partecipazione attiva alla vita politica. Solo nel 1912 si giunse al varo della riforma in base alla quale era garantito il diritto al voto agli elettori maschi che avevano compiuto 21 anni e che sapevano leggere e scrivere. Gli analfabeti potevano votare solo se avevano prestato il servizio di leva e se avevano compiuto i trent’anni. In questo percorso Giolitti fu ostacolato dalle classi dirigenti settentrionali, dai proprietari terrieri , dai socialisti che erano contrari al diritto di voto per le donne perché ritenute troppo influenzabili dai parroci. Fu istituita l’indennità parlamentare per dare a tutti la possibilità di potersi candidare e assolvere il mandato ricevuto dagli elettori. Importante fu anche la riforma scolastica che trasferì dai Comuni allo Stato l’istruzione elementare. Tra il 1911 e il 1921 il tasso di analfabetismo scese dal 47% al 27%.
Giolitti tentò di coinvolgere i socialisti nel governo ma l’idea si rivelò un insuccesso perché nel 1904 la componente rivoluzionaria prese il sopravvento e proclamò lo sciopero generale. Di conseguenza Giolitti non stipulò più alcun tipo di accordo con i socialisti e cercò un accordo con i cattolici per rendere più forti le basi dello Stato liberale.
L'antisocialismo dei cattolici portò giolitti a stipulare un patto elettorale, chiamato "Patto Gentiloni" (dal nome del presidente dell'Unione Elettorale Cattolica alla Camera)col quale venivano stabiliti alcuni punti:
• Difesa della libertà di associazione e di coscienza
• Opposizione alle proposte di legge svantaggiose per la Chiesa
• La scuola pubblica non doveva intralciare la privata(gestita quasi sempre da religiosi)
• Insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche
• Opposizione al divorzio
Alle elezioni del 1913 (le prime a suffragio universale maschile)grazie a questo accordo i liberali ottennero la maggioranza.

La guerra di Libia

La guerra all'Impero Turco-Ottomano per la conquista della Libia fu imposta a Giolitti dal mondo della finanza (gli industriali già si erano insediati a Tripoli con le loro compagnie di navigazione, le società commerciali e le banche), dai militari, dai cattolici, dagli intellettuali nazionalistici (D'Annunzio e Futuristi), dai socialisti (che volevano uno sbocco per la nostra migrazione. Spinto da queste pressioni, il 28 settembre 1911 Giolitti dichiara guerra alla Turchia. Nel corso della guerra l'Italia conquistò anche le isole greche di Rodi e del Dodecaneso, anch'esse sotto la dominazione turca. La pace fu siglata il 18 ottobre 1912. L'Italia ottenne la Libia e mantenne il possesso delle isole egee fino al 1943.

La caduta di Giolitti

La conquista della Libia non fu sufficiente a rendere Giolitti popolare infatti l'ala più conservatrice del suo partito gli contestava l'eccessiva accondiscendenza verso le rivendicazioni popolari. Intanto nel 1906 nasceva la C.G.L. (Confederazione Generale dei Lavoratori), nel 1910 la Confederazione dell'Industria e dell'Agricoltura. Giolitti si dimise il 10 marzo 1914 e fu sostituito da Antonio Salandra che ebbe un atteggiamento fermo e risoluto nei confronti del movimento operaio. Nelle Marche e in Romagna le agitazioni di piazza ,capeggiate da Benito Mussolini e Pietro Nenni (settimana rossa dal 7 al 13 giugno 1914) furono ben presto sedate dal governo.

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