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Come si svolsero le difese di Roma e di Venezia

I democratici italiani affrontarono le loro prove più alte nelle difese di Roma e di Venezia. La repubblica romana, grazie alla saggia opera di governo del Mazzini, si era imposta all’attenzione generale, ma la sua esistenza era assai precaria, perché si peparavano ad abbatterla per rimettere sul trono Pio IX: l’Austria, la Spagna, la Francia e il Regno di Napoli. Fu decisa la resistenza armata ed accorsero a Roma volontari da ogni parte d’Italia, primo fra tutti Garibldi. Mentre gli austriaci operavano nelle Marche e gli Spagnoli sbarcavano a Terracina, luigi Napoleone, che volle assumersi la parte principale per conquistarsi le simpatie dei clericali francesi, inviò le sue truppe, guidate dal generale Oudinot, direttamente a Roma.
Il 30 aprile dinanzi al Gianicolo la resistenza dei garibaldini costrinse le forze francesi ad una tregua. Intanto Gribaldi con i suoi andava ad affrontare e sconfiggeva a Velletri i napoletani, poi tornava subito a Roma. L’improvvisa anticipata rottura della tregua dell’Oudinot colse di sorpresa i difensori della repubblica romana: questi si batterono con eroismo e caddero in gran numero (Mameli, Manara, Dandolo e molti altri), ma le forze nemiche erano soverchianti e i triumviri ordinarono la cessazione del fuoco. In un nobile proclama ai Romani (5 luglio) Mazzini affermava la sopravvivenza ideale della Repubblica e ripartiva per l’esilio. Garibaldi, dopo un vano tentativo di raggiungere Venezia, s’imbarcò per l’America.

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